venerdì 11 gennaio 2019

Frasi dal libro "Il rumore dei tuoi passi" di Valentina D'Urbano

Non si accorgeva mai di niente.
Scivolava nelle cose senza opporre resistenza.

I muri non servono a niente quando è da noi stessi che dobbiamo difenderci.

Vorrò dimenticare tutto e vorrò anche non tornare più.
Lascerò indietro dei pezzi di me e non raccoglierò nemmeno i cocci che perderò per strada.
Mi starò bene così.
Mi accontenterò di come sono,rotta,ammaccata, funzionante solo a metà.

Ci accontentavamo delle promesse,ce le facevamo bastare.

Ancora non lo sapevamo ma tra noi sarebbe andata sempre così.
Col tempo ce n'è saremmo resi conto.
Non ci saremmo capiti mai.

Certe volte ti dimentichi le cose che hai vissuto.
Le lasci da parte,le rimuovi fino a che non succede qualcosa che te le fa ricordare.
E allora cambia anche la visione della realtà.
È come uno stagno.
L'acqua è limpida e ferma.
Però,se butti un sasso vedi che comincia a rimescolato e si riempie di terriccio,diventa torbida.
Quel terriccio che sporca l'acqua c'è sempre stato, è sempre stato lì immobile,solo che poi qualcuno ha deciso di riportarlo in superficie.
Ma durerà poco, presto tutto tornerà ad acquietarsi.
È un ciclo.

"Tu non sei come loro"
"Ah no? E come sono,allora?"
"Tu sei tu"

Cercammo di smettere di essere uguali ma non ci riuscimmo mai.
Ci eravamo contaminati.

Come riuscisse ad amare qualcuno che gli provocava solo dolore era per me un mistero.

"Sei cattiva"
"Non sono cattiva,sono sincera"

Stava malissimo,soffriva come una bestia, eppure continuava a perdonare.
Perdonava tutti.
Le cose che amava di più al mondo erano anche quelle che lo divoravano.
Lui amava come un cane,con la stessa insensata fiducia,con lo stesso cieco trasporto.

Io credevo che il suo amore mi fosse dovuto.
L'avevo difeso.
L'avevo sopportato.
Avevamo dormito insieme.
Ci eravamo svegliati insieme.
Se c'era qualcuno che il suo amore lo meritava appieno,ero io.
Nessun altro.

Non avevo capito che era proprio lui a cercare altro,a volermi sfuggire.
A voler sfuggire anche a se stesso.

"Alfredo non scopa.Alfredo vuole te!"
"Ma come ti viene in mente?"
"Apri gli occhi e accorgitene"

Non mi piacerebbe metterlo in un posto dove lo hanno messo tutti.

Questo è solo un posto.
Non devi per forza essere come quello che ti circonda.

Chi ti vuole bene ti fa piangere.

"Te lo si legge in faccia"
"Che cosa?"
"Che lo ami. Ti brillano gli occhi anche quando ne parli male.Dovresti vedere che faccia che fai,dovresti proprio vederla!"

Il suo passo era uguale al mio,l'avrei riconosciuto ovunque.
Era come vedermi camminare allo specchio.
Stessa andatura,stesse mosse.
Uguali noi due:i gemelli.

E adesso,improvvisamente,sembravamo due sconosciuti e il senso di smarrimento era così forte da farmi vacillare.

Avrei voluto ammazzarli tutti ma ci sarebbe stato tempo per farlo.

Speravo di riuscire a distrarmi ma la mia testa rimaneva al pensiero fisso,l'unico che avevo da giorni, 
quello che mi aveva tolto la fame e il sonno.

E'felice.
Lo vedo che è felice.
E odio che lo sia.

E quando sento il rumore dei suoi passi sulle scale e so che quei passi non si fermeranno davanti alla mia porta, mi sale un nervoso che mi fa venire voglia di vomitare.
Dirai che è inevitabile,che dobbiamo fare le nostre esperienze.
Dirai che la gente cresce e cambia ma non me ne frega niente.
Non doveva cambiare.
Non è giusto.

Pensai di sbatterlo fuori.
Di urlargli di andarsene dalla sua nuova amica o,in alternativa,di andare a morire ammazzato.

"Sei proprio una stronza!"
"Ecco,bravo,E'meglio che non ti dica quello che sei te,invece."

Non avevo mai odiato nessuno come odiavo lui in quel momento.
E non avevo mai amato nessuno come sentivo di amare lui in quell'istante.

Ferma,dentro quel silenzio ansimante,volevo morderlo ancora.
Non come prima,non così.
L'avrei morso piano.
L'avrei baciato.
Ci avrei fatto l'amore.

Se avessi aperto la bocca probabilmente avrei solo urlato.
O pianto.
O l'avrei implorato.

Tu non vuoi me e perciò io non voglio te.

Ero così incastrata dentro me stessa da non riuscire più a venirne fuori.
Aspetta.
Non me ne frega niente se ci sei stato, con quella.
Torna qui e facciamo come se non fosse successo niente.
Fingerò che mi stia bene.
Fingerò di essere contenta che tu preferisca lei a me.

Non volevo sentire il suo nome e non volevo sentire parlare di lui.

Dovevo trovare qualcosa per cui valesse la pena di alzarsi la mattina.

Io non ero un cesso.
Almeno credevo.
Avevo solo sprecato nove anni della mia vita appiccicata al culo di un deficiente.

Che strazio dover assistere a questo schifo,ogni maledetto minuto di ogni maledetta giornata.

"Senti perchè non mi baci?"
Chissà se funzionava così.
Se bisognava chiederle,le cose.

Baciava bene quel ragazzo.
La sua bocca sapeva di birra e di fumo.
Mi piaceva quel sapore.

Tanto interesse per una cosa che a me faceva vomitare.
Avevo sicuramente qualche problema
Ero nata sbagliata ma non mi interessava.

Ogni volta che ci incontravamo finiva così,a botte e sangue.
Non eravamo fatti per vivere nello stesso posto.

Quel dolore sordo.
Quella muta rassegnazione.
La pazienza di dover amare qualcuno che lo torturava.

Era una tristezza troppo profonda perch io potessi capirla.

"Perchè devi sempre cercare di proteggermi?"
"Perchè te c'hai la strana tendenza a farti del male"
"E a te che cazzo te ne frega?Non mi parli,neanche mi guardi.Pure se muoio manco te ne accorgi."
"Non essere stupida.Anche se le persone non sono come vorresti,non significa che non le ami più.Odio quando cerchi di farti del male da sola.Mi fai male pure a me."

Io non ti ci posso vedere con quella,mi fa male!
Non ce la faccio a pensare che la preferisci a me.
La cosa mi fa impazzire.

La sua faccia sorridente guarda verso il nulla.
Quel nulla dove prima c'ero io.

Credo che in quel momento stesse cercando di non morire anche lui.

Stavo lì con lui addosso e il suo pianto silenzioso mi scendeva sul collo,sulle spalle e mi seccava il sangue.
Lo sapevo che era difficile ma pensavo che gli sarei bastata.
Io,che ci sarei sempre stata.
Io,che non l'avrei lasciato mai.
Io,che ho mantenuto la promessa.
Perchè,alla fine,è stato lui a lasciare me.

Non aveva una personalità.
Non aveva carattere.
Si appoggiava agli altri.
Si lasciava trascinare.
Aveva paura.

Preferisco pensare che fosse un illuso.
Ho il diritto di ricordarmelo com'era,un ragazzino ingenuo e un pò stupido.
Voglio continuare a credere che non mi abbia preso per il culo.

Eravamo fatti così:
tendevamo a nascondere le cose difficili.
Ci sforzavamo di non vederle,finchè non ci capitavano sotto agli occhi.
Finchè non diventavano così grosse e cattive da prenderci a calci in faccia.

Si buttavano su qualche panchina ad aspettare che il tempo gli passasse addosso.

Il silenzio era l'unica cosa che rimbombava nella mia testa.
Mi sembrava che non dovesse finire mai.

"Io non voglio che tu stia con mio fratello!"
"Qui non si tratta di quello che vuoi te.Non me ne frega niente di quello che vuoi te.Non mi puoi comandare,mettilo in testa e datti pace"

Per fortuna che è vivo,almeno posso ammazzarlo con le mie mani.

Un giorno mi sarebbe passata la voglia di prenderlo a calci per raddrizzarlo.
Un giorno non me ne sarebbe fregato più niente.
Mi sarei rassegnata e,chiudendo gli occhi,l'avrei lasciato andare.

Eravamo insieme e allo stesso tempo eravamo lontani,come su due pianeti diversi.

Ero quella che la forza se l'era fatta venire perchè non c'era altra soluzione.

No! Non capisco come tu possa accettare la vita di merda che fai.
La gente si rovina l'esistenza per te e tu te ne freghi.
Non fai nient'altro che lamentarti.
Stai sempre a piangerti addosso.
Sempre lì a dire che non ce la fai,quando poi in realtà non ci provi nemmeno.
Sono anni che ti lagni delle stesse cose.
Sei un fallito.
Un tossico di merda.
Non vali un cazzo.

Era orribile quello che ci stava capitando.
Avremmo dovuto essere felici.
Avremmo dovuto viverci la vita.
E invece ce ne stavamo lì a cercare di non morire.

L'eroina è una medicina solo se hai il coraggio di morirci.
E tu questo coraggio non ce l'hai.

Non lo so,forse era l'ambiente che ci aveva prodotti.
Forse ce l'avevamo nel sangue.
Forse era la gente che frequentavamo,la noia,la mancanza di obiettivi.
La consapevolezza di non poter essere mai niente di diverso.
La presa coscienza che saremmo stati così per tutta la vita.
Fuori si susseguivano gli anni e il mondo cambiava.
Dentro noi rimanevamo fermi.

Aveva trovato il senso della sua vita e,anche se era un motivo del cazzo,non pensava a nient'altro.
Non aveva mai smesso di pensarci.

Volevo vivermi la mia vita e avere venti anni perhè i venti anni non tornano più e non potevo sprecarli dietro a un deficiente.

Mi aggrappai a quella speranza,anche se sapevo che presto sarebbe stata delusa.

Quando si trattava di Alfredo sembrava che la verità dovesse venire a cercarmi per forza,a mostrarmi cose che ancora non avevo visto,lati nascosti che rimettevano in discussione il legame più complesso che avevo.
Lui mi faceva sentire impotente.
Ed era la sensazione più brutta del mondo.

Mi sembrava che se non l'avessi ucciso io,lui prima o poi avrebbe ucciso me.

"Sei arrabbiata?"
"No.Sono solo tanto stanca".
Ed era vero.
Non ero arrabbiata.
Non sentivo niente.
Solo un mal di stomaco lancinante,un dolore continuo che sembrava dovesse mangiarmi da dentro.

Lo sapevamo che il freddo ci veniva da dentro.
Neanche la polvere ti scalda,quando ti perdi.

Non avevo niente con me,pessime notizie a parte.

Ero esausta.
Sfinita.
Svuotata.
Alfredo non voleva essere aiutato e io non potevo fare niente.
Mi ero incazzata,avevo urlato,l'avevo picchiato e gli avevo sputato addosso.
Poi avevo cercato di comprenderlo.
Mi ero sforzata di prenderlo con le buone,ma niente.
Alfredo era un pezzo di ghiaccio e non sentiva ragioni.
Aveva capito come funzionava.
Sapeva che non potevo andarmene,che sarei rimasta lì con lui per sempre.

Pensavo alla mia vita.
Quella vita che avevo buttato per qualcosa che non esisteva più.
Per qualcosa che forse non era mai esistito.

Era la mia vita,dovevo viverla come volevo io.
Non riuscivo più a essere l'appendice di qualcun altro.

Mentre le mie speranze di fuggire si allontanavano,risposi che stavo bene.
Che avevo solo sbagliato treno,ma non importava.
Tanto era da ventun anni che sbagliavo tutto.

"Sarei partita,giuro!"
"E perchè non lo hai fatto?"
"Perchè ti amo"

Se me ne vado,tu muori.
Muori perchè ti si stacca un pezzo.
Ti si strappa via una parte di vita e senza quella parte,dopo di te,crepo pure io.

Lo so solo io quello che avevo dentro.
Sai che ti stai perdendo i pezzi per strada.
Che qualcosa si è rotto e non puoi riaggiustarlo.
Sai che ti sta scivolando via dalle mani e non riesci a trattenerlo e vorresti che tutto tornasse come prima.
E se proprio non si può fare,allora vorresti accontentarti.
Saresti disposta a tenertelo pure così com'è.
Te lo faresti andare bene lo stesso.

Alfredo si era scelto la sua strada,io dovevo scegliermi la mia.
E la mia era quella di stargli dietro.
Senza più dire niente e lamentarmi.

Non ti preoccupare.
Non avere paura.
Io rimango qui con te.
Dentro il buio.

C'è stata l'oscurità,poi la luce forte.
E un risveglio che mi ha azzannato i visceri.
Un risveglio così doloroso da sembrare un'altra morte.

Quando muore qualcuno che ami,arriva qualcosa che ti prende alla pancia e non ti lascia andare.
Niente cuore,no.
Il battito cardiaco rimane uguale.
Il sangue pompa dentro e fuori.
Il petto non fa male.
La famosa fitta al cuore è solo un'invenzione di quelli che scrivono i romanzi.
Il dolore che ti fa piegare in due è quello allo stomaco.
Non è forte come quello di un pugno ma riesce a essere peggiore,perchè parte dall'interno,striscia già dalla gola,ti allaga le viscere e chiude tutto.
Il dolore di un amore morto è feroce come soffocare.
Ma mi ci abituerò.

Il rumore dei tuoi passi.
Il tuo odore che svanisce sul cuscino.
La luce del giorno in cui mi hai lasciato sola.

Dolore su dolore.
Non lo so se funziona così.
Non lo so se così si annulla.

Qualche volta bisogna costruirsi una bugia e tenerla in piedi o non si va avanti.

Adesso ci sembra che tutto questo debba essere eterno ma sappiamo bene che passerà.

A volte mi prende il pensiero di quello che saremmo stati.
Io,che dopo di lui non ho voluto mai nessun altro.




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