lunedì 2 luglio 2018

Frasi dal libro "Il sonno perduto" di Alessia Bogi

Non ti conosco ma ogni parola che esce dalla tua bocca è stata fino ad oggi quello che avrei voluto sentirmi dire e ogni gesto che mi hai rivolto è stato quello che avrei voluto vederti fare.
E quello che non potrò mai conoscere di te,nessuno potrà impedirmi di immaginarlo.

Portavo dentro un sentimento implosivo che non poteva venire fuori.
Che dovevo tenere nascosto ad ogni costo per non far male a nessuno.
Per non intaccare quella pace che era sempre regnata,troppo silenziosa,fra me e mio marito.

Mi sentivo fuori dal mondo,una scema tra tanti normali.

Eccolo il mio matrimonio:un bel copione da leggere bene con il tono giusto in ogni giorno-spettacolo.
Più il pubblico è attento,più il tono ha la sua importanza.

Lui era ancora un pensiero fisso ma stavo imparando a conviverci.

Non era importante cosa fare,dove e perchè.
L'unica cosa veramente importante era avere l'opportunità di trascorrere del tempo insieme.
Non importava come.
Era importante insieme.

Mi stava parlando delle sue esperienze che non avevano niente di straordinario ma erano le sue e io non desideravo ascoltare altro.

Eravamo felice e questa gioia si rifletteva in ogni parola,in ogni piccolo gesto e in tutto ciò che ci stava circondando.

Ognuno di noi ha sempre pronto un desiderio da esprimere.
Io in quella notte non ne avevo nessuno e dopo quella notte il mio unico desiderio sarebbe rimasto quello di riviverla tra quelle braccia.

Con questi pensieri mi addormentai senza nessuna opportunità di sogno perchè il mio lo stavo vivendo.

Mi rassegnai a non cercarlo.

Avevo capito che si trattava di una sogno ma non avevo pensato al risveglio.
Ora era impossibile non pensarci.
Mi ero svegliata e mi aspettava di nuovo la mia vita,che ricominciava in quella schifosa giornata di sole.

I miei stati d'animo si erano tanto gonfiati da esplodere in un pianto che mi scaldò il viso e mi ghiacciò anima e corpo.

La rabbia aveva lasciato il posto alla tristezza.

I sogni non sono le esperienze che facciamo dormendo,ma i momenti in cui riusciamo a vivere come vorremmo che fosse per sempre.

Non me ne sono andato per sempre.
Sono semplicemente partito,nell'attesa di ritornare e nella speranza di vederti arrivare.


"Il sonno perduto" Alessia Bogi (2003)




LA TRAMA:
Una ragazza troppo giovane sposata con un uomo troppo più grande di lei, quasi un "marito padre".
Una vacanza studio a Manchester.
L'incontro con un affascinante professore inglese.
E il sonno perduto.

IL MIO GIUDIZIO:
Opera prima, e credo unica, di una giovane autrice toscana, quasi totalmente sconosciuta.
L'ho scoperta grazie a un mio collega che, saputo della mia passione per la lettura e del mio blog di recensioni, qualche mattina fa, si è presentato al lavoro con questo libriccino, scritto una quindicina di anni fa da una sua ex compagna di scuola.

Un racconto breve, di poche decine di pagine, che si divora nel giro di un'ora, ma scorrevole ed interresante.

Narra la storia di Andreia, studentessa ventenne di Belle Arti, con la testa un pò fra le nuvole ed un certo malessere nel petto, a cui neanche lei riesce a dare un nome.

Nonostante la giovanissima età è già sposata da un paio di anni con Carlo, trentenne pratico e paterno che, al contrario di lei, la testa ce l'ha ben piantata sulle spalle.

Nell'Agosto del 1997, proprio in concomitanza con l'incidente che costerà la vita alla principessa Diana d'Inghilterra, Andreia parte per una vacanza studio a Manchester dove, oltre alla testa, perderà anche il sonno per John, un affascinante professore più vicino ai 40 che ai 30.

Un amore platonico e solo immaginato, il suo, il cui ricordo l'accompagnerà però anche una volta rientrata in casa, portandola a riflettere sulla sua vita e sul suo rapporto con Carlo.

Fino a quando John la contatterà, informandola che si trova per qualche giorno in Italia, a Firenze per la precisione, è invitandola a trascorrere del tempo insieme...

Scitto in prima persona, con uno stile semplice e scorrevole, l'autrice riesce a descrive con enfasi e precisione i turbamenti che scombussolano l'animo, il cuore e la mente della protagonista.

L'euforia dell'innamoramento e per il ritorno ad un'adolescenza forse mai pienamente vissuta,
il senso di colpa per il tradimento verso il consorte e l'angoscia del non poter esternare in alcuno modo i suoi sentimenti e i suoi stati d'animo, del dover implodere e fingere con parenti ed amici di essere la stessa di sempre.

E un sogno che, pur restando un sogno, qualche volta e solo per poco tempo, si può trasformare in realtà.

Perchè la felicità è fatta di attimi effimeri e caduchi che, però, sebbene non possiamo trattenere,
sarebbe stupido non vivere ed assaporare fino in fondo.
E, sapendo che non sono destinati a durare, li possiamo gustare ancora di più.



IL MIO VOTO:
Un'opera prima che mette in luce le sfaccettature e la complessità dei sentimenti.
Molto carino.

LA SCRITTRICE:
Non sono presenti foto dell'autrice.

domenica 1 luglio 2018

Frasi dal libro "Acciaio" di Silvia Avallone

Perchè,in certi ambienti,per una ragazza,conta solo essere bella.
E se sei una sfigata,non fai vita.
Se i ragazzi non scrivono sui piloni del cortile il tuo nome e non ti infilano i bigliettini sotto la porta,
non sei nessuno.
A 13 anni vuoi già morire.

Le parole non servono a niente.
Fanno litigare,il più delle volte.

"Perchè non siamo uguali?"
"Perchè siamo diverse.Però siamo uguali"

Non riusciva a sognare.
Non ne aveva la forza.

Era innamorato perso,come non lo sarebbe stato mai più in tutta la sua vita.
Prima di diventare lo stronzo che tutti conoscono,prendendo il suo viso tra le mani,era stato sul punto di piangere.

In tutto il mondo c'era un unico luogo in cui stava bene davvero.
E quel luogo era Anna.

Capiterà,un giorno,che tutte e 2 ci fidanzeremo.
E faremo l'amore con i nostri fidanzati.
E passeremo molto tempo con loro e andremo in discoteca,mano nella mano,e poi ci sposeramo e faremo molti figli.
Io andrò a studiare lontano,tu vincerai Miss Italia e,per forza di cose, magari per un certo tempo,ci divideremo.
Potrà capitare.
Dovrà capitare.
Ma non saremo mai veramente divise.
Non possiamo perderci,capito?
Siamo diverse,ma siamo una cosa sola.
Siamo sorelle.

Non è giusto che la nostra vita sia rovinata da degli stronzi!

C'è una bella differenza tra la realtà e le stronzate.

Ci sono cose che non decidi tu.
Che decide il capitalismo mondiale,la storia e la Repubblica al posto tuo.
E poi ci sono cose che decidi tu.
Che dipendono soltanto da te.
E'quello che fai, quello che hai scelto di essere.
Infine ci sono le cose che non decide nessuno.
Come adesso che sto qui sotto le lenzuola,con quest'uomo che mi ha sempre fatta dannare e io lo abbraccio e mi sento a casa.

Odiava il tempo perchè metteva distanza fra loro.

Devi dire quella parola.
La devi pronunciare intera,prima il pronome poi il verbo.
Altrimenti muori.

Non è successo niente.
Però adesso,nel segreto della sua stanza,poteva anche ritrovare,rivivere e nominare quel niente.
Perchè quel niente era successo.

Non era tipo da combattere.
Non ci teneva a conquistare il mondo.
Era diversa dalle ragazza di quartiere.
Dalle ragazza in generale.
E si era arresa da sempre.
Lei questo mondo non lo amava.
Però amava Anna.

"Dove abiti?"
"Da solo,qui vicino"
"E perchè da solo?"
"Perchè mi piace stare solo"

Si chiedeva se potesse davvero sopportare un'intera vita così:senza essere nè A nè B.

...le tante cose perdute,che forse non erano perdute davvero.

Appoggiò appena la bocca alla sua bocca.
Era bello sentire il fiato caldo nel suo.
Era bello sentire il velo di saliva umida che le bagnava le labbra.
Era bello.
E niente e nessuno poteva farci qualcosa.

...e già cominciava ad avvertire quella sensazione strana che è scoprirsi improvvisamente soli.

Anche se il mondo intero era ingiusto,per la prima volta capiva che questa non poteva essere una giustificazione.

Poi sorrise.
E quel sorriso era talmente bello,felice,incredulo,infantile che lei sorrise a sua volta.
E le sembrò che tutti quegli anni non avessero significato niente.

Ti rendi conto di quello che ti sta capitando?
C'è gente che una cosa del genere non gli è mai successa in tutta la vita.

Erano soli.
Erano 2 disgraziati.
Erano soli e disgraziati.
Ma insieme.
Come sempre.

Non era cattivo,era pesante.

"Ti manca l'iniziativa,ti manca la voglia di rischiare..."
Quello che gli mancava,e gli mancava da morire,in realtà,era Elena.

Io e te non siamo uguali,mettiti l'anima in pace.
Mi piace farmi inculare ma non mi piace inculare gli altri.

La legge non era una motivazione sufficiente.
Un decreto del governo non ha senso se la realtà è un'altra.

Non basta fare un buco in una rete e infilarci dentro la testa per avere una vita diversa.

Videro un grattacielo che veniva giù.
Veniva giù come la colonna di sabbia dentro la clessidra.
E poi veniva giù anche l'altro grattacielo.
Tutto giù al grado zero.
Qualcuno cominciò a gridare.
A gridare di meraviglia e di stupore.
Ma era una cosa assurda,dall'altra parte dell'oceano e del mondo.
Forse era proprio fuori dal mondo.

La ripetizione dello straordinario ha qualcosa di incomprensibile.

Eea un fatto che non era un fatto.
Era un film.
Fissando per l'ennesima volta i giganti di cemento crollare nel cuore di Manhattan,sentì che c'era la Storia.
La Storia che è una cosa smisurata e incomprensibile,eppure lei ne faceva parte.

Stare separate non aveva senso.
Anna e Francesca,ognuna nel suo letto,non potevano fare a meno di pensarsi e di avere la voglia di vedersi.
E di odiarsi anche un pò.

C'è una parte giusta e una sbagliata.
E continuare a fare finta di niente è la parte sbagliata.

E'un attimo scivolare dalla via dritta in una tutta storta.

Tu sei convinto che devi avere di più e invece capita che hai di meno.

Perchè non vuoi stare con me? Perchè ti vuoi così male?

Non è qualcosa che perdi.
E'qualcosa che perde te.

Dov'era finita?
Dove finiscono le cose che perdi?


"Acciaio" Silvia Avallone (2010)




LA TRAMA:
Nei casermoni di Via Stalingrado a Piombino avere 14 anni è difficile.
E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina.
Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte.
Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative:
o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppuri sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno.
Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare.
Ma la vita è feroce e non si piega.
Scorre immobile senza vie d'uscita.
Poi, un giorno, arriva l'amore.
Però arriva male.
Le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invicibile fra Anna e Francesca si incrina, sanguina e comincia a far male.





IL MIO GIUDIZIO:
Nell'estate che precede il giorno che cambierà per sempre il corso della Storia, l'11 Settembre 2001, 
in una piccola e squallida cittadina di periferia della Val di Cornia,
fra la tossica acciaieria "Lucchini S.P.A." e il mare inquinato di Piombino,
sbocciano due fiori: Anna e Francesca.

Anna e Francesca, una mora e l'altra bionda.
Due tredicenni belle da togliere il fiato.
Belle di una bellezza tanto delicata quanto aggressiva, che usano con strafottenza, come arma per raggiungere i propri scopi.
Come se essere avvenenti fosse un merito e non un casuale dono di madre natura.
Una bellezza che sbattono in faccia a chiunque, forse perchè non hanno nient'altro da offrire se non la loro esteriorità.

Anna e Francesca, cresciute entrambe in un contesto familiare difficile,
formano un microcosmo a sè stante.
Narcisiste, egocentriche, anaffettive, superficiali, materialiste ed esibizioniste, 
si sono trovate, riconosciute e scelte, lasciando fuori il resto del mondo.
Un'amicizia intima e totalizzante, ai limiti del morboso.
Un'amicizia che trascende nell'amore.
Amore che solo l'una per l'altra sanno provare.

E, intorno a loro, ma lontani da loro, le loro famiglie, i vicini di casa, i compaesani,
tutti alle prese con un'esistenza da portare in qualche modo avanti, alla meno peggio, 
fra botte ed umiliazioni; sfiancandosi di fatica in fabbrica o dedicandosi ad attività al limite della legalità, per non dire proprio illegali;
fra una canna e un tiro di coca;
una corsa sfrenata in macchina, con la musica a palla, o una serata trasgressiva al "Gilda" di Follonica.

Un romanzo crudo,che racconta con estremo realismo e senza mezzi termini, il degrado e la miseria di chi vive ai margini della società.

Ma anche una storia di amicizia,amore e morte.

Scritto con uno stile semplice e fresco, opera prima di un'autrice all'epoca poco più che ventenne, 
"Acciaio" è una lettura piacevole, che coinvolge ed avvince,
che ti porta a calarti completamente nelle vicende di Via Stalingrado,
ad emozionarti, a soffrire e a gioire, ma anche ad arrabbiarti, insieme ai protagonisti della storia.

Con un finale al cardiopalma, dove si intuisce che qualcosa sta per accadere,
ma non si sa cosa e soprattutto a chi.

Ed un epilogo dolce e amaro, proprio come lo è la vita.


IL MIO VOTO:
Un romanzo crudo ma avvincente.
Una storia di amicizia,amore e morte.
Assolutamente consigliato.

LA SCRITTRICE:



lunedì 25 giugno 2018

Frasi dal libro "L'equilibrio della lucertola" di Giovanni Allevi

Voglio inseguire la folle idea che ritrovare l'equilibrio del mio corpo porti con sè un riassestamento di tutte le altre sfere.
Potrei anche arrivare alla conclusione opposta,ossia che sia un bene aver perso l'equilibrio.
Forse non l'ho mai avuto.

Il pensiero apre la porta al sentire,alle percezioni che si fanno più acute e raffinate.

L'esercizio per azzerare il movimento.
Il non pensare per riprendere a pensare.

Non si può piegare la musica ad altri fini,perchè lei è il fine.

A tutti è data la possibilità di osare.
Di mandare in frantumi schemi troppo rigidi.
Di lasciar fluire l'immaginazione.

Solo io ho perso l'equilibrio?
Da quanto tempo mi trovo in questa situazione interiore?
Cosa è in realtà l'equilibrio?
E' una parola antichissima che indica il raggiungimento di una stasi tra forze contrapposte.
Mi chiedo allora quali siano le forze contrapposte che si contendono la mia anima,tanto da gettarmi nella continua sensazione di precarietà.
Quali sono gli opposti tra cui continua senza sosta a oscillare il pendolo della mia vita?

...quel lampo di disorganizzazione interiore celato negli occhi che ho imparato a riconoscere e ad amare.

Tutti,prima o poi,si sporgono dalla balaustra della vita,chi più chi meno,ognuno nel proprio campo.
A tutti è data la possibilità di osare,di lasciar fluire l'immaginazione là dove la realtà,con la sua durezza,mortifica l'incomprensibile scintilla che è in ognuno di noi.

Giunge un momento in cui dobbiamo decidere di osservarci dall'esterno per scoprire le forze opposte che si contendono la nostra esistenza.
Staccarci dal mondo e chiuderci nel silenzio,per far parlare la nostra voce interiore.
In Natura la legge più importante è l'equilibrio e l'uomo è l'unico essere capace di perderlo.

Sono diventato asociale:ho bisogno di isolarmi.
Ho urgente bisogno di poter essere totalmente me stesso,di ritrovare il mio equilibrio e di non rendere conto a nessuno.
Ogni secondo che possiamo dedicare a noi stessi è più prezioso di qualsiasi bene materiale.
La vera ricchezza non data dal possedere ville e macchine potenti,ma dal tempo che abbiamo a disposizione.

La verità è che il mondo mi fa paura,con i suoi impegni,le relazioni,la spinta a realizzare per forza qualcosa,l'idea che ciò che facciamo non basta mai.
E'un mondo che ci osserva,ci giudica e non concede pause,dove è perenne il confronto con stereotipi irraggiungibili.

Noi comprendiamo il motivo della tua disperazione.
Ma piuttosto di combatterla o evitarla accettala e fanne tesoro.
Sentirsi sbilanciati verso il mondo dell'immaginazione a sfavore del reale,
verso l'isolamento e il silenzio a sfavore della folla e del contatto sociale,
verso la rottura delle regole a sfavore della conservazione dello status quo.
pur essendo una condizione straniante e dolorosa,può essere la grande occasione per maturare una nuova consapevolezza.
Regole! Regole! Regole!
Poi arriva la fantasia e se ne sbarazza.

Non a tutti è dato comprendere che si può fare del male anche a ciò che si ama,se lo si tiene chiuso in gabbia.


Uno spettacolo straordinario:il mondo visto da chi è passato attraverso il buio della disperazione.

In fondo,tutti siamo convinti di essere simmetrici,di possedere una intrinseca armonia.
E invece no:abbiamo il nostro piede dominante,il nostro occhio dominante e credo che l'asimmetria possa estendersi aanche al modo di agire e di sentire.
Per quanto la simmetria rappresenti la perfezione,essa porta con sè l'idea dell'immobilità,mentre è dall'asimmetria che nascono il movimento,l'incompiutezza e dunque la vita.
Dall'asimmetria proviene la vita,nell'universo che conosciamo,non dalla statica bellezza.
E'davvero sublime come Dio possa aver creato un mondo così instabilmente stabile.

Penso che un'azione asimmetrica sia quel movimento che delude le aspettative.
Che,partendo da premesse certe,raggiunge esiti imprevisti e sorprendenti.
Tutta la mia esistenza,tutta la mia vita artistica,è la storia di una voce fuori dal coro.
Di una mente sbilenca che ha intrapreso,solitaria,una strada imprevista,scegliendo la precarietà invece della certezza.

Se è vero che esiste la statica bellezza della perfezione,voglio pensare che esista però anche un'altra bellezza,quella che affiora dallo sguardo e dai gesti di persone inquiete,possedute da un'anima sfavillante.
E' sempre il duende,quell'inquietudine in fondo al cuore,ad accendere un'anima sfavillante,a farti alzare e ballare.

Perchè il sacro fuoco,quando ti pervade,non ti lascia più.

La vera bellezza la riconosco anche in tutti coloro che vanno controcorrente,derisi e incompresi a causa di sogni troppo grandi da inseguire.
Spesso dalle loro mani emana un'opera troppo difficile da capire,mentre il loro esempio destabilizza e costringe a un continuo ripensamento delle proprie certezze.
La vedo,infine,in tutti coloro che,dopo aver attraversato l'inferno,invece di indurire il proprio cuore,riescono ad accettare l'imperfezione,a riconoscere l'atavica matrice e proteggerla,in sè e negli altri.
La vita umana è un istante imperfetto.

Io mi limito ad ascoltare:è la mia facoltà preponderante in sede di contatto sociale.

Provati dalle difficoltà della vita,indossiamo una corazza che,nonostante ci protegga,comporta un prezzo molto alto.
E se per un attimo abbandonassimo anche noi ogni difesa?
Se per un istante io mi liberassi dell'enorme sforzo di continuare a dimostrare chi e cosa sono?
Se solo per un minut accettassi di essere come i bimbi,in preda al sogno senza l'ansia di doverlo realizzare?

Per raggiungere l'equilibrio ci vuole coraggio.
Per essere coraggiosi è necessario mettere a repentaglio la propria sicurezza,compiere un salto verso le proprie paure,per scoprire nuove possibilità.
Non serve essere fisicamente prestanti o avere della forza:si può essere coraggiosi con l'intelletto,con il silenzio.
Si può avere il coraggio di non rispondere a una provocazione.
Il coraggio di non agire.
E' semplice cercare il successo nel consenso,in azioni che soddisfano le aspettative del proprio tempo.
Molto più arduo è andare oltre,pensando a un bene futuro più grande,con il rischio dell'incomprensibilità.
Abbiamo tutti un dovere:
andare controcorrente,alzare sempre l'asticella,non accontentarci mai ciò che funziona,dare sempre di più.


Perchè,nonostante i traguardi raggiunti nella mia vita,sono preso da un angosciante senso di inutilità e di inadeguatezza,tanto da non riuscire a gioire di quanto ottenuto?

Ogni creatura ha la sua ragione d'essere.
Smetti di confrontarti al mondo e concentrati sull'unicità che caratterizza ogni persona e cosa esistente.

Chi ha detto che ricordare tutto sia un bene?

La musica: tutto l'amore del mondo nelle mie dita.

Il vero coraggio sta nell'accettare il proprio destino,non nel porvi fine.


"Ho paura di cadere"
"No,hai paura di abbandonare qualcosa.
Cosa cerchi di trattenere?
Quale enorme fardello continui a sostenere,tanto enorme da impederti l'equilibrio?
Non devi trattenere.
Non devi respingere.
Non devi scacciare le tue paure.
Devi accoglierle una volta per tutte."
"Ho paura di perdere me stesso,quello che ho costruito,l'immagine che gli altri hanno di me.
Eppure,come sarebbe bello non essere più nulla,liberarmi di questo sforzo,essere me stesso punto e basta,essere leggero come una nuvola!"

Ora ho raggiunto l'equilibrio.
Ora che finalmente ho imparato a perderlo.


"L'equilibrio della lucertola" Giovanni Allevi (2018)





LA TRAMA:
Un giorno, all'improvviso, Giovanni perde l'equilibrio.
Si sente vacillare, smarrito nello spazio e non riesce nemmeno per pochi secondi a restare su un piede solo.
Comincia un percorso che spera possa riportarlo al centro di se stesso.
Tenta di risolvere il problema di equilibrio con una sequenza di esercizi mattutini, sulla veranda, annotandone i significati filosofici.
Distaccato da tutto e da tutti, su un'isola remota, pratica ogni giorno la corsa, per riflettere e guardarsi dentro.
E proprio questa è l'occasione per un incontro strano, quello con una lucertola che vive sull'isola.
E'vero che gli parla o è un inganno della sua mente?
Di certo, con l'aiuto delle sue criptiche risposte, Giovani scoprirà nuove verità:
non solo sull'equilibrio ma sulla simmetria, sulla bellezza e sul proprio posto nel mondo.
Un apologo intenso e lieve, dedicato a tutti coloro che, di tanto in tanto, si sentono vacillare e hanno paura di cadere.
Una facola che come la musica parla direttamente al cuore, per risvegliare una capacità che tutti abbiamo dentro:
ascoltare noi stessi e rigenerarci.







IL MIO GIUDIZIO:
Ho letto questo libro sicuramente attratta dal titolo, ma soprattutto dall'autore:
amo Giovanni Allevi, sia come musicita e soprattutto come uomo.
Adoro la sua estrema sensibilità,la sua fragilità e la sua genuina spontaneità;

il suo candore di bambino nel corpo di adulto.

E devo ammettere che con "L'equilibrio della lucertola" non si è smentito.
Anche se, in certi passaggi, un pò troppo lenta e filosofeggiante,in questa breve favola moderna, 
dai tratti autobiografici, Giovanni, uomo ansioso e maniaco del controllo, 
ci insegna, in un dialogo onirico con un rettile, l'importanza del sapersi lasciare andare e del non cercare l'eccellenza a tutti i costi, perchè, di fatto, l'eccellenza non esiste e, anche laddove esistesse, sarebbe così fredda e statica da non trasmettere nessuna emozione.

Ma, soprattutto, ci insegna che, per ritrovare il proprio equilibrio, sia fisico che mentale, bisogna prima, necessariamente, perderlo.

Un'opera che è un elogio all'asimettria,all'inquietudine,all'inadeguatezza...caratteristiche che ci rendono unici e bellissimi, nella nostra perfetta imperfezione.

IL MIO VOTO:
Una favola autobiografica, dal sapore new age, che fa riflettere su quanto sia importante non omologarsi ma mantenere la nostra autenticità e su come, per imparare a volare, bisogna avere il coraggio di lasciarsi prima cadere;
per rigenerarci,di ferirci.

LO SCRITTORE:



sabato 23 giugno 2018

Frasi dal libro "Hotel Silence" di Audur Ava Ólafsdóttir

Il lento suicidio di tutti si chiama vita.

Mi rimpiangerà,il mondo?
No.
Il mondo sarà più povero senza di me?
No.
Il mondo se la caverà,senza di me?
Sì.
E rispetto a quando ci sono entrato è un mondo migliore?
No.

Era così sensibile.
Era come se avesse sempre qualche ferita aperta.

Lui non dialoga:monologa.

Quanto più ci innalziamo,tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare.

Non sono uno che distrugge,sono piuttosto uno che ripara,che aggiusta le cose che si guastano.

"Lo sapevi che l'uomo è l'unico animale che piange?"
"No,non lo sapevo.Pensavo fosse l'unico animale che ride".

Non credere a tutto quello che pensi.

Dunque vado all'incontro con me stesso.
Con il mio ultimo giorno.
Do l'addio a ogni cosa.
Dietro di me non lascio nulla.
Dalla luce che tutto circonda mi incammino verso il buio.

Capisco che d'ora in avanti non dovrò usare più parole di quelle che mi interessano e che potrei rimanere in silenzio per sempre,fino alla fine del mondo.

Anzichè smettere di esistere non puoi smettere di essere tu e diventare un altro?

Subito dopo segue un'altra sensazione,come un desiderio impaziente di calma,o di primavera che non viene,non nel momento e nel modo che ci si aspetta.

La mia infelicità nel migliore dei casi è un'idiozia,quando rovine e polvere si aprono davanti agli occhi fuori dalla finestra.

E' importante avere dei ricordi in comune.

Non credo più in Dio e ho paura che Lui non creda più in me.

Tante cose sembrano pervase dall'intenzione di essere perdute.

Sono i vincitori che scrivono la storia come a loro conviene.

Il desiderio è più forte del dolore.

E' possibile ridiventare umani dopo essere stati bestie feroci?

Ogni sofferenza è unica e differente e dunque non la si può confrontare.
Invece la felicità è simile.

La tristezza è come una scheggia di vetro nella gola.

"Si nasce,si ama,si soffre e si muore"
"Alcuni non riescono a provare l'amore.Solo a soffrire e a morire"
"Anche se non si sa se ti spareranno oggi oppure domani,non si dovrebbe mai smettere d'amare"

Se vuole può cercare rifugio sotto le mie ali e aspettare finchè la luce sorga ancora.

Si cerca di fare del proprio meglio,essendo esseri umani.

L'unico modo per riuscire ad andare avanti è fare finta di vivere una vita normale.
Fare come se fosse tutto a posto.
Fare come se non si vedesse la devastazione.

"E'tanto che è solo?"
"6 mesi"
Se mi avesse chiesto da quanto tempo mi sento solo,le avrei risposto che sono 8 anni e 5 mesi.

Se le domandassi quale è il suo sogno mi risponderebbe che la luce possa spuntare all'orizzonte di nuovo.

C'è una lista di oggetti che si perdono facilmente:
impermeabile,guanti,sciarpa,ombrello,occhiali,fede nuziale,passaporto,penna,cacciavite.
Ma non c'è scritto nulla nel caso perdessimo noi stessi.

Il silenzio salverà il mondo.

Lei non aveva bisogno di tempo.
E' solo che non voleva me.

Ci si rassegnerà mai al fatto di essere nati?
Se venisse chiesta un'opinione,forse uno deciderebbe di non nascere.