lunedì 11 maggio 2026

"Nella testa succedono cose brutte" GionnyScandal


 LA TRAMA:
Quando Gionata apre gli occhi, vede soltanto un tubo bianco e luminoso appeso al soffitto. Ha bisogno di alcuni secondi per mettere a fuoco tutto il resto...la stanza di ospedale, la flebo al braccio, per comprendere il motivo per cui si trova lì e per rendersi conto di essere ancora vivo. Il racconto di Gionata, in arte GionnyScandal, parte da qui, dalla decisione di porre fine una volta per tutte al suo dolore, dal gesto estremo e drammatico compiuto quando tutto sembra aver perso un senso e una direzione. Ma parte anche dalla corsa di un amico per salvarlo, dall’affetto di chi gli sta accanto, dalla voglia di vivere che torna ad abitare i suoi pensieri dopo il dramma; dal bisogno di fare i conti con il proprio passato per andare avanti e affrontare il futuro. E così, una volta fuori dall’ospedale, Gionata decide di attraversare il buio per comprendere l’origine della sua sofferenza. Per farlo, dovrà guardare in faccia i fantasmi del passato, la morte dei suoi genitori adottivi, la scomparsa della sua amatissima nonna, e mettersi sulle tracce dei suoi genitori biologici di cui non ha mai saputo nulla. E in questo percorso imparerà a conoscere davvero se stesso, forse a fare pace con la sua storia. A mettere ancora una volta la speranza e la bellezza al centro del suo mondo e della sua musica.


IL MIO GIUDIZIO:
Fino a poche settimane fa, non avevo idea di chi fosse GionnyScandal. L'ho scoperto perché ha preso parte all'ultima edizioni del Grande Fratello Vip, pur abbandonando volontariamente la trasmissione dopo qualche giorno per motivi personali.

 Inizialmente, pensavo fosse un ragazzo uscito da qualche talent show, tipo "Amici" o "X Factor" ma, in realtà, nonostante il giovane aspetto, ha quasi 35 anni e (mea culpa che non seguo il rap), è famoso da oltre 15 anni. 

Mi ha subito conquistato per la sua educazione, per la sua gentilezza e per la sua estrema sensibilità: uno dei motivi per cui ha deciso di lasciare il programma anzitempo è stato perché soffriva terribilmente la mancanza della sua fidanzata, degli amici e anche del suo gatto. Oltre al fatto che, lo stare chiuso in una casa h24, lo portava ad un overthinking, una ruminazione mentale, che gli causava ansia e stress. Prima che lasciasse la casa, però, gli è stata dedicata una clip riepilogativa sulla vita e ne è emersa la figura di un ragazzo duramente segnato da dolori devastanti che, con resilienza e nonostante tutte le sue fragilità, ha saputo rialzarsi e andare avanti, trasformando la sua sofferenza in un valore aggiunto. Onestamente, pur comprendendo benissimo le sue motivazioni, mi è dispiaciuto che se ne sia andato, avrei voluto conoscerlo più a fondo, perciò mi sono andata ad ascoltare alcune sue canzoni e, avendo scoperto che aveva anche scritto due libri autobiografici, ho deciso di leggerne uno. 

Gionny, il cui vero nome è Gionata, nasce a Pisticci, in Basilicata, il 27 Settembre 1991 e, poco dopo la sua nascita, dato che i suoi genitori naturali non sono in grado di prendersi cura di lui in maniera adeguata, viene dichiarato adottabile e trasferito in un orfanotrofio.

Quando ha un anno e mezzo viene adottato da una coppia della Brianza e si trasferisce a Meda. Su sua stessa ammissione, Gionny non ha ricordi del periodo trascorso in istituto e scoprirà di essere stato adottato solo intorno ai 15 anni. 

Quando ha appena 5 anni, perde suo padre in seguito a una malattia, mentre sia mamma gli muore praticamente davanti agli occhi quando ha 11 anni. Viene cresciuto con amore e dedizione da sua nonna (materna, credo), nonna Adriana, che diventa il suo punto di riferimento. Sua nonna viene a mancare quando Gionny ha appena 20 anni, appena mezz'ora dopo che è uscito un disco contenente una canzone che lui le aveva dedicato, per ringraziarla di tutto ciò che aveva fatto per lui ma anche per scusarsi per aver avuto, talvolta, delle reazioni eccessive nei suoi confronti,date dalla rabbia che si portava dentro e che non sapeva incanalare.

Trovatosi completamente solo, Gionny va a vivere con i suoi zii ma, sia per non pesare su di loro, sia per avere la sua privacy, si stabilisce in una sorta di ufficio che trasforma in un monolocale.
 Successivamente, grazie all'intervento di Veronica Ruggeri de "Le iene", riesce a rintracciare e incontrare i suoi genitori naturali ma, dopo, un entusiasmo iniziale, tutto si risolve in un niente di fatto in quanto si rivelano più interessati al suo conto in banca che non a lui (questo, a onor del vero, non lo dice nel libro ma lo aveva raccontato al GF, rispondendo a una domanda di Ilary Blasi).

Con la sincerità e la schiettezza che lo contraddistingue, Gionny parla anche di un altro momento di estrema sofferenza, ovvero del suo tentativo di suicidio in seguito a una delusione lavorativa. L'amore che gli hanno dimostrato le persone intorno a lui in quel frangente (i suoi amici e i suoi fans, la sua Family, come li chiama lui) e la presa coscienza della gravità del gesto, dopo aver toccato il fondo, gli hanno dato la spinta per risalire.

Sullo sfondo, ma sempre protagonista, nella vita di Gionny c'è la musica che, come una carezza amorevole, è la sua ancora di salvezza, il centro della sua esistenza.
E questo è il bello di Gionata, ciò he si miei occhi lo rende un'anima pura e luminosa: nonostante tutte le prove a cui il destino lo ha messo di fronte, nonostante abbia visto le persone a lui più care cadere come birilli, nonostante tutta la sofferenza che si è trovato, in estrema solitudine, ad affrontare, non si è incattivito. Anzi: come dicevo prima, ha saputo trasformare la sofferenza in un valore aggiunto cercando, attraverso il suo vissuto e attraverso la sua musica di mettersi a disposizione degli altri. Di chi, come lui, si sente un "enigma senza soluzione", di chi affronta il presente pieno di ansie e di panico, di chi è convinto di essere un peso per se stesso e per gli altri ma, allo stesso tempo, ha il costante terrore di venire abbandonato e si sente alieno nella sua stessa vita.

Se penso a Gionny, mi viene in mente il romanzo di Sandro Veronesi, "Il colibrì": anche lui, come il piccolo colibrì, ha la capacità di resistere e di restare in equilibrio tra lutti e duri colpi del destino.
Per questo motivo mi sarebbe piaciuto che fosse rimasto al Grande Fratello: col suo vissuto e con la sua meravigliosa fragilità ed empatia, avrebbe avuto tanto da dire e dare...e la sua presenza sarebbe stata sicuramente più costruttiva del vedere la Mussolini che si accapigliar con Antonella Elia, per dire.

Mentre era in Basilicata con la troupe de "Le iene" alla ricerca dei suoi genitori naturali, ha raccontato di avere incontrato una signora che gli augurato non tanto di riuscire a trovarli, quanto di essere sereno.
Lui le ha risposto che è difficile esserlo se, da quando si è nati, non si è respirato altro che aria di tragedia. Ed invece è proprio questo che, pur non conoscendolo personalmente, mi sento di augurargli: tanta serenità, quella quiete interna che scalda il cuore. Se la merita tutta. Perché Gionny, o Gionata, è un ragazzo buono a cui è impossibile non volere bene.



IL MIO VOTO:
Un ragazzo duramente segnato dalla vita che, invece di lasciarsi imbruttire dal dolore, è riuscito a trasformare la sua sofferenza e la sua fragilità in un valore aggiunto, mettendosi a disposizione degli altri e che ha trovato nella musica il senso della sua esistenza e il suo mezzo di comunicazione. Una storia di resilienza e di un'anima bella che merita di essere conosciuta e ascoltata. La storia di GionnyScandal.




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