Qualcosa batte dentro di me e non so se è vita, paura o cos'altro.
Sono un fragile enigma senza soluzione.
I miei gatti vivono fuori dal tempo, un po' come me. Seguono i miei ritmi: se dormo, dormono anche loro, se sono sveglio mi fanno compagnia. Sono creature in perfetta sintonia con chi si prende cura di loro. Nel mio caso, però, sono più loro a prendersi cura di me.
Ci sono giorni in cui mi sento nudo e non riesco a incrociare lo sguardo delle persone. Qualcuno la chiama timidezza, io la sento più come una fragilità che va e viene e che non sempre riesco a controllare.
A volte vorrei poter andare dove voglio e non essere visto, vorrei essere ignorato come io ignoro gli altri, perché mi sento spogliato da persone che sanno quasi tutto di me ma che io non conosco. È un po' come sapere di essere spiato dal buco della serratura.
Col tempo ho imparato a stare nel mio e a non correre dietro a nessuno. Come dentro a uno guscio.
Mi chiedo cosa ne sarebbe di me senza il vortice di pensieri continui che si formano nella mia testa, perché a volte faccio fatica a sostenerli. Tutto diventa paranoia, un labirinto attorcigliato su se stesso.
Sono uno che mangia poco e male. Non riesco a cucinare niente, non so se sia scarso amore per me stesso o cosa. Cucinavo a volte per la nonna e quello era per me un vero e proprio atto di amore. Anche se non sono mai riuscito a ricambiare tutto ciò che mi ha dato lei, preparandomi l'impossibile.
Mi piace avere la mia indipendenza, il mio silenzio, il mio giardino, il mio ingresso e contemporaneamente qualcuno vicino a cui voglio bene e a cui chiedere aiuto quando ne ho bisogno. Perché sono solo.
Il maniglione antipanico sembra quasi un monito. Io che con il panico mi ci rapporto ogni giorno.
Vado a periodi con lo stile ma cerco sempre di vestirmi come voglio senza farmi troppo influenzare dalle mode del momento.
I ragazzi che ti seguono, ti copiano in tutto e questo è fico anche se è spersonalizzante. Mi piace credere che ognuno possa seguire la propria star senza volersi immedesimare completamente imitandola in tutto. Mi piace credere che al centro ci sia sempre e solo la musica e che questa sia davvero qualcosa di trasversale che unisce più culture, età e classi sociali.
Quando mi chiedono dei miei tatuaggi rispondo che questi disegni hanno un significato per me, sono la scrittura sulla pelle di qualcosa che stavo vivendo in quel periodo o che meritava di essere ricordato per sempre.
Spesso i miei pezzi nascono così, all'improvviso, spuntano dal marasma del nulla silenzioso, dal caos che ho intorno o dentro di me.
Mi piace pensare che la nascita di una canzone appartenga sempre a più universi che si baciano.
Scrivere una canzone è l'urgenza di dire ciò che penso e sento come se avessi una persona davanti. Qualcuno di specifico oppure no, un essere senza volto a cui penso potrebbe piacere sentirsi dire certe cose.
Penso che quando sentiamo una canzone tutti noi, inevitabilmente, abbiamo in mente qualcuno. Perché le canzoni sono luoghi, sono odori, sono stagioni, sono case, sentimenti e momenti brevissimi che scappano via. La musica attiva i ricordi, rimpolpa la memoria, ricostruisce i legami o ne crea di nuovi.
Con gli sconosciuti ci si confessa più facilmente, abbiamo meno paura del giudizio, oppure sappiamo che poi quello sparirà e quindi chi se ne frega.
Una canzone, una volta che l'hai buttata fuori è per sempre. Altro che diamante!
Credo che ogni artista sia il prodotto di tutte le esperienze che ha vissuto.
Tutto quello che mi ha dato questa vita, l'amore dei miei genitori e dei nonni, e che poi mi ha tolto, lasciandomi solo con la mia musica, mi ha segnato.
Penso a come sarebbe stata la mia vita se fossi diventato grande nel luogo dove sono nato, mi chiedo se avrei fatto le stesse cose e lo stesso percorso, se avrei avuto le stesse possibilità. Mi chiedo quanto la geografia sia un destino per uno come me.
Sono molto emotivo e il crollo, con me, è sempre dietro l'angolo.
La mia paura più grande, da sempre e per sempre, è che le persone e le cose belle si allontanino da me, mi abbandonino. Pochi segnali e vado nel pallone, respiro corto, testa che mi gira, dolore al petto, senso di soffocamento e panico totale. Per questo amo avere sempre tutto sotto controllo.
Questo sistema non ti perdona niente, non è pronto a sostenerti quando inciampi né crede in te quando ne hai più bisogno.
È bello quando incontri persone che, da subito, entrano in sintonia con te; è bello quando c'è questa fiducia reciproca, quando si sgobba insieme e si festeggiano i successi, quando qualcuno crede in te.
Sentivo che se avessi fatto quella cosa lì (musica), mi sarei tranquillizzato, avrei trovato una strada tutta mia, un modo per sfogarmi, per rielaborare le mie tristezze, per comunicare tutto quello che non riuscivo a dire con le parole. Forse sarebbe stato anche un modo per avere amore, per dare amore come non avevo mai saputo fare.
Penso che i sogni che raggiungiamo troppo facilmente poi perdono valore, ci abituiamo, diventano cose di poco conto. È quando facciamo fatica, quando dobbiamo combattere e cadere mille volte, che proviamo la vera soddisfazione nel rialzarci e nel raggiungerli.
A volte mi emozionavo al punto da piangere, provavo una felicità nel cuore e un'eccezione che è difficile spiegare: il suono fa vibrare il tuo cervello e tutto il corpo, ti penetra dentro e ti cambia i pensieri.
Le mie canzoni più belle sono nate nei momenti più bui, in una sorta di autoterapia, perché in quei momenti di dolore estremo non sento nessuna pressione esterna, nessun giudizio, perché non me ne frega niente di ciò che sono e che sarò, scrivo in automatico e basta. Ed è come incidere la pelle per fare uscire fuori il male.
La vita di coloro a cui ho voluto bene è sempre stata troppo breve.
Forse non sono nato per essere felice o, se lo sono stato, non sono mai riuscito a esserlo per più di 12 secondi di fila.
Mi alzo ogni giorno della mia schifo di vita, cercando di usare tutte le poche forze rimaste per rinascere e fare qualcosa di positivo, ma ora non ci riesco più, non riesco più a rialzarmi, non riesco più a sognare, non riesco più a combattere. Credo che il mondo e tutte le persone all'interno non siano fatte per me. Penso invece il contrario degli animali: loro ti vogliono bene incondizionatamente da chi sei, cosa fai e come stai.
La verità è che nessuno è mai riuscito a capire come sto veramente. La verità è che tutti mi hanno sempre guardato fuori e nessuno mi ha guardato dentro.
Sono solo un peso, un disturbo per me è per gli altri.
Dormire, voglio solo dormire. Sono sicuro che poi starò meglio.
L'unico pensiero che ho è che non mi dispiace andarmene, anche se non ho idea del dove.
Mi sento piccolo e impotente e ho una paura fottuta. Di quello che c'è là fuori, del futuro, di me. Coraggio, Gionny, è adesso che devi essere forte!
A un certo punto le persone della mia famiglia si addormentavano e decidevano di andare da qualcuno altro, sempre della famiglia, che se n'era già andato. Non avevo ancora capito dove, però. La cosa certa era che se ne andavano lontano da me. Sono rimasto in silenzio con la paura che presto sarebbe toccato a tutti. È così che succede: in giorno ti metti in una posizione strana, sembra che tu dorma ma in realtà stai già andando da qualcuno che non è più qua.
Sono uscito da quella porta da perdente e voglio ritornare da vincitore.
Rivivere quei momenti attraverso i ricordi felici mi mantiene salda l'identità e definisce meglio il mio passato, riuscendo in questo modo a tenere con me gli affetti iho perduto.
I luoghi sono impregnati di ricordi, di gesti, di odori, di sguardi. Ritornarci è come rivivere certe emozioni che non se ne sono mai andate del tutto.
Spesso, quando siamo felici non ci facciamo caso, ce ne rendiamo conto solo quando quel momento è passato e ci rimane la nostalgia. Ecco, io sono uno che si strugge per i ricordi belli, mi piace proprio sguazzarci dentro.
Il vuoto era un compagno costante, un'ombra che mi seguiva ovunque andassi. Mi colpiva all'improvviso, come una tempesta feroce che oscurava tutto: la mia testa, il mio sguardo, il mio futuro. Era un dolore profondo, che mi faceva sentire la sua mancanza in ogni fibra del mio essere. A volte diventava una morsa al petto, respiro corto, dolore e poi terrore.
Volevo che il dolore si trasformasse in un amore eterno, una connessione che superasse i confini della vita e della morte. La nonna è diventata la mia guida invisibile, il faro che illuminava il mio cammino anche nelle notti più buie.
Quanto siamo stupidi quando ci accorgiamo dei tesori che avevamo solo dopo averli persi.
Forse è proprio in questa incertezza che risiede la vera essenza della nostra esistenza: vivere con il mistero, abbracciare la bellezza del dubbio e trovare un senso personale in questo intricato tessuto dell'Universo.
Quando raggiungi il fondo, non puoi che renderti conto della profondità e della temperatura dell'acqua. Arrivi alla fine, i tuoi piedi toccano terra e hai due possibilità: restare lì e farti annientare dall'acqua o darti una spinta verso la superficie. Non so dove ho trovato la forza, ma questa spinta me la sono data.
Mi sono sentito senza forze, senza speranza e solo, ma qualcosa dentro di me si è ribellato e ha rifiutato di accettare la disperazione come destino.
Non avevamo più un'etichetta discografica, non avevamo più un manager, ma avevamo la musica.
...preoccupandoci solo del presente, qui e ora, vivendo soltanto l'attimo. Nota per nota.
La passione e l'amore per l'arte sono forze trainanti, anche quando tutto sembra crollare intorno a te. La musica è la mia vita d'uscita, il modo in cui racconto la mia storia e condivido le emozioni che altrimenti rimarrebbero imprigionate dentro di me.
Credo che il mio percorso dovesse continuare, guidato dalla musica, nella speranza che un giorno potessi trovare le risposte che cercavo e che la mia storia potesse servire a qualcuno e ispirare chiunque si trovi ad affrontare le proprie battaglie interiori.
La vita è un viaggio complesso, fatto di alti e bassi, ma la musica rimane la costante che mi tiene saldo e mi spinge ad andare avanti.
A volte temo di parlare di una cosa prima
che accada, perché penso che se sta per succedere una cosa bella, il fatto di parlarne a qualcuno possa rovinare tutto.
È come se la mia paura attirasse la sfiga. Secondo una legge, se pensi che possa succedere qualcosa di brutto, questo succederà. Però penso anche che quando accade qualcosa di brutto spesso è per fare succedere poi qualcosa di veramente bello. Almeno io voglio credere che sia così.
Penso che ogni esperienza ci cambi, e se adesso io sono quello che sono, è grazie a ciò che ho vissuto e ci dovevo necessariamente passare.
Va bene anche stare male, purché ci sia spazio per un dopo.
Mi augurano con tutto il cuore di trovare chi cerco, soprattutto, mi dice una signora visibilmente commossa, di stare sereno. Vorrei dirle che io sereno non lo sono mai stato, sono venuto al mondo e la prima cosa che ho respirato è stata un'aria di tragedia.
Penso a quante volte mi sono incazzato con mia mamma per avermi messo al mondo, una madre che per me è sempre stata un'identità quasi astratta più che una persona, senza una faccia da guardare, senza occhi colmi di amore per un figlio eleo stessa aveva generato, senza braccia che mi potessero tenere, senza un corpo che mi potesse dare calore. Senza voce per potermi dire "ti amo".
Quando ci pentiamo per qualcosa che abbiamo o non abbiamo fatto, dovremmo solo pensare che è una fortuna poterlo raccontare. Perché significa che siamo ancora qui, vivi.
Rimorsi o rimpianti va bene, tanto sono convinto che se potessimo tornare indietro, senza il senno di poi, ciascuno rifarebbe le stesse cose.
La colpa è una scure che ti accompagna per tutta la vita ma un perdono può alleviare il dolore e può rendere le giornate migliori.
Ho nuotato per tantissime tempo in un oceano di rancore e di rabbia. Ho sofferto per qualcosa che non ho chiesto, per essere stato messo al mondo, ho stramaledetto chi aveva deciso di farmi nascere e poi farmi vivere così. Poi ho capito che il destino è qualcosa di inspiegabile a cui non si sfugge, e che se oggi sono diventato GionnyScandal lo devo anche alla mia storia. Ci sono dovuto passare attraverso, con lacrime e sudore, a questa vita fatta di perdite.
Ho ritrovato qualcuno che avevo perso, qualcuno che era sempre stato qui con me e che non mi voleva. Gionny ha ritrovato Gionata e ora sono la stessa persona. Gionata non vuole più vedere Gionny a terra, adesso forse potranno camminare tenendosi per mano.
Qualcosa è cambiato per sempre. Qualcosa che bruciava dentro ora si è spento e non fare più male.
In pochi istanti tutto è archiviato nel passato, ora vorrei solo che questo passato mi desse una spinta per affrontare il futuro.
Pensare che io, che sono un'anima in pena da sempre, e che ho fatto mille cazzate, possa esservi stato di aiuto con la mia musica e con le mie parole, mi ripaga di tutto.
Io ci ho sempre creduto anche se crederci, a volte, fa molta paura.
Gli direi di non aspettarsi che le persone facciano per te quello che tu fai per loro. E questo causa infelicità perché crea aspettative che poi non vengono soddisfatte. Quindi, prima cosa non aspettarsi niente, seconda cosa fare del bene a chi vuoi bene e sai che lo farebbe a te. Terzo, smetterla di rincorrere le persone: chi ti vuole bene ti rimane vicino, e poi cercare di tenerle non serve a nulla, come anche provare a cambiare per loro.
Non andare sempre alla ricerca di un perché. A volte le cose succedono alla cazzo e non ci puoi fare niente.
A chi sta passando un brutto momento, a chi è arrivato al limite vorrei dire che c'è sempre una porta illuminata, ma che bisogna cercarla dentro e fuori di sé. Non state seduti, alzatevi e andate verso la porta illuminata, passateci attraverso, anche se fa male.
Sentitevi liberi di dire "ti amo" e "ti voglio bene", di chiedere scusa quando ne avete bisogno, non rimandare. Perché i rimpianti restano, ma le persone se ne vanno.
Nella testa succederanno sempre cose brutte ma possiamo superarle.
Mi auguro e vi auguro di trovare sempre un filo di speranza a cui aggrapparvi, perché poi, superato il brutto momento, possono succedere cose meravigliose.
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