lunedì 25 novembre 2013

Frasi dal libro "Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Peter Cameron


Purtroppo non sono mai stato bravo in matematica:i numeri non mi interessano,non mi sembrano reali quanto le parole.

In effetti penso che tutti e 3 parliamo più col cane che fra noi.

Sei troppo dolce per non innamorarti.

Lo che a questo mondo non siamo tutti uguali,ma non sopporto i posti che lo sottolineano.

"Allora...sei gay?"
"Perchè dovrei dirtelo?Tu lo hai mai detto ai tuoi?"
"Ma io sono etero!"
"Perchè se uno è gay ha l'obbligo morale di informare i genitori e chi è etero no?"

Il problema principale era che non mi piace la gente,e in particolare non mi piacciono i miei coetanei.
Non sono uno psicopatico (anche se non credo che gli psicopatici si definiscano tali),è solo che non diverto a stare con gli altri.
Le persone,almeno per quel che ho visto fino ad adesso,non si dicono granchè di interessante.
Parlano delle loro vite,e le loro vite non sono interessanti.
Quindi mi secco.
Secondo me bisognerebbe parlare solo se si ha da dire qualcosa di interessante o di necessario.

Io sono anarchico,odio la politica e la religione.
Sono anche ateo.
Se non fosse una tragedia,mi verrebbe da ridere a pensare che la religione è considerata una forza positiva,che rende le persone buone e caritatevoli.
La maggior parte dei conflitti passati e presenti sono dovuti all'intolleranza religiosa.

Volevo solo un posto dove stare da solo.
Per me è un bisogno primario,come l'acqua e il cibo,ma ho capito che non lo è per tutti.
In camera,gli altri sembravano contenti e per nulla infastiditi di non avere mai un momento per sè.
Io mi sento me stesso solamente quando sono solo.
Il rapporto con gli altri non mi viene naturale,mi richiede uno sforzo.
Con i miei mi sento abbastanza a mio agio,ma qualche volta anche con loro sento la fatica di non essere da solo.


Sii forte e paziente,un giorno questo dolore ti sarà utile. 

La gente pensa che se riesce a dimostrare di avere ragione,l'altro cambierà idea,ma non è così.

Non capisco perchè gente che dovrebbe disporre di una certa intelligenza,vada a vedere roba come "Pirati dei Caraibi".

Cara Gillian,se tutti dovessero credere nel lavoro che fanno,a questo mondo non si combinerebbe granchè.

Dato che i miei si sono spesso comportati in modo irresponsabile,mi dimentico che si sentono responsabili di me.

Ah e io sarei un adoloscente disturbato?
Non riescono a inventarsi qualcosa di meglio?
Non potrei essere un adolescente speciale?

Penso che la psicoterapia sia un concetto fuorviante delle società capitalistiche,i base al quale il crogiolarsi nell'analisi della propria vita sostituisce l'atto stesso di viverla.

Ho passato tutta la vita con i miei coetanei e non mi piacciono granchè,o forse non mi pare di avere molto in comune con loro.

"E in quella casa,cosa faresti?"
"Leggerei.Leggerei tanto,tutti i libri che ho sempre voluto leggere ma non ho potuto perchè dovevo andare a scuola.
E poi mi troverei un lavoro,ad esempio in una biblioteca,o come portiere di notte o roba del genere.
E imparerei un mestiere,come il rilegatore,il falegname,il tessitore,e creerei degli oggetti,degli oggetti belli,e mi occuperei della casa e del giardino."
Mi attirava molto l'idea di lavorare in una biblioteca,un luogo dove la gente è costretta a parlare sottovoce e solo quando è necessario.
Magari il mondo fosse così!
"Ma non ti sentiresti solo?Così lontano?Fra persone che non conosci?"
"Non importa se mi sento solo" ho detto"mi sento solo anche a New York.
E a New York è anche peggio,perchè ovunque si vada,ci sono persone che hanno rapporti fra loro"
"Questo non significa che non si sentano sole..."


Io non ti capisco:fai di tutto per renderti la vita impossibile.
Non è un buon segno.
La vita è già abbastanza difficile di suo,lo sai.

"Che cos'è che non ti piace delle persone della tua età?"
"Non mi piacciono e basta.Le trovo noiose"
"Perchè? Su cosa basi questo giudizio?"
"Non è un giudizio,è un dato di fatto.E' come io mi sento"
"Quindi ritieni giusto generalizzare su un largo segmento di popolazione,su un certo gruppo di persone,appartenenti ad esempio a una razza o religione,e concludere che il loro modo di esere è un dato di fatto"
"Non ho detto che sia un dato di fatto che la gente della mia età è noiosa.Il dato di fatto è che io la trovo noiosa"
"E non ti disturba questa distinzione?"
"No.Mica li voglio linciare o bruciare nei forni.E' che non ho un particolare desiderio di ritrovarmi con loro in un'università....Forse allora sei tu che proietti un giudizio su di me."

Ci sono persone che si sentono a disagio se stanno in silenzio e si affrettano a riempirlo,pensando che qualsiasi cosa sia meglio di niente,ma io non sono così.
Io in silenzio mi sento a mio agio.

Per me l'atto di pensare e quello di esprimere i pensieri non sono simultanei,e neppure necessariamente consecutivi.
So di pensare e di parlare nella stessa lingua,e so che in teoria non c'è ragione per cui io non possa comunicare i miei pensieri non appena si formano o immediatamente dopo;eppure la lingua in cui penso e quella in cui parlo sembrano spesso talmente lontane che mi pare impossibile colmare il vuoto sul momento,o anche retroattivamente.

Quello che dico non è quello che penso ma solo quello che più gli si avvicina,con tutti i limiti e le imperfezioni del linguaggio.
Quindi penso spesso che sia meglio stare zitto anzichè esprimermi in modo inesatto.

"A volte mi secca dover esprimere i miei pensieri.Riflettevo su questo"
"E perchè ti succede?"
"I pensieri sono miei e basta.Nessuno chiede alla gente di condividere il sangue o chissà che.Non capisco perchè ci si aspetta sempre che uno condivida parti tanto intime di se stesso"
"Ma le persone lo donano,il sangue..."
"Sì ma non continuamente.Ogni tanto,magari una volta l'anno"

Immagino che tua piuttosto impermeabile all'indottrinamento.

"Pensavo che se continuavo a stare lì mi sarei suicidato."
"Perchè?Che cosa c'era di tanto brutto da farti pensare una cosa del genere?"
"Gliel'ho detto.Non è stata una cosa sola,o due,o venti.Sono state un milione.Tutto.Ogni momento era una sofferenza.Ho odiato ogni momento"

Non capisco questa tendenza a trasformare qualsiasi cosa in una gara.

Avrei tanto voluto che la giornata fosse tutta come la colazione,quando le persone sono ancora sintonizzate sui loro sogni e non è previsto che debbano affrontare il mondo esterno.
Mi sono reso conto che io sono sempre così,per me non arriva mai il momento in cui,dopo una tazza di caffè o una doccia,mi sento improvvisamente pieno di vita,sveglio e in sintonia col mondo.
Se si fosse sempre a colazione,io sarei a posto.

Lo so che se mi siedo vicino a qualcuno non è che devo sposarlo o imporgli la mia presenza per sempre,ma sentivo comunque una terribile costrizione a essergli simpatico o almeno ad aprir bocca,e questa ansia mi paralizzava.

A un certo punto mi ricordo di essermi chieso se non fossi geneticamente modificato,se non avessi una minuscola alterazione del dna che mi separava appena appena ma in modo fondamentale dalla mie specie.
Sembrava che tutti fossero in grado di unire le proprie parti in modi piacevoli e fecondi,ma nella mia anatomia e nella mia psiche c'era qualcosa di impercettibilmente diverso che mi divideva in modo irrevocabile dagli altri.
Era una sensazione dolorosa che mi rendeva molto infelice.
Mi ha fatto piangere e desiderare di non essere vivo.

Una delle ragioni per cui detesto parlare è che quando mi obbligano posso star sicuro che mi escono delle fesserie.

Questa è una cosa che detesto:la gente che quando stai solo lo trasforma in un problema suo.
La mia solitudine dà fastidio:è come quando sei seduto in metropolitana e non sopporti quelli che stanno in piedi.
Sembra che lo facciano apposta per farti sentire a disagio.
Mi disturba come un comportamento all'apparenza altruistico sia di fatto egoista.

E' strano come passi piano il tempo quando si è infelici.


..magari non si erano ancora dati il primo bacio e camminavano un pò staccati perchè pensavno di avere tutta la vita davanti per camminare vicino,per toccarsi.e volevano gustare quel momento,prima di toccarsi il più a lungo possibile.

La psicoterapia è un'inutile tentativo di rovesciare l'irreversibile,di districare un groviglio inestricabile.

Quasi tutti pensano che le cose non siano vere finchè non sono state dette,che sia la comunicazione,non il pensiero,a dargli legittimità.

Spesso mi sembra di inseguire un pensiero,ma di non riuscire a trovare una  lingua per dargli forma e il pensiero rimane solo una sensazione.
A volte è come se pensassi in svedese senza sapere lo svedese.

John era un mio amico,o lo era stato.
Magari lui non lo sapeva e non mi considerava un amico,ma per lo era.
E adesso non voleva più vedermi e forse mi odiava.
E' già difficile trovare simpatico qualcuno,figuriamoci volergli bene:finisci solo per fare un mucchio di sbagli che ti allontanano e basta.

Il problema è che io dalle lezioni di vita non imparo mai niente.

Certe volte invidio chi è religioso,perchè ha la consolazione della fede.
Renderebbe tutto molto più facile.

Lo strano è che io sono un asociale,ma quando entro in contatto con uno sconosciuto,anche se si tratta solo di un sorriso o di un cenno con la mano,che non credo sia considerato un vero contatto ma per me lo è,mi sembra che dopo non possiamo andarcene ognuno per la sua strada,come se niente fosse.

Credo che sia questo a farmi paura:la casualità di tutto.
Persone che per te potrebbero essere importanti,ti passano accanto e se ne vanno.
E tu fai altrettanto.
Come si fa a saperlo?

Andandomene mi sembrava di abbandonarlo,di passar la vita,giorno dopo giorno,a abbandonare la gente.
Mi rendo conto che non ha molto senso pensare queste cose  e poi non fare il minimo sforzo per interagire con gli altri,ma comincio a credere che la vita sia piena di queste tragiche incongruenze.

"Siamo vivi".
E' un brindisi che mia nonna fa spesso ma non ha sempre lo stesso significato.
Certe volte vuol dire "Beh,almeno non siamo morti" e altre "Non è meraviglioso essere vivi?"
Non ero sicuro di cosa significasse in quel momento.

Sembra uno sforzo sovrumano cercare di spiegare cosa c'è che non va.

Nessuno può capire chi sei in quel momento se non ha idea della piramide che ti sta sotto.

"C'è qualcosa che non va?Ti farebbe piacere parlarmene?"
"Sì ma non credo di riuscirci.Non so bene cos'è.Non è una cosa sola.E' tutto"

All'improvviso dentro mi è salito un calore,una specie di allegria:
andava sempre tutto male,solo che me ne importava poco.
Come se mi vedessi dalla luna:un essere minuscolo con dei problemi minuscoli e stupidi.
Va bene,ero stato licenziato,mi ero comportato come un cretino e avevo rovinato la mia amicizia con John,ero un orso che non voleva andare all'università:e allora?
Non erano cose importanti.
Non ero mica su un aereo dirottato che andava verso il  World Trade Center...

Volevi una cosa e hai cercato di prenderla:hai agito.
Stupidamente,ma hai agito,è questo l'importante.
E spesso le persone si comportano in modo stupido quando c'è di mezzo l'amore.
Io senz'altro l'ho fatto.

Le cose si metteranno a posto da sole,vedrai.


A volte le brutte esperienze aiutano,servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero.
Io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti.
Possono essere appagate,e magari a modo loro anche felici,ma non sono molto profonde.
Ora,la tua ti può sembrare una sciagura che ti complica la vita,ma sai...godersi i momenti felici è facile.
Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti.
Devi considerarli un dono,un dono crudele ma pur sempre un dono.
E sono convinta che proprio per questo tu sarai una persona migliore.


Ero sempre stato impaziente di diventare un adulto,perchè credevo che il mondo degli adulti fosse...beh...adulto.
E che quando stavano insieme,gli adulti non facessero branco o si comportassero da stronzi.
Che per loro non fosse più il concetto di "in" e "out" a decidere le relazioni sociali,ma ormai cominciavo a capire che quel mondo era stupidamente brutale e pericoloso come il regno dell'infanzia.

Spesso mi vengono dei gran malumori e ogni cosa che vedo o che penso mi deprime.
Sembra che tutto provi che il mondo è un posto di merda e non fa che peggiorare.

...così il treno avrebbe continuato il viaggio e io con lui,magari senza scendere da nessuna parte,senza arrivare mai.
Avrei passato il resto della mia vita in transito,protetto dal treno,mentre questo mondo impossibile e disgraziato sfrecciava fuori dal finestrino.












  


Nessun commento: