Se il mondo cadeva, si disse, lei sarebbe caduta con lui; ma se vi era anche una sola possibilità di tenerlo in piedi, magari pure in un goffo equilibrio, avrebbe speso ogni granello residuo di energia per aiutarlo.
Gli oggetti materiali conoscono riparo e sostituzione ma il corpo non si ripara e quando si spezza è per sempre.
A volte piangeva, a volte rideva, che la vita sa essere buffa anche quando capita una tragedia.
Da bambini, la felicità la si percepisce come una cosa. Un trenino che spunta da una cesta, la pellicola che avvolge una fetta di torta. O magari anche una fotografia che li ritrae al centro della scena, dove non ci sono occhi che per loro. Da grandi si fa tutto più complicato. La felicità è il successo, il lavoro, un uomo o una donna, tutte cose sfumate, laboriose. Quando c'è, e anche quando non c'è, diventa soprattutto questo: una parola.
Sì smarriva nei libri, nelle storie degli altri che fin da bambina le parevano tutte, senza eccezione, migliore della propria. La affascinava ascoltare le vite degli altri, perdersi nei loro racconti.
Anche se passa del tempo, il ricordo di chi abbiamo amato non invecchia. Invecchiamo solo noi.
Sorridi col cuore e non solo con le labbra.
"Vorrei capire come si fa a rendere felici i bambini di essere al mondo."
"Ah, ma quello nessuno lo sa!"
Certe cose complesse come la felicità, più che le parole, le può insegnare l'esempio e la gioia di vivere serve possederla in abbondanza per poterla consegnare a qualcun altro.
I sentimenti possono farsi materia e spesso si incastrano in gola.
Di chi non si sa nulla, non c'è niente da dire.
Un uomo bastava tacerlo per eliminarlo per sempre. Per questo serviva ricordare le storie, parlare con le persone, parlare delle persone. Ascoltare le persone. Anche dialogare con i morti, se fosse servito.
Sì domandò se quei morti richiamati alla vita di qua, in quella di là non si tenessero invece per mano, se non finissero per fare conoscenza tra loro, e dare vita a storie che i vivi ignoravano completamente.
"Valuta le cose con calma e poi decidi, mi fido di te"
"Ma sono io che non mi fido di me"
Forse, pensò, è il dolore che approfondisce e vite
Entrambi sentirono di essersi in qualche modo trovati, come due oggetti per caso avvinghiata sul fondo di una borsa piena di cose.
A parlare con chi non c'è più non si fa nulla di male. Bastava accettare che le mani non toccassero nulla, che lo sforzo di memoria fosse tale da riempire le falle, che la gioia di amare si concentrassero non nel ricevere ma solo nel dare.
Domani, per principio, non è una cosa che c'è.
Il momento in cui si incontravano, iniziò ad apparire a entrambi non come il raccogliersi di due sconosciuti in un punto del mondo per poi raggiungerne un altro, bensì come un ritorno. Era lui che tornava a lei. Era lei che tornava a lui.
Sì rimane genitori anche quando i figli non ci sono più.
Quante cose mette a posto un abbraccio; rimette in sesto anche le ossa.
"Finge di dormire per farsi abbracciare"
"Da sveglia non gli accetta?"
"Sì ma è un po' schiva, come si vergognasse di averne bisogno"
Pensò a quanto spesso, nella realtà, banalità e verità coincidessero.
Convennero che le cose che finiscono per mancare maggiormente delle persone quando se ne vanno, sono proprio le loro fissazioni, le cose ridicole, le cose moleste. Chissà, forse è proprio perché si è faticato all'inizio ad accettarle e non te le dimentichi facilmente.
È come se ogni volta che ti fanno innervosire per qualcosa, tu cercassi di bilanciare con le cose positive che ha quella persona. È un po' come ripetersi ogni volta: io questa persona la amo perché...
L'amore è come la terapia: funziona solo quando ci credi.
Era convinta che prima di morire sia madre si fosse presa il suo intestino e sua figlia un polmone. Per questo, per quanta felicità le si fosse mai posata addosso, avrebbe sempre mangiato e respirato a fatica.
L'abitudine aggiusta ogni cosa, ci si abitua a tutto.
La vita peggiora a stare vicino a qualcosa che si odia così: ci si consuma e non ne vale la pena.
Chiunque abbia vissuto un grande lutto, si domanda a un certo punto cosa sia più difficile tra l'imparare e il disimparare. Adesso era sicura che era il disimparare a creare più resistenza.
Rimaneva aggrappata alla cosa più forte del mondo, la vita che suo malgrado era ancora dentro di lei.
Non solo le cose migliori, ma anche le peggiori hanno una fine.
Per certe cose, se non le si vedeva, non c'era una fine.
Il tempo fa passare certe cose, ma per certe altre invece scava, e se non ci si dà una mossa, poi rimangono i segni.
Le cose ci sono anche quando non le vediamo e le persone che spariscono dal quotidiano non è detto scompaiano del tutto, anzi. Si fanno invisibili ma non per questo muti.
Le prendeva una profonda tristezza ogni volta che sentiva di essere troppo vecchia o troppo stupida per migliorare le cose.
Ad avere paura della vita e della gente, la si rendeva solo meno forte. Prima serviva insegnarle la gioia.
Tra la paura e la fiducia, sceglieva sempre la seconda.
Ecco il suo bello: sapeva lasciare correre il mondo. A differenza sua, non se ne faceva una malattia se le cose non andavano come voleva.
Quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene.
I ricordi sono come le cose, come quel pallone che dopo un anno dallo tsunami, era giunto sulle coste dell' Alaska, a 3000 miglia dall'altro lato dell'Oceano Pacifico: prima o poi tornano a galla.
L'amore non c'entra nulla con la bellezza e la bravura, altrimenti sarebbe una cosa fragilissima, non credi?
Delicata non significa fragile.
Tutti la conosceranno per quella che è, non per quello che è stata.
"Tu parli alla gente ma non sai chi è che ti ascolta. Però arrivi a casa loro e li rendi felici."
"Felici non so, ma di certo si sentono in compagnia"
"E non è la stessa cosa?"
Sopravvalutarsi è sempre uno sbaglio, ma sottovalutarsi è decisamente più grave.
Una volta che cambi direzione alla speranza, quella perde la strada e non è più capace di fare ritorno.
Da lì si irradiava una vita del tutto diversa, che impacchettava definitivamente quella che precedeva. Cartone, aletta che si piega, nastro isolante, tutto a bordo del camion e addio vecchia esistenza.
Anche gli tsunami dovevano esistere per un preciso motivo. Mescolavano il cosmo, così come anche i terremoti, le inondazioni, gli smottamenti e le frane, tutto quanto era un disastro per l'uomo, tutto quanto lo uccideva, lo bruciava, lo affogava o lo disperdeva, salvava l'equilibrio del mondo
Essere amati porta enormi responsabilità, almeno quanto amare in prima persona.
Di gente felice sul serio, completamente, tu ne hai mai incontrata? Io credo di no.
L'amore è una cosa che convince, alla lunga.
Era convinta che le parole che si sentivano o si leggevano, venivano alle persone per caso, ma non senza un intento.
Era un atto di pure fiducia alzare la cornetta e, nonostante il silenzio, parlare.
Anche per le cose belle serviva del tempo.
Il lutto è come qualcosa che si mangia ogni giorno, un panino fatto a piccoli pezzi e ingurgitato con calma. E la digestione è lenta.
...impegnata in quella guerra a priori che era farsi adulta.
Ricordava di averci messo almeno 3 mesi a sentirsi innamorata di sua figlia. E l'aveva partorita lei, aveva avuto 9 mesi per abituarsi all'idea. Figuriamoci cosa sarebbe successo con una creatura che non era sua, nella inevitabile fase in cui ti veniva contro come un ariete.
Tendeva un po' alla tristezza, come se fosse stata concepita inclinata e scivolare fosse parte della sua natura.
Il tempo è una cosa preziosa e, soprattutto, al pari di una soluzione chimica, se dosato male, è in grado di sciupare irrimediabilmente ogni cosa.
In fondo era quanto ci si augurava per tutti, che un posto dove curare il dolore e rimarginarsi la vita, ognuno se lo fabbricasse da sé, in un luogo che ognuno individuava diverso.
La vita consumava, col tempo creava innumerevoli crepe e fragilità. Erano però proprio queste a decidere la storia di ogni persona, a fare venire voglia di andare avanti per vedere cosa sarebbe successo.
Tutto tornava, bastava chiamarlo col giusto nome.
Comprese che l'infelicità aveva sopra le ditate della gioia. Che dente di noi teniamo premute le impronte delle persone che ci hanno insegnato ad amare, a essere felici e infelici. Quelle pochissime persone che ci spiegano come distinguere i sentimenti, e come individuare le zone ibride che ci fanno anche soffrire, ma che ci rendono diversi. Speciali e diversi.
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