lunedì 22 giugno 2026

Frasi dal libro "Marina Bellezza" di Silvia Avallone

 A forza di stare a contatto con i boschi e i sassi, avevano contratto il vizio del silenzio.

La vita che fantasticava poteva trovarsi sempre e soltanto altrove.

A 22 anni suonati  cercava ancora di riscuotere gli arretrati della sua infanzia.

Ci sono cose a cui non si può rimediare; cose che spaccano la vita in due e dopo non si può più tornare indietro.

La bellezza di quei luoghi è terribile perché trascurata, selvatica e sconosciuta a chiunque.

Se suo padre non lo avesse sempre trattato come il figlio venuto male, forse a quest'ora avrebbe capito che era un errore gigantesco quello che stava facendo.

L'ostinazione delle piante a resistere e rigenerarsi.

Il passato era un capitolo chiuso che lei non aveva nessuna intenzione di riaprire.

La rabbia le faceva bene,era pura benzina per la sua determinazione.

Era una ragazza riservata, a tratti schiva. Era quel genere di ragazza che difficilmente si concede distribuzioni, che non si esibisce mai, che preferisce riflettere e osservare tenendosi in disparte. Quel genere di ragazza di cui non sospetteresti mai un'azione avventata o un fondale oscuro.

Ci sono cose che si trascinano in silenzio per decenni, senza che nessuno possa neppure sospettare l'esistenza.

Si diceva che irradiassero una sostanza misteriosa, quelle rocce, una specie di veleno o attrazione negativa che a un certo punto ti impediva di pensare, ti saturava il sangue e i tessuti, ti spingeva a salire, a raggiungerle. Si diceva che fosse per questo che così tanta gente decideva di buttarsi dal ponte della Pistolesa o sa un crepaccio qualsiasi del Cervo, del Sessera o del Mosso. Era una questione di gravità, di chimica, di forza fisica incoercibile e senza nome. Per Andrea, Marina era una di quelle pietre.

Non aveva bisogno di ricordarla, di immaginarla, di toccarla. Gli bastava esistere nel suo stesso luogo. Stare dove lei stava. Il più in silenzio possibile.

Era un uomo della valle, uno di quelli che possono rimanere in silenzio per anni, nella solitudine più completa e ostinarsi in quella stessa posizione, ossessionati dallo stesso pensiero, con il.capo chino e lo sguardo immobile, tali e quali a una montagna.

Non c'era nessun altro luogo, nessun altro corpo. Avrebbe potuto anche piangere adesso. Avrebbe potuto dirle cose molto vere, di cui forse dopo si sarebbe pentito, se solo avesse saputo usare la voce e le parole che leggeva nei libri.Ma la vita è un'altra cosa.

Avvertì un calore bruciare dietro le orecchie in modo così intenso che gli si appannò la vista e gli sembrò addirittura di barcollare. Gli succedeva quando un desiderio veniva troncato di colpo. Aveva sperimentato quella sensazione migliaia di volte. Il termine esatto era frustrazione.

Le parole pronunciate non erano mai come quelle che restano in silenzio, allo stato di pura intenzione, nella propria testa. Era come se, una volta reali, condivise con gli altri, franassero travolgendo tutto il loro significato, trasformandosi nel loro contrario, impoverendo il loro vasto mondo interiore.

Il segreto, l'essere nascosto, il non svelato, era il fondamento naturale della bellezza e il silenzio, la solitudine, erano parte integrante di questo fondamento.

I sentimenti non assomigliano alle rocce calcaree corrose e plasmate dalle intemperie, né ai tessuti vivi dei corpi che si sviluppano fino a una certa soglia e poi cominciano a invecchiare. Non hanno gradazioni, né misure. Siamo noi che abbiamo bisogno di raccontarli e cerchiamo di comprimerli dentro a una storia. Ma i sentimenti non hanno storia.

Tutto ha un prezzo e tutto può essere venduto.

Lo guardava con ostilità, con rancore. Quel genere di rancore che hanno le persone ferite e rimaste illese solo in superficie.

A che razza di pensieri ci si riduce, quando si passa così tanto tempo fa soli.

Lei era una distesa pietrosa e arida, che genera miraggi. Disseminata di pagliuzze, raramente di pepite di più e un grammo.

Quando una cosa non va è perché non deve andare. È inutile che ti ci ostini.

Diventare adulti significa saper distinguere la realtà dal desiderio. Saper rinunciare, all' occorrenza, al desiderio. Saperlo nominare, ridimensionare.

L'eroe nasce sempre in svantaggio, sennò che eroe sarebbe?

Il futuro è la strada sterrata che non ti aspetti.

Il punto focale di tutto era la terra. Quella fatta di zolle, quella che abbiamo sotto i piedi. Tu non puoi avere una stalla, del bestiame, un'azienda, se non hai la terra necessaria ad alimentare tutto questo. Senza terra non c'è niente, questo è il nodo. Vale per l'Unione Europea e vale per la vita. Devi poter cadere sempre da qualche parte.

Bisogna sempre essere in credito nella vita. Accumulare crediti fino a raggiungere la posizione che tutti invidiano: quella di chi riscuote, di chi tiene gli altri per le palle.

L'unica cosa di cui era capace, era ricordare.

Io voglio vedere esattamente dove comincia il cielo e dove finisce la terra. Voglio sentirmi addosso la libertà.

Se la strada normale non è più percorribile, tanto vale lanciarsi nelle imprese folli.

Da un certo punto della vita in poi, aveva convissuto con i fantasmi. Se li era trascinati dietro come macigni. Amati e odiato. Due assenze contrastanti che gli riempivano i silenzi e le notti prima di addormentarsi. E non c'era modo di sconfiggerli, di liberarsi di loro.

Una battaglia per volta: è così che si vince una guerra.

Io non voglio diventare famoso, non voglio vivere con l'assillo di essere più o meno degli altri. Quella vita lì è un inferno. Io voglio essere invisibile. Non voglio lasciare traccia, voglio solo svegliarmi la mattina e stare bene.

Come tutte le anime candide, era un'acquacheta . Nascondeva con cura gli artigli sotto il paravento dell'educazione.

Conosceva quel sentimento di impotenza, di resa, nei confronti di una famiglia che ti ha messo al mondo ma ti ha anche rovinato la vita. E tu non hai nessuna colpa per quel, eppure sei colpevole lo stesso.

Quello che più la faceva soffrire in quel momento, il dolore che le impediva perfino di piangere, era essersi scoperta capace di fare male, così male, a un'altra persona.

Si riconobbero, per quello che erano, per quello che erano stati.

Le parole esistono, esistono per essere usate, per farci sbagliare, per farci cadere.

Cos'è l'inizio di qualcosa? È come la fine. È lo stesso dolore, la stessa ignoranza, l'essere in balia di forze che eccedono di gran lunga la tua immaginazione.

Tra meno di un mese sarebbero arrivate le mucche. I loro larghi occhi bruni, espressione di un altro paradiso, il solo possibile. Mungendo, pascolando, informando il fieno, avrebbe dimenticato la deriva, sarebbe tornato alla verità delle cose, avrebbe accettato che i lupi, i cervi e le volpi non si possono catturare.

Le catastrofi non arrivano mai quando te le aspetti, ma sempre il giorno dopo, quando sei indifeso, sereno, tranquillo e l'ultimo tuo pensiero è che il mondo stia per crollarti addosso.

Erano semplicemente un ragazzo e una ragazza normali, senza passato e senza futuro, che si godevano la leggerezza del presente.

Le parentesi, a volte, sono gli unici momenti della vita in cui è concesso apprezzare il mondo che ti circonda.

Domani: la parola più fragile e ingannevole dell'intero dizionario italiano.

Perché le cose sarebbero dovute andare male? Perché non è così semplice. Perché la vita non è in tuo potere. E soprattutto perché le colpe degli altri, e in particolare dei genitori, ricadono sempre e comunque sui figli.

Il mondo là fuori è un covo di vipere e tu ti devi difendere. Devi essere tu a dettare le regole, non gli altri. Le palle, sempre, mi raccomando.

È proprio quando abbassi le difese che ti attaccano. Appena sei disarmato, è allora che ti azzannano alla nuca.

"Ti prego. Non ho altri che te".
Ah. E lei chi aveva, invece? Lei si chi poteva contare? Su nessuno, sul deserto totale, su Ground Zero.

Tenere unita una famiglia: un'impresa impossibile.

Era riuscito a levigare i sentimenti fino a renderli oggetti innocui, cavi al loro interno come gusci. Aveva disimparato a parlare e a desiderare.

Nella stalla niente si crea e niente si distrugge. Ogni cosa appartiene a un ciclo ininterrotto senza fratture e senza ferite: il fieno tornerà a essere concime e il concime latte. Dalla vita si torna alla vita. In quel piccolo avamposto fra i campi non esistevano eventi irreversibili. Nulla poteva morire davvero completamente, ma solo diventare qualcos'altro.

Il guadagno non è in denaro, il guadagno è vedere i clienti che tornano perché il tuo burro, la tua toma, i prodotti che hai fatto con le tue mani, sono più buoni che altrove. È aspettare la nascita di un vitello, è imparare a leggere sulla a superficie del cielo anche il più impercettibile sintomo delle stagioni, e accordare il ritmo del tuo corpo a quello della terra, la tua libertà alla sua.

Le festività servono a questo: a farti sentire, forte e chiara, l'assenza delle persone a cui tieni.

Quello che rendeva felice lui, riusciva a rendere felice anche lei.

Esisteva dentro di lui, come un tarlo feroce che continuava a scavarlo, come un ammasso di silenzio, come una prigione interna che gli impediva qualsiasi tenerezza, qualsiasi gesto umano. Lei era ovunque. E più era assente, più lui si rifiutava di parlarne, più la negava e faceva e faceva di tutto per nasconderla a se stesso, più lei diventava enorme.

Era questo che non riusciva a sopportare: che una stronzetta viziata, ignorante ed egocentrica potesse avere tanto potere e tanto successo.

Lei era un insediamento che andava smantellato pezzo per pezzo, un avamposto da demolire, una roccaforte di coloni che non aveva più il diritto di occupare la sua terra.

Lei continuava ad esistere. Era questo che non riusciva ad accettare: che lei respirasser, si muovesse, scherzasse lontano da qui . Tutto il suo corpo si ribellava all'ipotesi di quel film sconosciuto: la vita di Marina senza di lui.

Aveva vissuto come una bomba sepolta della Prima Guerra Mondiale, come un ordigno dimenticato da decenni che un giorno viene sfiorato per sbaglio da un bambino e deflagra, aprendo un cratere.

È incredibile come, negli istanti di disperazione, si possa chiedere aiuto alle persone sbagliate.

Perché te li trovi tutti falliti? Perché non sei capace di prenderti un uomo decente, spiegamelo!

Come qualsiasi animale braccato dal pericolo, teneva i sensi all'erta e provava dentro di sé la forza prodigiosa che impone, a qualsiasi costo, la sopravvivenza.

Era tutto quello che gli rimaneva di lei: un nome, un suono vuoto.

Non è vero che l'unica cosa che conta è dove uno riesce ad arrivare. È vero il contrario: importa solo da dove uno proviene.



Finita la novità, finito il divertimento.
Non importa da dove uno proviene, conta solo dove riesce ad arrivare.

Perché lei era quella bambina che non riusciva mai a spegnere le candeline, quella triste il giorno del suo compleanno, quella che non meritava niente.

Era tardi ormai. Avevano tutti troppo da farsi perdonare.

"Dove stai andando?"
"Non lo so. A fanculo, probabilmente".

Era sul serio imbruttita, fragile, contaminata. Come se il dolore, affiorato in superficie, le avesse intorpidito i lineamenti, la pelle e lo sguardo.

Siamo la stessa cosa. Io e te siamo la stessa identica cosa.

Le persone non cambiano perché non possono cambiare. Le persone come lei non appartengono a nessuno, perché non riescono ad appartenere nemmeno a loro stesse.

Aveva buttato via la sua vita  Era arrivata fino a Milano, fino a Roma. Avrebbe potuto vincere, costruirsi una carriera, diventare qualcuno. Invece, un attimo prima, si era fermata ed era tornata indietro. Aveva barattato un futuro di successo, di libertà, di soldi, con il futuro qualsiasi di una donna qualsiasi che non è mai uscita dalla provincia.

C'era una parte di lei che per esistere aveva bisogno di un pubblico, di un riflettore puntato addosso e di sentire lo scroscio degli applausi. Ma c'era anche un'altra parte: destinata a rimanere sconosciuta per sempre, che mentre correva in mezzo alle risaie e alla nebbia si sentiva quasi liberata, provava un'oscura felicità nel buio di questa desolazione.

Tu passi da un'esagerazione all'altra. Tu giochi. Tu fai le cose così: perché ti va di farle. Non ti interessano le conseguenze, non ti interessano gli altri. A te piace la novità e dopo tre giorni ti stufi.

Lei era bella e basta. Non c'era altro all' infuori di questo, non era rimasto nient'altro che cui valesse la pena combattere e rovinarsi. Niente, eccetto la sua bellezza.

Il male non ti rende migliore, anzi, ti peggiora e basta. È una stronzata che se soffri, allora cresci. Se soffri, ti incazzi e ti viene voglia di vendicarti, tutto qui.

Tu ragioni sempre in termini di vittoria o di sconfitta, è sempre una gara a chi arriva primo, per te. Ma in realtà non è mai così semplice. Non si tratta di arrivare primi o ultimi. La vita funziona diversamente.

Una come Marina non poteva avere delle amiche. Una come Marina poteva solo distruggere tutto, inclusa se stessa.

Ho sempre avuto paura di perdere, perché alla fine ho sempre perso.

La libertà non è una cosa positiva, è una cosa che ti fa un male cane.

Non ho paura di perdere la terra sotto i piedi perché tanto nessuno mi risarcirà mai per quello che ho passato. Io sono sopravvissuta. 

Erano più forti loro. Più forti dei loro genitori che non erano stati capaci di renderli felici né adulti. Erano sopravvissuti. Erano capaci di stare in piedi anche in un mondo diroccato, abbandonato, depravato. Erano due eroi.

Diventare adulti significava accettare l'evidenza delle cose, vederle come sono alla luce del sole, mondate da ogni oscura fantasia.

Non si erano scelti, né cercati, né voluti. Però erano fratelli.

Non poteva trascinarsi dietro il passato come un peso, come un cadavere, come un sacrificio che doveva scontare.

Una delusione immane, perché odiarlo non era servito a niente. E perdonarlo era impossibile.

Chi l'ha detto che le soluzioni esistono? Chi l'ha detto che devi per forza vincere? E vincere che cosa? Ottenere che cosa?

Ha detto che è nato per deludere. Comunque nessuno nasce per deludere, secondo me.

... un'abitudine a resistere in qualsiasi circostanza, ad adattarsi all'imperfezione della vita. Perché l'imperfezione della vita e il cuore della vita stessa.

La vita è anche capace di perfezioni, poche e rare. A volte ne concede una sola. 








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