giovedì 19 febbraio 2015

Frasi dal libro "Trent'anni e una chiacchierata con papà" di Tiziano Ferro

Mi sono guardato dall'esterno e mi sono visto per quello che sono:
un uomo solo in perenne conflitto con me stesso,che si condanna per una colpa della quale si è sempre fatto carico,soffocando il dubbio che non fosse sua.
Perchè non c'era verso,io la vedevo proprio come una colpa.
Chissà come mai,per una volta,ho provato tenerezza invece che rancore verso me stesso.
Quale Dio mi ha concesso il miracolo di non vedermi più come il mio peggior nemico?
Credo sia stato il mio Dio,quello che ho pregato con fede per anni,nonostante il timore che il primo a non accettarmi per quello che sono fosse Lui.
Il Dio che non ho mai smesso di interrogare,sforzandomi di credere che,qualsiasi cosa dicano gli altri,Lui ama tutti,sempre e comunque,vittoriosi o sconfitti,felici o disperati.
Fatto sta che Dio era con me nel momento in cui ho confessato:
"Non ce la faccio più".
Adesso so che è stato il gesto d'amore più grande che potessi concedermi,ed è vero che l'amore porta amore.
Papà ha capito,non c'è stato bisogno di spiegare niente.
Mi ha detto che non dovevo più avere paura,che avevo il diritto di star bene e il dovere di non permettermi il contrario.
E che chiunque mi impedisca di credere che non merito di essere felice devi stare lontano da me.
Perchè è chi odia che ha l'obbligo morale di nascondersi,non chi ama.

Non mi interessava più cosa gli altri pensavano di me.
Mio padre mi aveva detto che chiunque mi giudichi non merita di starmi,di starci,accanto,e io mi ero accorto che aveva ragione.
Perchè giriamo il mondo alla ricerca delle risposte che abbiamo a portata di mano?
Perchè continuiamo a cambiare casa quando "casa" è dove c'è chi ti ama?
Forse perchè l'uomo è l'animale più stupido che ci sia,o semplicemente il più fragile.
O forse perchè è impossibile evitare le salite,i sentieri più impervi e le buche del nostro cammino.

E' vero,imparare ad amarsi è difficile,e questo è quanto.
Bisogna rispettare l'orologio del cuore,prendere le distanze,ascoltare la propria fragilità.
E'così delicato,il mondo che custodiamo:
non si può avere fretta.
C'è un percorso da compiere.
Lungo o breve che sia,dobbiamo seguirne le curve,le salite,i tratti più insidiosi,assecondare il tempo e il mutare delle stagioni.
E,con fatica,prima o poi qualcosa succederà.
Non sappiamo mai quanto manchi all'arrivo.
Può essere questione di minuti,si può aspettare lustri o ci si può morire.
Io ci ho messo giusto giusto....trent'anni e una chiacchierata con papà.

La fama smette presto di essere divertente per chi,come me,è in cerca d'altro.
Allora è meglio sottrarre che aggiungere...ed è quello che ho sempre tentato di fare.
Questo mi sono detto alla fine di un percorso che mi ha portato a capire e scoprire che l'univo vero mio migliore amico poteva essere un quaderno o un disco  o una penna e le mie corde vocali.
Vivere da prigionieri di se stessi e di una gabbia di riti obbligati,anche se esteriormente attraenti,non vale la pena.
Ne sono certo.

Ho un gran vuoto dentro,non so che fare.
Forse sono patetico.
Patetico e noioso.
E anche se provo a essere profondo,sono vuoto e non ho personalità.

...momenti belli che oggi vorrei ritrovare in qualche fotografia che non è mai stata scattata.

Ho riflettuto,pianto come non mai,mi sono confrontato,mi sono superato,ho sperato,ma soprattutto...
ho riso tanto,ma così tanto,da capire che il futuro non potrà non essere migliore.

Non è vero che per scrivere una canzone si deve necessariamente essere tristi.
E'vero invece che bisogna essere motivati da un sentimento forte,condizionante.
Può essere la malinconia,ma anche l'allegria,la tristezza o l'eccitazione.
Si può aver voglia di urlare per disperazione o per entusiasmo.
Ecco,è lì che per me arriva il bisogno di una canzone.
Una canzone da scrivere,ascoltare,gridare,cantare,fischiettare,mugugnare,regalare,storpiare,reinventare.
La canzone è tutto ed è di tutti.
Un brano,una volta che è stato scritto e pubblicato,diventa del mondo intero.

Nell'arte l'unica cosa che conta,alla fin fine,è sempre l'emozione e l'onestà con cui è stata veicolata.

Walkman d'ordinanza e occhi bassi,camminavo quasi sempre seguendo il ritmo della canzone che stavo ascoltando e con la quale sognavo...rigorosamente scollegato dalla realtà.

E'vero che puoi togliere un ragazzo dalla provincia ma non la provincia da un ragazzo.
E io non sono un'eccezione.
Come un fuggiasco che gira il mondo alla rinfusa,sempre di corsa,per poi accorgersi che l'unico biglietto del quale ha veramente bisogno è quello che lo riporta nel posto in cui è nato.

...anche se parla pochissimo,di cose da dire ne ha tante. 
E non è un tipo da sorrisi di plastica.

Ho scoperto che a volte le favole dicono la verità.
Che ci si può innamorare in 10 secondi senza accorgersene per tanto tempo.
Che l'amicizia con la A maiuscola esiste e che un gesto apparentemente banale e gratuito può essere la chiave per aprire un cuore.

Perchè di giorni neri ce ne sono stati e ce ne saranno,ma so per certo che c'è qualcuno pronto a farmi sorridere e capace di inventare il modo di farmi reagire.

E'strano come certe cose apparentemente insensate ti portino a conoscere davvero una persona nel profondo.

Io sono così:
o buoni o cattivi,o magri o grassi,o perfetto o un disastro.
La linea che separa i due estremi per me è da sempre nettissima.
Mi faccio ridere quando,per consolare qualcun,mi impegno a raccontare che nella vita esistono le vie di mezzo e che non c'è solo il bianco o il nero,che esiste anche il grigio e bisogna sapersi accontentare delle sfumature indefinite della vita.
Sono il primo a non crederci!
Che bugiardo!!!!

Ci si abbraccia non necessariamente con il corpo,più uniti e risoluti di prima.
E questa resa emotiva,quando si ha la sensazione che quello che ci si è raccontati renderà più forte il rapporto,è bellissima.
Vorrei che i miei amici mi parlassero sempre,di tutto,ogni giorno,ogni volta che lo desiderano.
Anche quando hanno paura di sbagliare,soprattutto quando hanno paura di sbagliare.
Solo così si può capire se siamo amori veri o soltanto attori.

Spesso mi ritrovo a cercare,scavando tra gli sguardi di tutti gli altri potenziali pionieri emotivi.
C'è qualcosa di forte,unico e difficilmente percepibile negli occhi di chi davvero vede nell'amore l'unico linguaggio per esprimersi.
E'una sfumatura,un'ombra,e quasi sempre fa paura.
E'dolore forse,malinconia,di certo urgenza,smania,quasi fretta che si rincorre da sè senza andare mai da nessuna parte.
E'imponente,eppure pochi la vedono.
E'la condanna di chi vuole vedere la storia già scritta su un foglio ancora bianco.
E'la tortura che strazia chi è vittima del troppo amare.
E'chi ti dice tante cose e dice sempre per ultime quelle che voleva comunicarti veramente,per paura che non sembri importante e col timore che non verrà mai ascoltato.
Le stelle,le stelle vere,per illuminare noi...bruciano se stesse. 

Mi accorgo di essermi appropriato di abitudini che non sono da me.
Ogni mattina mi vesto svogliatamente,spinto da un vago desiderio di vedermi al meglio.
Potrebbe sembrare un istinto positivo,m non lo è.
Non c'è gioia nel mio volermi bene.
C'è solo la necessità di mascherare.
E'dare un vestito bello a un umore pessimo.
E'la mancanza di respiro all'idea che i "suoi"occhi accusatori mi giudichino male.
E'questo che mi muove.
Ascolto disattento il trascorrere dei dialoghi,creando ogni volta una versione diversa dello stesso dialogo tra me e qualcun altro,sperando sempre di dire cose giuste,condivisibili e non discutibili,mai.
Parlo velando ogni accento,smussando le parole e comunque convinto che le mie,di parole,siano sempre troppe.
O peggio:di troppo.
Mi sto mettendo in discussione.
Ma davvero sono così?
Che succede?
Sono con le spalle al muro?
Quando si può ufficialmente ammettere di esserlo?
Quand'è che si può lasciar cadere le braccia,appoggiare la testa,rilassare ogni muscolo per rendersi conto che abbiamo perso e dobbiamo ricominciare?
Oggi lo strazio sembra dovuto.
Sembra dovuto il sentirsi in difetto,il guardare all'orizzonte l'alba di un dolore che è soltanto paura di vivere,di esistere.
A 20 anni mi accorgo che non faccio altro che ripararmi,senza scegliere una direzione.
Sto sottocoperta e intanto cerco di mettere insieme il coraggio.
Mentre mi limito a osservare la polvere che si accumula e che un giorno verrà sollevata dal primo colpo di vento:
allora una nuova luce annuncerà il sorgere del sole.
Il sole di un altro universo,lontano da questa galassia,che per adesso mi azzardo solo a contemplare in sogno.

Finalmente ho l'impressione di parlare con qualcuno che mi capisce.
Stavo quasi cominciando a sospettare di non saper comunicare in italiano.
Di essere davvero io il problema,o di essere una specie di alieno.

Ogni tanto mi sembra di essere l'unico a dar valore alle emozioni.
Sono davvero il solo a credere che i sentimenti possano rivoluzionare il mondo?
Ricordavo,l'altra sera,i profumi della notte di Capodanno,quando i festeggiamenti sono appena finiti,la gente non ne può più di urlare fuori la gioia e tutto è passato.
Ecco,in quei momenti a me rimane sempre e solo la voglia di staccarmi dal gruppo.
Fuochi fatui come,come quelli di Capodanno,che poi si dileguano,lasciando qualche traccia,un vago odore di bruciato e poca nostalgia.
Il ventenne troppo maturo e col cuore in stallo.
Che paura!

Ho deciso di iniziare a ridere della sfortuna.

I sogni.
Di notte mi abbandono a quello che vorrei e di giorno mi abbandono a quello che non è.

Ho 20 anni,poco in comune con i miei coetanei e tantissima voglia di vivere come loro.

Comunque,ecco un buon proposito per il nuovo anno:
che l'ottimismo sia con me!
Perchè fino a ora non sono stato certo un fuoriclasse di positività.

Di nuovo giù nel dirupo.
Mara e Alberto hanno ricominciato a fare il giro delle case discografiche e nessuna è interessata.
Non so più cosa pensare.
Mi sto mettendo l'anima in pace.
La tristezza mi prende allo stomaco e alla fronte.

E se il singolo andasse male?
Se tutto fosse inutile?
Perchè dovrebbe andare bene?
No,voglio farcela,devo temprare il mio carattere a fare male a tutti.

La canzone dovrebbe partire in radio il 12,diverse emittenti hanno già confermato il supporto.
Alcune lo trovano "spaventoso" (testuali parole...va beh,capirai,sono 21 anni che vivo nel terrore di me stesso,è anche comprensibile che prima o poi qualche povero Cristo lo avrei spaventato!!!).

Stavo guidando distratto dal traffico dell'ora di punta di Latina,quando all'improvviso sento partire le note dell'intro di "Xdono".
Era RDS che la lanciava nello spazio "novità": STU - PEN -DO!!!!!
Per poco non vado a schiantarmi...
Che emozione!!!!
Che bello!!!!
Che cosa unica!!!
Voglio stare così per sempre!!!!

E'sbagliato pensare che siano disturbi alimentari,perchè sono certamente,innanzi tutto,disturbi del cuore.
Non c'è amore? C'è il cibo.
Non c'è sesso? C'è il cibo.
Sono triste? C'è il cibo.
Qualcosa è andato male? C'è il cibo.

Adoro quando la sorte ti porta nel baratro della tristezza per poi risollevarti.

C'è un velo blu,dietro al quale la luna sembra cerchi di nascondersi anche nelle notti d'estate senza nuvole.
Tutto quello che l'umana scienza tenterà di inquadrare come chiaro,in realtà potrà sempre essere eluso dal disordine impetuoso dei sentimenti.

Ma non è tempo di dare spazio alle paranoie.
E'solo tempo di rimanere concentrati.

Era tenero,Flavio,perchè si capiva che stava attento a non esagerare con le dimostrazioni di gioia,e tutto per non urtare la sensibilità degli altri.
E'così che voglio che cresca mio fratello,perchè è nei piccoli gesti che si riconosce la grandezza di una persona.
So che mi riserverà belle sorprese,lui che ha già saputo darmi tanto senza neanche accorgersene,semplicemente venendo al mondo.

Perchè il confronto diretto con se stessi è sempre un mestiere faticoso.
A volte penso che a tenermi in piedi sia stata semplicemente  un pò di sana pazzia.

Io di natura sono un indipendente.
Posso essere il pagliaccio della festa,amare la compagnia degli amici e godere della presenza di una folla,ma arriva sempre il momento in cui ho bisogno di stare solo.
Non importa dove e non importa a fare cosa.
Solo.
Lontano dagli sguardi indagatori,dalle domande di circostanza e dai commenti superflui.
Solo.
Bastano una birra,l'ipod caricato al 100%,la musica giusta e nessuno intorno,e quello diventa già il mio spazio,
E sto bene così.
20 minuti,un'ora o tutta la notte senza dormire.
Tutto grazie alla mia capacità di stare solo.
E'come se mi ritirassi in una terra di mezzo in cui mi concedo soltanto quello che mi piace e quello che mia va,nel tentativo di stare bene,io e basta però.
Senza dovermi piegare al compromesso di far felice qualcun altro.
A volte alterno una canzone a una telefonata.
Poi scrivo quelle che diventeranno le prime righe di un testo,apro un'altra lattina di birra,passo quindi a un'email,mangio un dolce,mi concentro su una battuta di un film,canticchio un'altra canzone.
E così il tempo passa e la serenità torna.

Forse il mondo non è fatto per certi piccoli pazzi.
Ma,in fondo,tutte le persone migliori che conosco lo sono almeno un pò.
Sarà che tra folli,seppur di diverso genere,ci si riconosce.

Da piccoli spesso ci si lascia trasportare dalle circostanze.
Da grandi,se siamo bravi e fortunati,le circostanze cominciamo a determinarle.
Quello che allora mi feriva,adesso mi strappa un sorriso e mi sembra così evidente che sbagliavo a lasciare che fossero gli eventi a portarmi in una direzione piuttosto che in un'altra.
E'la vita del clandestino emozionale:
colui che si sente in colpa perchè ama troppo e sempre.
E'come una dipendenza e io lo so,
Si fugge,ci si chiude,ci si vergogna,ci si aliena,si sta male e si commette qualunque delitto.
Perchè quelli come me pensano solo all'amore,e basta.
E si ruba.
Si ruba per amore.
Ora rubo cose al passato perchè non mi vergogno di ciò che è stato e costruisco il mio presente sulle fondamenta degli errori commessi.
Prima rubavo a me stesso quando provavo sana invidia per la felicità
altrui e ne esorcizzavo il bruciore isolandomi,andando via e sentendomi incapace di stare al mondo.
Adesso,vedere gli altri che stanno bene mi spinge solo a voler star meglio.
Prima rubavo itinerari,strade già battute,calcolando gli imprevisti,le curve,le salite,al millimetro,senza concedermi deviazione,tantomeno tregue.
Conoscevo la partenza ma anche l'arrivo.
Adesso costeggio il mio sentiero e mi concedo una pausa.
Anche più di una,se è il caso.
Prima rubavo a me stesso quando un segreto mi sembrava una colpa,una bugia,un malanno,un fastidio.
Adesso un segreto mi sembra solo un tesoro da custodire.
Adesso ogni mia lacrima di sofferenza non sarà più il fine ma solo il mezzo per raggiungere la serenità.

Ogni volta che mi sentivo libero e diverso dagli altri mi odiavo,adesso vorrei solo un pò di pace.
Ora preferisco siano gli altri a cambiare strada se quando mi incontrano non vogliono salutarmi.

Mi sembra che le mie giornate siano un elenco di cose e di fatti che si susseguono senza logica alcuna e,quel che è peggio,senza nessun tipo di vero trasporto emotivo da parte mia.
Non è così che immaginavo la mia vita.
Qui in Francia sono sempre più famoso e pare importi a tutti tranne che a me.
A me importerebbe solo di riuscire a dormire.

Per me l'uomo viene sempre prima del cantante.
E anche se il cantante ora ha successo,l'uomo sta male.

Questi sono i momenti in cui mi sento davvero solo.
Quando faccio nuove esperienze che nel bene e nel male toccano la mia emotività e accanto a me non c'è nessuno di significativo con cui condividerle.
Non capisco se questa esperienza di lavoro nel mondo della musica mi stia davvero piacendo o no.
Mi sento come un bimbo tradito dalla scoperta che Babbo Natale non esiste.
Perchè io non me lo metterò mai in testa che Babbo Natale non esiste.

Mi sembra di vivere su un pianeta lontano millenni da casa mia e di avere di fronte degli alieni che non capiscono una parola di quello che dico.
E'obiettivamente molto faticoso.

Gioia e sofferenza sono in perenne scontro dentro di me.

E'successa una bella cosa:ho ripreso a disegnare.
Quindi,invece di cercare di superare la mia timidezza e la mia inesperienza,torno adolescente....e riprendo a disegnare.
Bene,no?
Tra poco,magari,inizierò a giocare a briscola invece di respirare,e a fare origami,invece di scrivere canzoni.
Poi,a 30 anni,mollo tutto,mi compro un pezzo di terra,inizio a dedicarmi all'orticultura e a ogni pomodoro raccolto celebrerò il mio totale rincoglionimento.

Davvero un film,mi sentivo in un film!
Totalmente fuori dalla realtà di sempre,la mia realtà,che ormai cambia tutti i giorni,sempre di più.

...la salute si può anche parcheggiare,la promozione no!

Con Marco,tante telefonate,1000 sms,ma non parlo di me.
Per la verità,non parlo di me con nessuno.

Ogni tanto la mia testa sembra un porto di mare,nel quale vanno e vengono pensieri di ogni tipo,diversi e in contrasto,che arrivano da ogni dove.

Ti voglio bene.
Forse si abusa di questa frase.
Una frase che dovrebbe essere rara e speciale e che invece rischia di diventare quasi un intercalare distratto nelle nostre giornate:
sms,email,lettere...3 parole con le quali dar fiato alla bocca.
Io comunque voglio imparare a dirlo,a scriverlo,a pensarlo:
ti voglio bene.

E'inutile:
non so ancora gestire la presunzione e l'arroganza di chi mette alla prova la mia sensibilità.
Rimango sempre e solo sgomento di fronte a ogni episodio di maleducazione gratuita.
Stupido io che ci resto male.

Certa guerre personali non si smette mai di combatterle.

Una parte del mio cervello è anestetizzata,ma parte del mio cuore è altrove.

I soldi non sono fondamentali,ma non è giusto che tutti diventino ricchi e io non riesca neanche a mettere da parte qualcosa per poter cominciare a pensare a una casa mia.
Calcolando,oltretutto,che non butto certo i soldi in cose inutili.

Oggi vorrei dire al mondo che deve imparare a gestire le emozioni,a non commettere lo stesso errore che faccio io,che non parlo e tengo tutto per me,o al massimo lo confido a questo quaderno.
Le emozioni devono urlare,la vita è troppo breve per privarsi,e privare gli altri,di questi momenti.

Mi chiedo come mai la mia abilità nel dare certi consigli non sia pari a quella di ascoltarli e metterli in pratica.

Devo svegliarmi.
Nessuno fa niente per niente.
Beh,io più o meno,sì....

Alla mia età,la vita dovrebbe essere ancora pienamente votata alla scoperta e all'arricchimento della mente e del cuore.
Ho bisogno di stimoli nuovi,ma soprattutto diversi,non voglio trovarmi a 40 anni a conoscere tutto della musica e niente di tutto il resto.

Un giorno smetterò di vivere del supporto e dello stupore degli altri,che purtroppo in questo momento sapientemente elemosino.

Le idee non puoi trattenerle,le idee ti seguono ovunque.

Sono giù per il comportamento delle persone che lavorano con me e mi sento sfruttato.
Hanno abusato della mia pazienza e della mia correttezza.
Sento che la mia buona fede e il mio affetto incondizionato sono stati traditi.
E poi non mi sento più parte di un gruppo che lavora e fa fatica insieme,la punta di un iceberg:
tutto questo non c'è più.
Sono solo.
Mi sono accorto,rileggendo questo e altri quaderni,che ho sempre parlato al plurale:
"siamo al numero 1","andremo in tour","abbiamo raggiunto dei bei risultati".
Povero scemo.
Le favole non esistono.

Cos'è la speranza?
Cos'è che dovrebbe davvero essere?
Io spero tutti i giorni,e ogni giorno che passa mi sembra solo di pagare un'imposta che la pazienza percepisce su ogni sconfitta.

E'la felicità che prolifera dal nulla.
E'quello che io non riesco più a provare.
Ho perso la capacità per colpa di 1000 sovrastrutture e paranoie.

Vorrei urlare e non sentirmi solo ogni notte e poi,di nuovo,ogni mattina.
Non dovermi per forza illudere ma vivere le cose e viverle senza problemi.
Dovrei piantarla di dirmi tutti questi "dovrei" senza poi rispettarne neanche uno.
Sono confuso.
Confusissimo.

Voglio scommettere su di me.
Forse sfidarmi,rischiare.
O solo scappare?
Qualcuno giurerebbe che è così.
Io,sopraffatto dall'istinto di sopravvivenza,non scelgo ma mi butto sulla decisione apparentemente migliore perchè posso fidarmi solo di lui.

C'è chi direbbe che sono pazzo,
Io,oltre a dirlo,lo penso proprio.
Meglio pazzo che amorfo.
Mi sento come se gli ultimi 3 anni di vita li avessi trascorsi nella sala d'attesa della serenità.
E ancora non fosse arrivato il mio turno.

Che brutto fare o non fare una cosa solo per orgoglio.
Ringrazio di non essere orgoglioso.
All'inferno quelli che la vedono come una mancanza di carattere:io vivo meglio così che come loro.
Sto in pace di fronte ai miei 15 minuti di risentimento che si dissolvono da sè,
lasciando traccia della cattiveria degli altri solo nei ricordi,non nel mio cuore.
Non mi porto dietro risentimento.
Non covo mai voglia di vendetta.
Non dedico tempo alla ripicca o al controspionaggio.
Lascio stare.
Lascio correre.
E non mi sento stupido per questo.
Perchè so che non dimentico quello che provo dopo un episodio sgradevole,uno sguardo malevolo,un pianto per una brutta persona.
E'solo che,invece di macerarmi nel rancore,ne faccio tesoro per non sbagliare ancora.
Per essere più forte.
So riconoscere le persone con le quali non si può camminare mano nella mano,
anzi,ormai le riconosco anche prima che possano rivelarsi per quello che sono.
Ma non porto rancore per loro.
Mai.
E' forse un crimine?
Se pure lo fosse,a me va bene così.

Vedo questo spiraglio di luce ogni volta che sto male,
Si chiama musica.

Che strana sensazione,quando una città ti toglie il fiato con la sua bellezza.
E'disarmante.

La musica è bella ma questo mestiere tende a isolarti da quello che ti succede intorno e,mentre tutti i miei coetanei diventano avvocati,dottori o ingegneri,non posso stare qui a crogiolarmi di fronte a un disco di platino.
Ho voglia di sperimentare,vedere,viaggiare,imparare e scoprire,come gli altri ragazzi della mia età.
In questo momento è quello che più mi preme.

E'questa la mia condanna:
aver obbligato i miei sentimenti a rimanere sotto chiave come fossero incriminati,quasi fosse un errore scardinare quel lucchetto e tirarli fuori,esprimere con serenità le sfumature,belle o contorte che siano.

So che non è detto che quello che cerco mi stia aspettando in un'altra terra,ma pero ora mi sento un'anima errante e non mi resta altro che seguire quello che adesso sembra essere il mio destino.
E'frustrante realizzare di dover fuggire per tentare di vivere.
Penso però che purtroppo è l'unica soluzione e devo farmela andar bene.

Io ricambio il sorriso,accorcio le risposte,alzo le spalle e vado avanti.

Sono sempre stato così:
se stimo qualcuno come persona o come professionista (meglio ancora quando le 2 cose coincidono),mi fido ciecamente.
Sarà poi il tempo a sentenziare:
chi vale rimane,chi bluffa se ne va.


Pensiero di pace del giorno:
stra-odio essere famoso!
Se doveste mai sospettare che un amico ha voglia di diventare famoso,gambizzatelo!
Mirate prima a un ginocchio per dargli il modo di riflettere e cambiare idea.
Se,recidivo,dovesse rimanere fermo sulla sua posizione,allora è inevitabile:
colpite al centro della fronte!
Salvatelo dalla irrimediabile miseria alla quale una vita come questa lo condannerebbe inesorabilmente.

...sono cose belle che vanno affrontate come tali,non si può pretendere di avere alleati quando si infrangono le regole della quotidianità.
La gente è spaventata da chi scardina la normalità,da chi la dissacra,rompendo i dogmi della noia e della ripetitività di tutti i giorni.

Ma non mi aiuta a trattenere il pianto la consapevolezza della decisione che ho preso e del perchè l'ho presa:
so combattendo contro me stesso,contro il mio lavoro e contro le mie scelte,senza sapere come questa guerra andrà a finire.
Sento di non poter lottare ad armi pari contro i miei mostri,nonostante sia guidato dall'amore.
Un amore caparbio i cui frutti potrò raccogliere,spero,chissà,un giorno.

Mi piace prendermi cura di quello che sono,oltre l'involucro.

Forse perchè,d'istino,davanti ai pericoli e alle difficoltà,l'uomo tende a isolarsi.
E a fuggire quando sente di non avere gli strumenti necessari per affrontare le situazioni.
Forse la lontananza,pur non essendo una soluzione,è un palliativo accettabile quando si attende una risposta...e una risposta è proprio quello che sto cercando.

Quando si ricomincia bisogna sempre essere spinti da un sentimento positivo.

La mia realtà io non la capisco e dentro ho ancora un avversario.

Ho scoperto che non bisogna porsi troppi limiti quando si affronta il futuro,e sto capendo a poco a poco quanta indulgenza bisogna concedersi perchè ogni giorno in più possa essere un passo avanti in questo giardino inesplorato,pieno di fiori delicati,nuovi,rari,che è la vita.

Come ci si sente strani ogni volta che ci troviamo di fronte a un chiaro segnale del fatto che stiamo crescendo.

Allora chiudo tutto e lascio il mondo fuori.
Qui nel mio bunker antiatomico non entra nessuno,nessuno mi vede e nessuno mi parla.
Nel mio bunker non entra niente,nè aria,nè sole,nè luce,nè vento.
Tutto è fermo,ci sono solo io...da solo.

Non sopporto i pettegoli e i chiacchieroni.
Certa gente non la capisco e certi comportamenti mi lasciano allibito.
Il pettegolezzo è la forma di maleducazione più diffusa,il più becero esempio di ristrettezza mentale che esista.
Non c'è nulla di edificante,nulla di divertente,nulla di apostolico nel diffondere il messaggio della malalingua e mi imbarazzo per chi ne fa un mestiere.
Veramente,mi sento male per loro.
Mi ripeto:cosa che si vede,non si chiede.
E io al mondo penso di aver già concesso abbastanza.

Non è semplice,ma le cose semplici non mi sono mai piaciute.

Oggi mi sento patetico e noioso come un bambino viziato.
Continua forte la malinconia,un misto di rabbia,dolore e mancanza di qualcosa alla quale non riesco a dar forma.
E'una ferita aperta la mia,una ferita che non si rimargina come dovrebbe.
E siccome si presume che le ferite si chiudano da sole,sembra illogico cercare un rimedio.
Oggi mi passano in mente solo immagini brutte,di morte,di disperazione e non riesco a non darla vinta allo sconforto.
Odio i dogmi della gente che mi guarda e sente il bisogno di inscatolarmi in una definizione.
Odio aver considerato di nuovo di morire.
E odio dover chiudere ogni volta questi discorsi col solito pensiero fisso di me che voglio mollare tutto.
Oggi mi lascio andare alla deriva delle cose che non posso controllare.

Mi trovo in una fase acuta di "domande paranoiche e inutili".
Certo che io senza casini proprio non riesco a vivere.
E'come se li cercassi disperatamente.
E'come se il mio inconscio se ne nutrisse e la mia anima ne andasse ferocemente a caccia.
Il genio della paranoie non riposa mai.
E'un lavoro duro,mandare in fallimento la propria esistenza:
si lavora sodo a tutte le ore.

Ora dovrei sciogliermi un pò con i compagni di corso,e magari cercare di integrarmi di più.
La scorsa settimana,per chiedere un temperino,ci ho messo 20 minuti di riflessioni varie in merito a cosa avrei dovuto esattamente dire per porgere la domanda nella maniera più consona,educata e grammaticalmente corretta.
Non va bene!
Bisogna essere un pò più rilassati nella vita,non si può essere tesi per colpa di un oggetto di cancelleria!

Sembra che si siano tutti coalizzati e io non riesco ad abbattere questo muro di silenzio perchè penso di non essere abbastanza importante,
perchè credo che ognuno di loro abbia già i suoi bei problemi da affrontare e io non ho il diritto di creargliene altri.
Le rare volte che trovo il coraggio di prendere l'iniziativa e di chiedere alle persone di vederci,
loro non possono e io mi scoraggio subito perchè mi convinco che sono tutti arrabbiati con me.

E'giusto allontanarsi ed esplorare altri mari,non si può diventare schiavi e costringersi a rispondere alle aspettative che altre persone hanno costruito su di noi,anche se sono persone importanti e amorevoli come i nostri genitori.
L'errore più grande che un figlio possa commettere è sentirsi in colpa quando non vuole,non può fare quello che suo padre e sua madre vorrebbero per lui.
I genitori vogliono il bene per i loro figli:
è bello,tenero,giusto,sacrosanto.
Peccato che il bene sperato da loro non rappresenti necessariamente il meglio per noi.
Non bisogna però mai spezzare il legame che ci unisce ai nostri genitori.
Una fine,purtroppo,arriverà comunque,e sarà amara e triste.
Bisogna fare in modo che,prima di quel momento,le marce indietro siano solo brevi e innocue,e le svolte sorprendenti,meravigliose,personali.

Ieri il mio malumore si è esteso a tutta la giornata e a tutti i livelli possibili:
dentro,fuori,tour,studio,amici,famiglia,cibo,canzoni,cielo,terra,cervello bacato che mi ritrovo.
Forse fingo di saper vivere una vita per la quale non sono preparato...non so.

In qualunque direzione io vada,guadagno e perdo qualcosa nello stesso momento.

Certi rapporti vanno avanti così:
si tengono a galla come possono in un fiume d'amore così grande,ma così grande,che spesso straripa e quasi si rischia di annegare.

Iniziare cose nuove in posti nuovi,ormai l'ho capito,ogni volta mi fa scoprire che ho molto pù coraggio di quanto immaginassi.

Non sono un compagnone,nè un animal party,e non c'era bisogno di questa piccola vacanza per capirlo.
Tutti avevano esigenze diverse dalle mie.
Ho avuto per tutto il fine settimana la netta sensazione di essere completamente fuori luogo e,in un modo o nell'altro,di troppo.

Mentre scrivo,sul tavolino accanto al mio,c'è una libellula che sta morendo.
Non so che fare,non riesce più a volare.
E' caduta e a poco a poco si muove sempre meno sotto i miei occhi.
La vista di questo animaletto innocente mi sconvolge.
Ecco,una donna delle pulizie ha appena toccato la libellula morente e lei ha spiccato di nuovo il volo.
Di colpo.
L'unico problema era che,di schiena,non riusciva a ribaltarsi.
Forse sto di schiena anche io.

Odio la mia incapacità di reagire alle cose.
Il mio guardarle degenerare senza sapere cosa fare,anche se in verità lo saprei benissimo.
Odio non saper mai percorrere la via più breve,la strada più semplice.
Odio l'idea di calpestare la mia integrità e il mio voler fare le cose sempre e solo correttamente.
Odio tutto questi perchè mi sta portando ovunque tranne che al centro di me stesso,dove ho l'impressione che si nascondano tutte le risposte al mio tormento.

Ci sono momenti in cui devi lasciare entrare il buono che arriva dal mondo.
Perchè nel mondo c'è gente che non vuole altro che il meglio per te.
E'giusto concedere fiducia a chi ha saputo conquistarsela nel silenzio.
E' giusto lasciar entrare nel proprio mondo chi se lo merita.
E io,l'altra sera,mi sentivo come vorrei sentirmi tutti i giorni:
importante per qualcuno.
In 24 anni ho visto mezzo mondo e accumulato esperienze straordinarie:
quello che più mi stupisce è che l'unica cosa ancora in grado di sorprendermi è la vita quotidiana con i suoi dettagli apparentemente insignificanti eppure in grado di modificare in maniera definitiva il corso dell'esistenza di un uomo.
E stasera l'ho capito:
il potere dell'amicizia è pari al terrore che si ha di perdere quelli a cui teniamo davvero.

...mi è servito a capire quanto spesso starsene per conto proprio sia meglio!

Io sono l'unico che continua a guardare il rapporto di amicizia con gli occhi di un bambino,mentre la maggior parte delle persone,quando si fidanzano,lasciano che il loro mondo sia rivoluzionato,amicizie incluse.

Se si vuole crescere bisogna alzare il livello di difficoltà.

Ho anche voglia di fare il cattivo.
Vorrei davvero imparare come si fa.

A volte penso che il mio vero mestiere sia l'empatico professionista.
Il mio unico vero talento è capire gli altri e incastrarli insieme.
La mia è una missione complicata.
E'come se mi sforzassi come un pazzo per far sì che gli altri vadano d'accordo e che tra loro regni la pace.
Sono una specie di super eroe dei sentimenti.

Io darei tutto per lui,tutto!
Invece "tutto"...è solo quello che sbaglio.

Non credo che ci si possa sentire in colpa per un bacio,anche se non di nascosto e con un altro uomo.
Mi sento placcato dal senso di colpa per aver concesso un posto al sole a un segreto che deve rimanere tale.

Rimango a guardare questo disordine senza prendermi la responsabilità di assumere il controllo totale delle cose,come ho sempre fatto.
Non ho voglia di condannarmi a morte,adesso.

Voglio costruirmi una vita sulla base di quello che mi far star bene davvero,e i punti di riferimento degli altri non devono necessariamente essere anche i miei.

Sorseggio queste poche gocce di vita surreale con le quali cerco di placare la mia voglia di vivere in un mondo che non è il mio.

Posso davvero essere importante per qualcuno?
Valere?
Significare qualcosa nella complicata esistenza di un altro essere umano?
Meritare stima incondizionata senza dover sempre lottare per dimostrare i miei meriti?

Io che ho sempre ascoltato l'istinto,per il momento ho deciso di non farlo.
La mia vita merita di meglio,io merito di meglio.
Fatti una promessa,Tiziano:
dal prossimo quaderno prova a amarti un pò di più...e senza paura.
Perchè il troppo amore intimorisce e amarsi è un lavoro complicato,fatto di piccoli gesti di fedeltà quotidiana.
Spero che l'amore verso quello che sono possa diventare testimone di tanti progetti portati a termine,da oggi in poi.

Non è più come anni fa,quando alla fine di ogni giornata promozionale mi chiudevo in camera,triste e isolato dal mondo esterno,nonostante fossi nelle città più belle d'Europa.
Ora mi guardo intorno,vivo,vedo,esploro,fotografo,critico,maturo impressioni,mangio,voglio sentirmi connesso col posto in cui mi trovo,specialmente se non lo conosco.
Ed è bellissimo.
Peccato che il mio lavoro spaventi gli altri.
Sono certo di essere migliore come persona che come personaggio,non ho dubbi.

Io ho un buco nel cuore.
Sono contento?Straziato?Orgoglioso?Arricchito?Pentito?Stronzo?
Cretino?Confuso?Disinnamorato?Finto tonto?
Tutto e niente,e nella scia di sentimenti che mi porterò dietro di ritorno in Italia,c'è ognuno di questi stati d'animo.

Il lavoro non è stato faticosissimo,ma la centrifuga  cerebrale sì.

Non sapevo così si prova quando ci si lascia alle spalle una vita precedente.
Ora lo so.
Si prova quello che spereresti di non vivere mai quando immagini il tuo futuro.
Mi sento spaesato in casa mia,nella terra in cui sono nato,ed è come doversi riappropriare di qualcosa che hai dentro,che è sempre stato tuo ma che hai perso di vista.


E'dura quando ti rendi conto che la decisione che hai preso e che hai maturato con fatica ferirà qualcuno.
E tu lo sai ma non puoi sottrarti al destino,quando ti conduce caparbio verso ciò che è meglio per te.

Penso che un giorno arriverà un angelo che mi tirerà fuori da questa situazione.
O forse mi ci vorrà la saggezza dell'età per vincere questa guerra con me stesso che neanche il dolore fisico sa placare.

Messaggio di pace:
il mio rompimento di coglioni è giunto a livelli estremi,si sta cosmicamente espandendo ed è sul punto di prendere possesso di ogni mia facoltà di intendere e di volere.
A.I.U.T.O!

Non voglio darmi da solo delle pacche sulla spalla ma trovo corretto celebrare le proprie conquiste.
Quindi:bravo Tiziano!
Sento di potermi dire,con un pò di sana presunzione,che me lo merito.

Ho sempre delle piccole missioni da compiere,ogni volta che mi sposto.
Lascio un luogo per un altro solo quando sento che il mio tempo è naturalmente scaduto.
Non so ancora perchè adesso sono qui,ma sono certo che lo scoprirò.
Mi sento come al principio di un percorso,e stavolta ho l'impressione che potrebbe essere meno breve e più contorto del solito.
Il tempo mi sarà testimone.

Se i contrasti non ci aiutano a migliorare,allora che finisca tutto.
Credo che la fine arrivi una volta sola:
tutto quello che la precede è regresso,o è una svolta.

Il fatto in sè non mi spaventa:
so di poter contare sulla mia forza di volontà che è una delle poche cose che raramente mi hanno tradito.

Oggi,durante gli esercizi di circonduzione,la fisioterapista ha forzato ancora di più il movimento,
Ho avuto un dolore così forte che penso di aver visto per un attimo Gesù e tutti i santi (uno per uno,in fila) che mi salutavano e mi sorridevano,anzi,a pensarci bene alcuni mi prendevano anche per il culo!

Oggi mi sento critico e criticato.
Oggi giornata "it's so difficult to be me".

Uno dei buoni propositi per il 2006 è obbligarmi a essere più sereno e felice e provare a godere delle mie fortune.

Sono un inguaribile romantico?
O sono solo scaramantico?
Oppure vivo nel mondo delle favole?
Boh!

Volere troppo è come non volere niente.

E'complicato trovare degni soci per il mio club.
Senso dell'umorismo e semplicità sono 2 caratteristiche che raramente convivono nella stessa persona.

Ho parlato al telefono con Michele Zarrillo.
Tra poco c'è Sanremo e c'è una serata durante la quale gli artisti in gara dovranno cantare il proprio brano,duettando con un ospite.
Lui parteciperà ed è nel panico.
Gli ho detto candidamente che,se l'idea gli piaceva,l'avrei accompagnato volentieri e ho specificato che non importa che non abbia ascoltato la canzone:
se l'ha scritta lui,non può essere brutta.
Quando l'ho comunicato alla EMI hanno detto che sono contrari,ma per me non c'è niente come la parola data a un amico e per nessun motivo deluderei Michele.

Sono sempre più certo che l'istinto non mente mai.

L'altro ieri in albergo mi sono svegliato di colpo con una strana sensazione.
Erano le 3 del mattino e,in preda a un misto tra preoccupazione,soffocamento e nervosismo,ho iniziato a guardarmi attorno.
La sensazione era che qualcuno mi avesse svegliato per mostrarmi qualcosa.
D'istinto mi sono girato e ho visto una Madonnina incisa nello specchio della spalliera del letto.
Mi sono messo in ginocchio sul materasso e mi sono avvicinato,stupito:
quando ero entrato non avevo visto niente di simile.
Dopo aver guardato per un pò mi sono sentito più tranquillo e mi sono riaddormentato,cullato dal ricordo di quel viso.
La mattina,appena sveglio,mi sono subito voltato a cercare il viso della Madonnina ma...non c'era più!
O forse non c'era mai stato.
Io però me lo ricordavo nitidamente ed ero certissimo di essermi svegliato,perchè avevo anche bevuto ed ero andato in bagno.
Ero sicuro di non aver sognato,e ancora adesso...non so che dire.
Fatto sta che non sono andato in aeroporto,non ho preso nessun aereo:ho disdetto tutto.
Sarò folle,ma non si può rimanere indifferenti di fronte a eventi come questo.
Sembrerò anche puerile ma,secondo me,quella Madonnina voleva dirmi qualcosa,voleva mettermi in guardia.
E se,per una volta,disdico un impegno non muore nessuno.

La moda intimorisce chi,come me,lotta contro il proprio corpo tutti i giorni e ne esce quasi sempre sconfitto.

Con le buone maniere e l'eleganza si arriva dappertutto.

Con le cicatrici che mi porto dietro,non è stato facile essere magnanimo e di cuore con tutti.

Adoro quando tutti i miei mondi si intersecano.

Oggi si torna in studio per cantare "Baciano le donne".
Io,invece,intanto....altro che baciare le donne!
La vita da single completamente votato al lavoro mi distrugge l'esistenza.
Non si bacia proprio nulla:nè donne,nè uomini,nè animali.

Puntuali come al solito ricominciano i pettegolezzi sulla mia vita privata e io,che vorrei urlare in faccia a tutti che una vita privata non ce l'ho,scelgo semplicemente di stare zitto e aspettare che qualcosa succeda.
O che,semplicemente,prima o poi mi decida ad affrontare di petto la rivoluzione che ho dentro.
Il punto è che,fino a quando non smetterò di rimandare questo appuntamento con me stesso,non farò altro che continuare a dare la possibilità ad alcuni ignoranti maleducati e violenti di parlare a vanvera e di sfruttare le mie presunte debolezze per colpirmi.
Dovrei imparare a sdrammatizzare,a divertirmi e a prendere le cose con un pò più di leggerezza.
Anche perchè ora non ho nè il tempo nè la forza per guardarmi dentro in merito a una questione così complicata.
E' troppo difficile.
Passo.
Tutto procede,mentre la mia esistenza è sempre più proiettata verso il disequilibrio totale.

Oggi ringrazio Dio per la vita con la quale mi ha benedetto.

Come sempre,di fronte a celebrità di questo calibro,divento timidissimo e non riesco ad articolare un discorso sensato.
Ogni volta mi sento davvero un idiota.

Mi sento solo.
Più che solo,senza punti di riferimento.
Come chi guarda sposarsi tutti i suoi amici d'infanzia mentre lui rimane lì,attonito,senza combinare niente,e soprattutto senza nessuno.

E'come se non fossi mai vissuto lì.
Come se nulla contasse.
Come se 2 parole buttate lì valessero più di 3 anni di amore e fedeltà.
Sono confuso.
Ho già chiesto scusa 1000 volte e dovrò farlo ancora,ma la cosa che mi lacera è questo essere spogliato del diritto di amare veramente qualcosa o qualcuno e di dover pagare ogni sbaglio fino all'estremo del dolore.
Chissà quanto ancora dovrò soffrire perchè si possa finalmente mettere un punto a questa tortura.
Io credo in Dio e nel perdono,nella misericordia e nell'amore reciproco.
Non voglio che questo episodio metta in discussione i miei principi,ma sto davvero male.

Ultimamente ho l'autonomia di uno straccio da polvere.

Coloro che con eccessiva disinvoltura mi chiamano "grande" di fronte a un trionfo,sono i primi a godere nel vedermi "piccolo" di fronte a una sconfitta.

Non ricordo neanche cosa si prova quando si sorride,come se fossero passati secoli dall'ultima volta.
Chiuso in casa mentre fuori piove,la felicità mi sembra in sciopero.
Oggi questo pianeta è troppo vasto per me,vorrei polverizzarmi e sparire in un deserto.

Tutto quello che custodisco nel cuore rischia di essere travolto dall'astio di chi ha deciso di considerarmi un nemico.
Ma che ne sanno,loro,di cosa provo?
Che ne sanno,loro,che mi puntano il dito contro,di quanto sono stato male?
Chi ha il diritto di giudicare la mia vita?
Nessuno.
Sono io l'unico custode dei miei ricordi:
nessuno può toccarmeli,anche se adesso sto male e non trovo consolazione.
Odio scriverlo,ma credo sia giusto sfogarmi almeno su queste pagine:
negli ultimi tempi ho ricominciato a pensare seriamente al suicidio.

In quel momento mi è sembrato che il mondo girasse per il verso giusto,anche se solo per mezz'ora.

Spero che questa brutta storia finisca prima che sia io a finire.

Non li ringrazierò mai abbastanza,questa serata è valsa più di un miliardo di parole.
Sto crollando in un pianto dirotto se ci penso.
E'così complicato mantenere la fermezza,rimanere lucido,tenere tutto sotto controllo e cercare di essere,o almeno sembrare,sempre all'altezza.
Per fortuna ci sono loro.

Ringrazio Dio per avermi concesso il dono dell'ironia,anche quella più puerile.

Ora voglio dedicarmi solo a lui,senza preoccuparmi di chi mi vuole male.

E' strano che un evento così lontano dalla mia vita possa condizionare così profondamente il mio umore.

Scrivere è una cosa romantica.

Ieri ho incontrato una ragazza che si è fatta tatuare una "T" su un dito della mano,in mio onore.
Mi chiedo cosa potrebbe farla pentire.
Cosa dirà a 40 anni se qualcuno le chiederà come mai si è tatuata proprio quella lettera?
E come sarà allora la mia vita?
Sarò ancora in grado di meritarmi un gesto simile,ammesso e non concesso che fino a ora lo sia stato?

Ho ricevuto un sms molto bello:
"Una serata così non la cambierei con nulla al mondo.
Sapere di avere accanto un amico come te,rende la vita meno complicata"

E'come se stessi cercando di smorzare da solo tutte le angosce che,chiuse nel mio inconscio,mi rendono la vita impossibile.
Le tengo segregate lì dentro,le sento ribellarsi ma non le affronto.

Sono molto perplesso circa la possibilità di riuscire davvero a distrarmi dalla confusione che ho dentro e intorno a me.
Purtroppo andare via non aiuta,se ci si portano dietro delle questioni irrisolte.
Mi sono sentito totalmente fuori luogo.

Io non so distrarmi.
Non sono fatto per divagare.

E'una ricerca atavica e insensata di solitudine,la mia?
Cosa sto evitando di affrontare?
Sto provando ad annientarmi?
Ad autodistruggermi senza interferenze?
Mi vergogno o semplicemente proteggo gli altri dalla visione di quello che veramente sono:
un uomo triste?

Oggi ho di nuovo voglia di morire.
Odio quando succede,anche se sono certo che dietro questo disordine c'è semplicemente tanta voglia di cambiare.

Flavio è la persona a cui voglio più bene al mondo perchè è davvero l'unico da cui non mi sento perquisito con lo sguardo.
L'unico che mi lascia essere quello che sono.

"Continua così:sei bravo e serio!"
E' vero,sono serio.
Io sono serio.

Sto cercando di arginare la rivoluzione mediatica scatenata dall'ennesimo articolo pettegolo sulla mia vita privata.
Tutti sono nel panico più totale,mentre io,che dovrei essere quello più preoccupato,per tranquillizzare loro,devo accollarmi il peso di essere lucido e di mantenere il controllo della situazione,sempre e a ogni costo.
Non si può continuare così.
E'questa la vita che ho scelto e per la quale ho lottato e sofferto tanto da quando ero bambino?
Allora non posso permettere a nessuno di rovinarmela:
lo devo a me stesso.
E'triste pensare di poter essere attaccato solo perchè non dico con chi vado a letto.
Un tempo mi avrebbero dato del gentiluomo.
Purtroppo,però,siamo nel 2006 e le cose funzionano così:
siamo tutti carne da macello,nessuno escluso.
Tiziano Ferro non è una persona con una sua integrità,una dignità,un cuore e tutti gli altri organi.
Tiziano Ferro è un'esca,e la sua vita un mezzo per far sì che sempre più gente possa prosperare grazie al mercato del pettegolezzo.
Non sono io che devo fare un passo indietro,a meno che non decida di rinunciare a tutto quello per cui fatico da anni.
E'questo che voglio?
Non mi va di affannarmi a cercare una risposta.
Per ora mi affido all'intelligenza di chi va oltre la superficie,perchè ho avuto modo di scoprire che,per fortuna,al mondo ce n'è tanta di gente capace di azionare il cervello.
Più vado avanti e meno questo lavoro mi somiglia.
Continuo a chiamarlo lavoro anche se,ormai,è solo un grande caos che non ha niente a che vedere con la regolarità di un mestiere come gli altri.
E' tutto precario.
E' solitudine.
E' paura.
E'errori.
E' difendersi.
E' affetto al quale non puoi aprirti,e prima o poi non sarai più nemmeno in grado di farlo.
E' imbarazzo e incapacità di sentirsi a proprio agio.
Sono passati gli anni in cui bastava una canzone.
Adesso mi sembra di camminare su un filo senza rete mentre da sotto tutti mi osservano.

Felicità e al tempo stesso sofferenza,ognuna perfettamente riconoscibile e distinta dall'altra e in contrasto tra loro.

Ho provato un senso di profondo sconforto nel leggere parole di sdegno e disprezzo da parte di colleghi cantanti,molti della mia età:
sconforto per loro,mica per me.

Non vedo l'ora di varcare la soglia del mio appartamento,il confine oltre il quale inizia il mio mondo.

Devo ancora medicarmi le ferite,ma posso guardarmi allo specchio come chi sa attraversare le lacrime e i dolori con dignità,senza aggirare gli ostacoli.

Non ho il coraggio di guardarmi dentro mentre lascio che le cose vadano avanti da sè e spero che la polvere ricopra tutto quello che è scomodo ai miei occhi e a quelli del mondo.
Per fortuna tra poco arrivo a casa e lì non sarò più obbligato a ridere,a pensare,a star bene,a fare più o a fare meno.
Mi controllerò da solo,parlerò da solo,starò zitto quanto e quando voglio,aspettando lì il giorno in cui troverò il coraggio di ammazzarmi.

Ogni tanto guardo le bruciature che porto nel cuore e tutto ricomincia.

Bisogna sempre aver fede,lo sapevo!

C'è troppa poca musica nel mondo,e troppe chiacchiere.

Oggi non mi sento in pace con nessuno e mi rendo conto che mi lamento per problemi che non ho.

Non ho idea di quanto durerà questo mio periodo zen ma provo a godermelo.

Autoincensarsi è sbagliato,ma sono davvero orgoglioso di me stesso.

Tanti amici e tanti ospiti,sembravano tutti felici.
E io con loro,grazie a loro.

Non voglio creare problemi inutili...anche se è uno dei miei talenti più spiccati.

Acido nello stomaco al top,umore instabile,sudorazione massima,tremarella a fasi alterne:
mio Dio,la Sanremite!!!
Non devo pensare alle maledette stecche di merda,altrimenti me le chiamo,lo so!
Essere super ospite a Sanremo a meno di 30 anni è una delle cose psicologicamente più faticose che si possano affrontare,ditelo ai vostri figli,salvateli in tempo!!!

Ci sono voluti 2 giorni per riprendermi da Sanremo,mamma che botta!
Una volta aperto il sipario credevo che mi sarei liquefatto lì,sul palco,io e la mia emozione.

Mi sono reso conto che da molto tempo non parlo dei miei dubbi di personalità multipla,psicologica e sessuale.
Chissà come mai?
Ho bisogno di tempo per riprendermi da Sanremo,è stata un'esperienza troppo intensa.
Ho bisogno anche di respirare e di assecondare il fiume della mia esistenza.
Oggi lo costeggio senza attraversarlo e va bene così,non ho voglia di imprevisti.
Ma sarò in grado di vivere tutta la vita mantenendo il controllo dei miei sentimenti e delle mie pulsioni,rimanendo segregato in un angolo del mio mondo?
E i mostri mi abbandoneranno, prima o poi?
Avrei voglia di passare l'intera giornata da ubriaco,con la mente ebbra,senza dovermi preoccupare dei miei pensieri,delle mie azioni e delle loro conseguenze.
Peccato non possa permettermelo..altrimenti lo farei.

Vivo ogni giorno della mia vita come se fosse l'ultimo e questo quaderno continuo a scriverlo con la malinconia di chi sa che la mattina dopo potrebbe non svegliarsi più.

Oggi ho immaginato per un attimo di perdere fama e fortuna:
ho provato un perverso senso di piacere.
Nessuno lo capirebbe mai,ma credo che se mi svegliassi e non avessi più il successo,la prima cosa che farei,sarebbe approfittarne.
Andare in centro,fare danni,guardare la gente in faccia nell'ora di punta,non evitare i posti affollati,preoccuparmi sempre e solo di quello che succede dentro,mai di quello che succede fuori.

Credo che le donne siano esseri migliori.
Migliori in assoluto,e migliori dell'uomo di certo.
La donna è superiore per talento,intelligenza e forza e quando una donna è brava in qualcosa non ce n'è per nessuno.
Più vado avanti,più me ne rendo conto:
tutte le persone più speciali che ho conosciuto sono donne,è innegabile.

Sono molto contento perchè mi sono affezionato a questa casa.
E'piccolina,però la sento mia.
Mi dà conforto,mi riconosco tra le sue mura e mi fa sentire protetto.
E'come se quello che non conta rimanesse davvero fuori dalla porta,quando sono qui.
Tutto quello che è brutto e stressante,o che nella vita  di ogni giorno non riesco a gestire,lo lascio fuori.

...salto solamente di pensiero in pensiero,in una specie di roulette russa psicologica.

Odio quelli che optano sempre per la via di mezzo e non prendono mai posizione.

La mente si scioglie davanti ai ricordi che prendono forma accompagnati da un sottofondo che è un misto di malinconia passata e dolore presente.

E'così difficile trovare gente con un senso dell'umorismo che "valga la pena".
I mostri che ho dentro se le mangiano vive tutte,le mie nuove conoscenze.

L'inizio di un qualsiasi rapporto mi fa tornare indietro,ai tempi del tema in classe.
Bisognava ingranare subito e il guizzo,l'ispirazione,dovevano arrivare all'istante:
al massimo durante i primi 20 minuti dalla consegna delle tracce.
A volte,addirittura,già mentre il professore leggeva i titoli.
La chimica doveva scattare subito,non la si poteva forzare,o almeno non troppo:
altrimenti si rischiava di compromettere la fluidità della lingua,la correttezza della forma e l'efficacia dell'esposizione.
Se non scattava in tempo era un dramma.
Mi rivedo lì,sudatissimo e sempre più sfiduciato.
Tremendo!
Il pericolo peggiore era il blocco...un vero incubo!
Tutto diventava stantio,e le parole faticavano ad uscire.
Ecco,anche i rapporti interpersonali sono così.
Io credo nel feeling a prima vista.
Amore universale,in cui tutto ha la possibilità di accendersi,ma in un momento,uno solo.
Non credo nei ritorni di fiamma,e nemmeno nelle mezze misure.
Forse è anche per questo che ho pochissimi amici.

Dalla EMI mi fanno pesare le copie "non vendute" in Messico ed io,più che cospargermi il capo di cenere,non saprei cos'altro fare.
Come se non fosse stato già abbastanza umiliante.
Rimango inerme.
In Italia,in compenso,"Nessuno è solo",è risalito al numero 2:
credo che l'evento sarebbe degno di entusiasmo,ma nessuno ha voglia di manifestarlo,almeno all'interno della mia casa discografica.
Va beh.

Ora vado al cinema a vedere "Spiderman 3.
Sono emozionato come un bimbo di 5 anni.
Se non avessi l'età che ho,ci andrei vestito da Uomo Ragno!

Non voglio scandali ma voglio vivere la mia vita.
Non viverla sarebbe lo scandalo peggiore.
Guardo la mia vita come se fossi uno spettatore,distante e distaccato,non riesco a prenderla tra le mani.
Mi lascio trasportare dagli eventi e dai calendari che non so gestire,infatti sono loro che gestiscono me.
Così,senza una vera motivazione,proseguo il cammino.
Mi auguro di ricevere una specie di "illuminazione divina",prima o poi.
Mi sento solo e sperduto.
Troppa gente,troppe parole,troppo caos.
Ogni volta che penso all'omosessualità,poi,mi perdo del tutto.
L'omosessualità è la cosa davanti a cui non riesco a prendere una posizione chiara,anche se dentro di me ci sono sempre meno dubbi.
E'come una lettera d'amore che non sono in grado di consegnare alla persona per la quale l'avevo scritta.
La vita che vivo mi costringe ad affrontare troppe questioni lasciate in sospeso,ma la verità è che sono io a volere andare sempre al centro delle cose.
E'tutto troppo complicato quando sei in balia del rapporto con te stesso,senza nessuno con cui confidarti.
A volte penso che mi piaccia star male,ma so che è un pensiero ingenuo.

Io continuerò a lottare contro il mio senso di socialità che è sempre veramente basso,senza tendenze di miglioramento all'orizzonte.

Ho imparato tante cose.
In primis,che il rispetto e la pazienza sono 2 alleati indispensabili quando si lavora in gruppo e si vuole che le cose funzionino nel modo giusto.
Poi ci vuole tanta modestia:testa bassa e tensione alta.
Tanta disposizione allo sforzo,fisico e mentale,ma soprattutto capire se stessi e gli altri.
Valutare gli altri è difficile,ma valutare se stessi ancora di più.

Ho imparato a conoscere la forza della determinazione,l'importanza della concentrazione e della disciplina in tutto quello che faccio.
Ho capito quanto sia importante conquistare il controllo di sè.
E mantenerlo.
Ho capito quanto sia giusto trattare sempre tutti con la stessa discrezione ed educazione,indipendentemente dal ruolo,dal sesso o dall'età.

Ieri ho letto un articolo sull'archiviazione degli scritti originali di Fabrizio De Andrè.
Fermo restando che pagherei oro per leggerli con i miei occhi,la cosa mi ha spaventato.
Non mi sto minimamente paragonando a lui,ma sono un uomo,e in quanto tale,non ho potuto non pensare anche a me.
E allora la mia mente si è spostata su tutti i miei blocchi a quadretti,i biglietti,i disegni,le lettere,gli appunti,ma soprattutto...questi diari!
Che fine faranno?
E i miei provini?
Verrano sbobinati e accatastati da qualche tecnico impietoso?
E io?
E i miei ricordi?
E i miei segreti?
Dopo la morte nulla vale più.
Rimane il fatto che non voglio correre il rischio che il mio passato venga mistificato.
Adesso,mentre scrivo....per chi lo faccio?
Questo quaderno dovrebbe essere dotato di un dispositivo di autodistruzione automatico con un timer che si attiva il giorno della mia morte.

E'da una settimana che non faccio che pensare a lui e la solitudine non mi ha aiutato.

Dormo poco e male,ma la cosa peggiore è che sto pensando di dare comunque una possibilità a questa follia di situazione.
Voglio buttarmi,per una volta.
E'un suicidio,lo so.
Il punto è che adesso sono troppo coinvolto e non intendo rinunciare a questo pensiero.
Voglio andare a fondo delle cose e dare loro un nome,prima o poi.
Non sono un esperto in materia,ma credo che se qualcuno ti piace veramente devi provare ad averlo.
Anche se vive in culo al mondo ed è fidanzato.

La terapia del silenzio:
giorni interi a non dire nulla,se non "grazie" e "prego" alle cassiere del supermercato.
Fa benissimo alle corde vocali e alla mente.
In effetti dovrebbero prenderla in considerazione in tanti,questa terapia.
Non solo a vantaggio della propria salute mentale,ma anche come toccasana per quella degli altri.

Avrei dovuto curare di più il mio animo,che avrebbe bisogno di essere capito e carezzato,invece che esiliato,nella migliore delle ipotesi,maltrattato e tenuto a tacere.

Ma quanto sono scemo?
E sono generoso con me stesso,quando mi chiamo semplicemente "scemo".
No,demente proprio.
Ecco,questa è la pazzia che avanza.
Tiziano,stai attento...

Come al solito,in questi casi preferisco chiudere e chiudermi.
Mi sembra di custodire dentro un branco di mostri che scalpitano per uscire e per farlo devono lacerarmi lo stomaco.
Scelgo il silenzio.

Perchè del cammino verso la scoperta di sè fa parte anche questo:
capire chi non si è.
E'un mestiere,l'umiltà.
Soltanto col tempo ho capito che è importante circondarsi di persone in grado di compensare le proprie mancanze.
Non c'è nulla di male,i veri forti sono quelli che capiscono di aver bisogno di aiuto e imparano a chiederlo.
Solo i cretini si illudono di poter fare tutto da soli.
E da soli,poi...si autoeliminano.

Stare da soli vuol dire rimanere sempre sulla soglia,perchè per addentrarsi nelle cose c'è sempre bisogno di una guida o di una spalla.
Nella vita per fortuna ci sono gli amici.
Nel lavoro,invece,c'è,il manager: la faccia di culo che non ho.

Per un controverso come me,ammettere di poter stare una volta tanto solo e semplicemente bene è un duro colpo.
Mi godo tutto,addirittura ho iniziato a prepararmi da mangiare e a rilassarmi la sera di fronte a un dvd,senza sentirmi necessariamente solo.

Oggi sono depresso perchè è uscito un articolo dedicato alla mia presunta omosessualità.
Una cosa del tutto gratuita,inutile e piena di "si dice",luoghi comuni e falsità.
Ma non è questo che mi fa male.
Mi fa male che il mondo prenda posizione in merito a una questione così privata,quando non l'ho ancora saputa prendere con decisione neanche io.
Mi fa male che si dica che ho una doppia vita quando,forse,non ne ho nemmeno una.
Sono arrabbiato e non nascondo che l'istinto mi suggerirebbe di restituire il male che sto ricevendo da chi non capisce,da chi semplifica tutto e crede di avere il diritto a ferire qualcuno solo per sfogare la frustrazione cieca che cova dentro.
A tutti loro augurerei di soffrire quanto sto soffrendo io.
Leggo quell'articolo e mi sfugge un sorriso amaro al pensiero di non essere riuscito mai,neanche una volta,ad aprirmi con chi amo di più.
Sto qui chiuso e sto male e loro mi guardano senza capire.
Mio padre mi ha detto "fregatene",dandomi una pacca sulla gamba e continuando a guidare senza girarsi.
Lo so che ha evitato di incrociare il mio sguardo solo perchè altrimenti si sarebbe commosso.
Ci ho pensato io però,a commuovermi,e in quel momento ho ringraziato di cuore l'inventore degli occhiali da sole,perchè non avrei voluto che papà mi vedesse soffrire in quel modo.
Non se lo merita lui,come non se lo merita nessuno di quelli che mi vogliono davvero bene.
Intanto,chi ha scritto questo articolo,ha già deciso per me.
Ha già capito.
Beato lui.

Per parlare dei mostri ci vuole tempo,e io,ancora una volta,ho lasciato stare.
Oggi è la giornata delle rinunce e mi sembra di stare seduto dietro a una vetrina mentre guardo il mondo che passa e mi osserva.
Il mondo che sta meglio di me.

In aeroporto mi ha appena avvicinato una ragazza con gli occhi lucidi per dirmi che sono stato la colonna sonora della sua storia d'amore.
E'stata una cosa estremamente tenera,mi ha colpito.
Soprattutto perchè,prima di salutarmi,la ragazza ha specificato che ora il suo fidanzato è diventato suo marito e insieme hanno una casa e un bimbo bellissimo.
Devo ammettere che questi sono i motivi per i quali uno dovrebbe tener duro e non mollare mai,me ne rendo conto sempre troppo raramente.

Sento che il dialogo con Dio appartiene solo a me e alla mia solitudine.

Vivo i miei giorni rendendo conto a Dio.
Capisco che è un modo molto singolare di vivere il mio rapporto con Lui,ma spesso ho la sensazione che la mia spiritualità sia molto più forte di quella di certe persone che non si perdono una messa la domenica.

E'quell'aura che mi accompagna dandomi ottimismo.
E'quel vago senso di supporto a prescindere da tutto,che mi fa stare meglio.

Io mi sento così.
Voglio essere così.
E se sbaglio,mi pento e magari mi nascondo,ma ogni volta che la vita mi dà qualcosa di bello...vado da Dio e lo ringrazio.

Stanotte è tornato a tormentarmi uno dei miei incubi ricorrenti:
gli esami di maturità.
I professori mi interrogano e io non sono preparato.
La sensazione è sempre la stessa:
ansia pressante e sollievo quando mi sveglio e realizzo che era solo un brutto sogno.

Ho la strana sensazione che se mi muovessi troppo potrei fare danni.
Quindi rimango così,fermo,assorto nella vita che ora mi culla e mi piace.
Ho recuperato un pò di me,come mi succede quando sto con i pochi ai quali voglio davvero bene.
Allora io chiedo altre giornate,altre settimane,altri mesi,come quelli di quest'anno.
E che ci sia l'amore:
quello per me stesso e quello per gli altri.
E che duri il più possibile.
Questo spero.

Chi mi vuole bene deve avere la sensibilità di capire che la mia vita è anche questo.
Ai miei veri amici dispiacerebbe molto di più se fossi scortese con le persone che mi si avvicinano,che faccio bene a essere come sono e che non devo mai sentirmi in colpa.
Sentirmi capito mi dà forza.

Con papà avrei voluto parlare oggi,ma ogni volta va nello stesso identico modo.
Mi ripeto che non sono dell'umore giusto o che lo farò la prossima volta.
E così passano i giorni,in un crescendo di silenzi e occasioni mancate.
E poi basta parlare sempre di me,non ne posso più.
Se potessi,sparirei proprio.
Vorrei sparire del tutto.
Perchè nessuno mi veda mentre io,al contrario,potrei osservare tutti.
Vorrei andare dove nessuno potrebbe trovarmi,rimanere solo e mandare tutti nel panico.
Non direi a nessuno dove sono nascosto.
A nessuno.
Oggi rido nel pianto.

Mi sento vuoto.
Vuoto ma non svuotato.

Oggi ho paura che non sarò mai in grado di gestire una relazione:
dal primo approccio alla capacità di parlarsi senza filtri,alla presa di coscienza di quello che si prova e si desidera.
Mi avvicino ai 30 anni,ma la mia vita da uomo innamorato è agli albori.
Ho paura.
Paura che quello che arriverà sarà solo un surrogato d'amore,effetto della rassegnazione del mio cuore appesantito da anni di solitudine e impazienza.
E'come se mi vedessi in grado di accontentarmi della forma meno peggiore che l'amore possa mai assumere.
Ho paura che arriverà il momento in cui,esausto ed emotivamente disimpegnato,cederò a qualunque cosa il fato mi proponga.
E dunque mi vedo destinato all'infelicità.

Incredibile cosa la psiche umana sia in grado di concepire.
La mia,poi!!!!

Vivo di espedienti come un drogato o un senza patria.
Cerco asilo politico e la soluzione meno dolorosa a tutto,finendo per dimenticare che a volte si può essere solamente davvero felici.

Ma poi che le compro a fare le patatine?
E che mi arrabbio a fare con i videogiochi?
Non faccio sesso...è perchè non faccio sesso,lo so!!!

Ormai parlo di frustrazione d'amore,sociale e sessuale come uno qualunque parlerebbe del fatto che a casa sono finiti il pane e l'olio.
Il cinismo mi ha sopraffatto?
La domanda mi assilla...e il sospetto di conoscere la risposta mi logora.
No,eh..cinico a meno di 30 anni,no!
Saranno San Valentino e tutti questi cuori di cioccolato,nelle vetrine dei negozi,che non fanno altro che aumentare il mio senso di inadeguatezza e fame di dolci.
Che brutta conclusione.

Statemi accanto per qualunque motivo,ma fatemi divertire,porca miseria!

Che fossi il re dei lunatici lo sapevo.
Che fossi il più Pesci di tutti i Pesci che conosco...pure.
Una delle cose che mi meravigliano sempre e continuamente è la magia degli elementi che portano una persona a stare bene con un'altra.
Spesso faccio fatica a esprimermi con le parole,quindi resto in silenzio.
Ma pure questo è amore.
E anche le intemperie sono importanti,forse perfino necessarie,in un rapporto che aspiri all'eternità.
La cosa che più mi spaventa è l'empatia che mi lega ad alcune persone.
Quel sentimento forte che mi massacra se quel qualcuno sta male e mi riempie di energia positivia se quel qualcuno è felice.
Vivere con questo "dono",che purtroppo spesso prende forma di condanna,è difficile.
E'complicato spiegarlo a qualcuno senza essere preso per pazzo.

Forse mi sbaglio quando penso che vivo meglio lontano da tutto e da tutti?

Voglio amare.
Se smettessi finirei per abituarmi a non farlo,oppure peggio:mi accontenterei.
Non voglio correre il rischio di chi,sentendosi sconfitto,si abbandona alla convivenza con cuore ormai catatonico.

Com'è surreale la vita,a volte.

Ma possibile che la mia testa non si fermi mai?

Nonostante non mi piacesse,non riuscivo a non guardarla.
So che spesso i sentimenti forti portano l'uomo a indietreggiare,però ci ho messo qualche giorno a capire che tutta la mia diffidenza non era altro che interesse.

Non avrei mai creduto di riuscire a mettermi a totale disposizione del talento di qualcun altro.
Merito,evidentemente,della personalità dell'artista con la quale sto lavorando.

Ma varrà la candela,questo gioco?
Fino a quando l'amore e il bisogno di scrivere mi aiuteranno a rimanere in piedi,sfidando questo vento?
Fino a quando mi basterò così come sono?
Sento che gli anni che passano non fanno altro che aumentare i danni,senza produrre cambiamenti importanti e più cresco,meno imparo.
Più vado avanti,più avrei voglia di tirarmi indietro.

Michele dice sempre che ho 2 personalità:
una da settantenne e l'altra da bambino di 10 anni,senza vie di mezzo.
Ieri sera il bambino di 10 era a briglia sciolta e si è anche divertito molto!

Mi è tornata in mente una cosa.
Flavio avrà avuto 1 anno o poco più e io,di conseguenza,12.
Mamma sta per metterlo a dormire.
Io gioco con lui affacciato al lettino.
Lo prendo in braccio,gli faccio fare i salti,capriole,lo faccio volare e poi lo rimetto giù.
Durante queste acrobazie,Flavio ride come un pazzo e anche io mi diverto,fino a quando mi scappa di mano e cade a faccia in giù,per fortuna sul materasso.
Niente di grave,solo l'urto del ciuccio sui denti.
Chiaramente lui comincia a piangere e io a disperarmi per i sensi di colpa,anche se è ovvio che non l'ho fatto apposta.
Vederlo in lacrime mi fa sentire male.
So che un bambino di 1 anno non ha ancora maturato il concetto di perdono,ma io lo abbraccio forte e gli chiedo scusa 1000 volte,senza naturalmente riuscire a farlo smettere di urlare.
Me ne vado in camera mia a testa bassa,sentendomi addosso lo sguardo di mia madre e con la paura che lei pensi che l'ho fatto di proposito.
Dopo 2 minuti sento bussare:
è mia madre con Flavio in braccio,gli occhi ancora lucidi.
Lui succia così forte che il ciuccio gli va su e giù.
Prima che possa vincere la mortificazione e dire qualcosa,mia madre mi dice:
"Continuava a ripetere che gli avevi chiesto scusa e non si dava pace perchè doveva vederti".
Ecco,mentre lo scrivo piango di nuovo,ma non me ne vergogno.
La tenerezza del suo viso e l'umanità adulta di quel gesto non le dimenticherò mai più.
E ho capito che l'innocenza insegna molto più della saccenza e dell'arroganza dei grandi.
Ogni volta che ci penso,rivedo il viso di Flavio bambino.
Nonostante la sua presenza qui mi faccia stare bene,continuo a sentirmi inadeguato a tutto e a tutti.
Perchè l'angoscia prende il sopravvento alla vigilia di un disco nel quale credo così tanto?
Perchè continuo a pensare solo che vorrei smettere?

...la mia travolgente sensazione di inadeguatezza e timore di non essere all'altezza.

Se mai ci fosse stato bisogno di conferme,ho capito che questa non potrà mai essere la mia vita.
Rimane il fatto che,incontestabilmente,in situazioni di alta crisi emotiva,sono in grado di non tracollare subito e di non collezionare eventi di natura imbarazzante del tipo:
bava alla bocca,psoriasi impertinente o tracollo delle coronarie.

Che spettacolo di esperienza!
Che spettacolo di giornata!
Che spettacolo di vita!
Intanto ho deciso che domani andrò in chiesa:
ho troppe belle cose da rendicontare a Dio.

Amo la musica e la sua assoluta imprevedibilità,la amo!

Ho portato a casa,con grande orgoglio,una delle collaborazioni più illustri e di spessore che avrei mai potuto immaginare e una delle più grandi soddisfazioni da appassionato di bella musica.

Sta arrivando un temporale.
E'così quando sta per uscire un disco.
L'atmosfera cambia,si fa più elettrica,tutti corrono da una parte all'altra,chi si ripara,chi aspetta con trepidazione,chi è curioso,chi è triste,chi è ansioso,chi è eccitato.
Non si sa se sarà un acquazzone di mezz'ora o il diluvio universale,ma tu che ci stai dietro vorresti che arrivasse a chiunque,che sconvolgesse anche solo per un attimo la giornata di tutti quelli che ti stanno intorno e che nessuno rimanesse indifferente alla sua furia.
E io,sono pronto al temporale che "Alla mia età" porterà nella mia vita?

I miei amici mi parlano,mi stanno accanto,ma io non so che dirgli.
Faccio fatica a stargli dietro,e mi sento come se parlassero a qualcuno che,in realtà,non conoscono affatto.
Eppure io voglio molto bene a loro e loro ne vogliono a me.
Ho l'impressione che la mia struttura interiore non possa reggere ancora a lungo.
Tutte queste sollecitazioni emotive forti e importanti,dopo tanti anni,mi hanno fatto giungere a una conclusione:
ho bisogno di aiuto.
Ho quasi paura a scriverlo,ma ormai è fatta.
Per la prima volta,ho deciso di provare ad affrontare di petto il marasma che mi porto dentro e ho preso un appuntamento con uno psichiatra consigliato da Stefano.
Ho parlato con questo medico,e purtroppo il responso non è stato dei migliori:
sono depresso.
Solo che io preferisco ridere e far ridere,intrattenere e mantenermi occupato...per non pensare e perchè le conseguenze siano invisibili a tutti.
Ho 28 anni e tutto fra le mani,ma sto male.
Ed è arrivato il momento di affrontare i miei mostri.

Sono andato in farmacia,ricetta alla mano,a comprare le medicine.
Mi vergognavo molto.
Mi sentivo scrutato,quasi radiografato.
Quando le ho consegnato la ricetta,la dottoressa ha fatto finta di niente,ma lo so cosa avrà pensato:
"Eccone un altro!Vanno avanti tutti così,questi personaggi famosi:tv,eccessi e poi...antidepressivi.Che vita di merda!"
Sì,appunto,che vita di merda.
Avrei voluto rispondere a quello sguardo,ma poi mi sarei sentito troppo paranoico e triste.
Triste perchè comprare quelle medicine mi è sembrato una sconfitta,il segnale inequivocabile che ho preso una strada sbagliata.
L'indizio che mi inchioda al mio vivere male.
Forse ha ragione lo psichiatra:
devo lavorare seriamente su me stesso e riuscire a ribaltare totalmente questi punti di vista per rendermi conto che in quella ricetta medica non c'è la certificazione di una sconfitta ma la fine dei tormenti.
Perchè il percorso sarà anche lungo e complicato come ha detto lui,ma se gioco d'attacco potrebbe essere davvero l'inizio della risalita.
Sono stato caparbio per una vita,non posso smettereadesso.
Non ora che sto usando la mia forza d'animo per me,solo per il mio bene.

Questo è un mio difetto,il mio gene malato da sognatore cronico,che poi finisce inevitabilmente per scontrarsi con la parete di cemento di una realtà che ormai dovrei conoscere e saper dominare.
E invece non è così,altrimenti non vivrei in questo stato di perenne inadeguatezza verso il mondo e non mi troverei a 28 anni a curare una depressione con i farmaci.

Ho i primi impegni promozionali  già fissati,vestiti da scegliere,viaggi da intraprendere,e io qui che affido il futuro a qualche pasticca.
I medicinali mi aiutano a scendere dal letto ogni mattina (il primo piede è rigorosamente il sinistro,da integralista mancino!!!),ma sento i miei mostri chiusi in un armadio.
Li ascolto discutere tra loro e so che non hanno nessuna intenzione di rimanere in silenzio e nascosti per sempre.
Ho fatto fatica a cominciare a parlare con la psicologa,ma adesso la sola idea mi rende più libero e sereno.
Continuare a nascondersi è diventato davvero assurdo.

Ho come l'impressione di aver tirato fuori un me stesso quasi sopito.
Un Tiziano noioso,per niente simpatico,disadattato e apatico a tutto.
E'questa la funzione dei farmaci?
Smascherarti nella tua totale inettitudine e boria?


Ci tengo molto a stare solo,ora che inizio ad avere la calma necessaria per guardarmi dentro senza terrore.
Ne ho davvero voglia.
Inizio a guardare il mondo con gli occhi di chi è stanco di essere com'è e vorrebbe cambiare.
L'umore è abbastanza buono,a volte mi perdo completamente nei miei pensieri e mi disconnetto dal mondo,entrando in uno stato quasi catatonico.
Dormirei sempre,tranne la notte,quando come sempre penso,penso,penso e neanche la medicina più potente è in grado di piegare una mente così allenata ad analizzare tutto...da una vita.
Con la psicologa va bene:
parlo di tutto e tanto.
Ma i mostri sono ancora chiusi in cantina,li sento urlare e battere contro la porta.

Credo che questi farmaci mi stiano aiutando a diventare quello che voglio essere.
E non solo i farmaci ma anche la mia consapevolezza di dover guarire da qualcosa senza doverlo temere o fuggire.

E'bella la sensazione del tempo che manca,perchè l'esigenza di continuare a esplorarsi poi uno se la porta a casa.
Così continuo a lavorare da solo,tra me e me,durante il resto della settimana,sui miei pensieri e sulle mie logiche interiori.
Sento che mi fa bene,

A chi mi chiede dove sparisco ogni settimana per un'ora,rispondo che ho iniziato delle lezioni private di canto e così riesco a dissipare la fame di notizie dei più curiosi,che poi sono proprio quelli che non meritano di sapere.
Ma,in fondo,non dico una bugia.
Il canto e la voce dipendono in maniera così naturale dalla testa e dal cuore che,curando la mia anima,miglioro anche la capacità di esprimere la mia arte,o presunta tale.
Le corde vocali sono uno strumento delicatissimo e non ho dubbi che per prendersene cura si debba coccolare anche il proprio inconscio.

Sto ricominciando a combattere una delle mie battaglie più difficili:
la timidezza.
E'lei la causa di tanti mali che mi hanno ridotto a soffrire in silenzio.
E'stato costringendo il mio animo timido a vivere in questo mondo sporco che tutto è iniziato.
Mi sono visto obbligato a cercare degli appigli ai quali aggrapparmi per andare avanti e ogni gesto di allontanamento e separazione dalla realtà lo ha voluto e attuato sempre e solo lei,la timidezza.
Voglio imparare a godere della vita guardandola in faccia senza filtri,e quando dico "vita" parlo anche delle persone che mi circondano e che mi vogliono bene.

Non mi trovo a mio agio in questo ambiente:
amo la musica ma ne combatto le logiche.
Ma questo mondo non mi piace e adesso non mi sento più in dovere di farmelo piacere.

Quando ho ascoltato il mio istinto non ho mai sbagliato.

Continuo a chiedermi perchè scrivo questo quaderno infinito.
E'come se sentissi di avere un debito con la vita per la fortuna che mi concede e che devo saldare appuntando su questi fogli tutto quello che mi succede.

Quanto mi piace stare solo!

Vivo sempre con infinito disagio questa invasione.
Non mi piace.
Questa mancanza di sensibilità mi ferisce,e sto male soprattutto perchè ogni volta che viene fuori l'argomento "omosessualità" sono costretto a ricordarmi come negli ultimi anni abbia sistematicamente rimosso il problema per paura delle conseguenze,costringendomi al nero dell'oblio.
Mi sento un clandestino e non vorrei.
Soprattutto ora che ho cominciato a lavorare per conquistarmi almeno un pò di equilibrio.

Ho una grandissima voglia di migliorare la mia vita e ne ho bisogno.

Ogni tanto mi butto giù,pensando che per alzarmi dal letto e affrontare le giornate,dipendo da un medicinale e la cosa mi atterrisce,soprattutto quando considero che ho 28 anni che dovrei solo riuscire a far pace con la mia vita per pote viverla con calma.
Sto tentando di concentrarmi sulle mie esigenze invece che su quelle altrui,per non soffrire troppo ed essere onesto con me stesso.
Non voglio diventare drammatico,la sola idea mi dà la nausea,ma non posso neanche annientare la mia esistenza sentendomi in obbligo di custodire tutto questo dolore stando lontano da tutti.

Stamattina a Milano nevicava e sarei rimasto a letto a pensare a niente.
A dimenticare la realtà che mi circonda,lasciando fuori dalla stanza dell'hotel tutto quello che non mi piace.
Invece no.
Mi sento come infatuato della vita.
Ma per la prima volta in vita mia sento che sto vivendo davvero.
Ho l'impressione di proiettare le mie azioni nel futuro senza che,qualunque cosa o faccia,sembri solo il frutto dell'insicurezza e della paura.

Tutto quello che dovevo dire l'ho detto e tutto quello che posso fare adesso è affidarmi al destino,che però diventa meno spaventoso se lo guardo con gli occhi di chi ha deciso di stare meglio e di darsi la possibilità di farlo.
Ho l'abitudine ai lunghi viaggi.
Ne ho fatti talmente tanti che questo all'interno del mio inconscio non può che trovarmi preparato.

Ho deciso che,d'ora in poi,chi non mi vuole bene deve starmi lontano...è meglio per lui e per me.

Voglio solo dare spazio a tutte queste sensazioni che nella mia testa diventano sempre più forti.
Ho la netta sensazione che la strada intrapresa sia quella giusta e,anche se sono ancora molto spaesato,penso che tutto quello che sto facendo porterà a qualcosa di importante.
So che è così,anche se ancora non capisco cos'è,di preciso.

Fiducioso va bene.
Ciecamente ottimista,MAI!

Sto prendendo possesso,piano piano,delle mie potenzialità e imparando a comprendermi custodendo nel cuore la ferma speranza di recuperare il tempo perduto.
Accumulo confidenza e sicurezza,assecondo il tempo che trascorre con i suoi ritmi e mantengo fede ai miei propositi.
Ma mi vedo ancora molto impacciato e soprattutto timoroso.
E'come se,avvicinandomi ai 30,qualcuno avesse deciso di consegnarmi finalmente il libretto delle istruzioni,che però si è rivelato più spesso di un dizionario Italiano-Sanscrito/Sanscrito-Italiano e più astruso e complicato di qualsiasi manuale.
E'bello comunque.
Mi piace lavorare per me stesso e solo per me stesso,una volta tanto.
Ho la sensazione che il tempo che dedico a questo progetto sia tempo guadagnato e che un giorno sarò più felice,senza zavorre e senza farmaci,senza paura e senza più sentirmi in obbligo di camminare sempre a testa bassa.

Il 2008 è stato così:
mi ha concesso il privilegio di aprire una porta e trovare un passaggio,un cunicolo e io l'ho imboccato.
Il mio buon proposito per l'anno che viene è questo:
ascoltare le mie esigenze e rispettarle.
E'l'unico modo per trovare calma e risolutezza nella vita di tutti i giorni.

Parteciperò a uno speciale per Fabrizio De Andrè,durante il quale canterò una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi:"Le passanti".
Quella canzone parla di chi guarda la vita scorrergli accanto senza riuscire a toccarla,tantomeno a prenderla tra le mani.
In fondo la mia condizione è questa,almeno lo è stata fino a ora.

Perchè è così difficile accettare di poter essere felici?
Forse perchè viviamo in un mondo che nobilita il dolore e chi soffre.
Forse perchè dopo tanti anni ci si abitua talmente a star male che non si ha più voglia di fare fatica per cambiare le cose.
Forse perchè star male a volte è l'alibi dietro al quale ci rifugiamo per non combattere la battaglia più ardua:
imparare ad amarci.

Mi sento sempre più disposto al dialogo e meno timoroso del confronto con gli altri.
Ho capito che dopo tanti anni di fuga dal giudizio altrui,per paura di essere attaccato,ho sviluppato senza mai accorgermene un forte senso di rispetto verso me stesso.
Non credo sia così facile ferirmi,anche se fino a ora ho temuto il contrario.
Dal recinto nel quale mi sento intrappolato posso fuggire con un piccolissimo salto,e non me n'ero mai accorto.
E se ancora non ho saltato è solo per disabitudine.
Sono carico,sono disposto a cambiare tutto e quest'anno deve diventare decisivo.

So che non è una grande novità,ma mi sto rendendo conto quanto mettersi in gioco possa essere difficile.
Per chi per anni è vissuto d'espedienti,affrontar i problemi a viso aperto,risolverli,è un dramma.
Allora mi sento una merda,un incapace,vittima di una malattia invalidante del cuore,e tutto mi sembra difficilissimo,anzi,impossibile.
Come posso pretendere che gli altri mi capiscano se non hanno neanche una vaga idea di quello che sto affrontando in questo momento?
Come faccio a giustificare ogni calo d'umore,ogni sbalzo emotivo,ogni scarica di tensione se nessuno sa che sto combattendo la mia crociata personale?
Maledetta sensibilità!
Maledetta sia!

Mi sento come un bambino al quale la vita finalmente si rivela.

Abito in mondo di uomini che per vivere in pace e nel lusso mandano in guerra chi è già in miseria.
Oggi mi sento così:un soldato.
Perchè di miseria ne ho già vista tanta e anche di decadimento morale.
E'un crimine quello che commetto ogni giorno,vergognandomi di quello che sono ed esiliandomi ai confini di una terra straniera per non esistere più.
Mi trovo in un "non luogo" e fuggo tutto quello che è reale,perchè la realtà non fa per me,sento di non meritarla.

Questa parola non la conoscevo e il mio lessico si è arricchito grazie all'ennesimo stronzo che ho incrociato sulla mia strada e che di nuovo non lascerà altro che un vuoto enorme.

Ho tanto da dare.
Sono anche molto buono e paziente,ma c'è una parete nel mio cuore.
La alzo quando voglio,riuscendo a mettere in imbarazzo le persone cattive e concedendomi il lusso che mi dà la notorietà:
intimorire chiunque io voglia,soprattutto chi mi ferisce accanendosi a simulare distacco e padronanza della situazione.
Perchè la fama seduce e terrorizza:
seduce tutti e terrorizza chi non ce l'ha.
Io quando voglio divento il riassunto di mille discorsi già sentiti,ricopiati,memorizzati e riproposti a chi mi guarda con le palpebre a mezz'aria,simulando rispetto pur dimostrando elegante distacco.
Che poi è solo il primo sintomo del "terrore da fama".
Fingere disinteresse è un tentativo che si concendono tutti,ma che riesce bene quasi a nessuno.
Adoro sentire l'atmosfera che si infittisce intorno a me.
L'imbarazzo che cresce,esponendo e fragilità e i difetti di mi sta di fronte e che,lo sento.avrebbe voglia di giudicarmi.
Mi piace cercare le zone più esposte di chi sta diventando sempre più malleabile e penetrabile e la sensazione di controllo della situazione che mi pervade è quasi più eccitante del sesso.
Chissà cosa provano le persone veramente famose e potenti:
i campioni dello sport,gli attori di Hollywood,i politici.
Vivranno perennemente in balia di una sensazione orgasmica di piacere del controllo.
Ecco perchè poi si finisce nella droga.
No,meglio la mia "fama media" quindi:
è più sana,più gestibile e non espone al rischio di credersi quasi benedetti da un superpotere.

E'stupido scriverlo,ma è da un pò che penso al suicidio e l'unica cosa che davvero mi fa arrabbiare è sapere di non averne il coraggio.
So bene che il suicidio non è altro che la voglia di un cambiamento netto e repentino.
Ho voglia di vedere stravolgersi la realtà che mi circonda,ma per farlo devo prima modificare più di qualche cosa all'interno di me stesso.
E'questo,in realtà,il momento in cui vorrei avere un'arma,anche se la vera arma è quella che forse avrò a disposizione quando avrò imparato ad amarmi anche per le mie fragilità e a stimarmi.
Sono stufo di sentirmi disadattato nei confronti di ogni situazione.
Non mi sento di affrontare niente ma poi affronto tutto e tutti.

Quanto sono stato ingenuamente crudele con me stesso durante questi anni in cui mi sono sentito così dannatamente sbagliato e immeritevole di condividere quello che sono con chi,in realtà,avrebbe solamente voglia di scoprirlo e capirlo.

Oppure uscirò,mi esilierò tra quelli che non guardano,non sanno e non capiscono senza neanche la voglia di provare a capire.

Mi sento in procinto di iniziare un grande processo di rivoluzione,ho tutto un fervore dentro.
E'come regalarsi una bella vacanza;
affrontare la cosa che più ti piace stando bene con te stesso.
Sarebbe davvero un sogno.

Sono ansioso,ma sempre meglio che depresso!

Mi sento perennemente in sala d'attesa,ma perchè?
Oggi proprio ho voglia di urlare,mi gira la testa e ho paura che,se non prendo subito una posizione e continuo a trascinarmi subendo gli eventi,finirò nel peggiore degli scenari:
la rassegnazione.

Non c'è nulla da fare,la musica rimane l'unica,vera risposta a tutto:
nei momenti belli come in quelli brutti.
C'è sempre una canzone che ti fa sentire più felice in un momento di gioia e una che ti aiuta a ritrovare la serenità dopo un momento di disperazione.

Arriverà il momento in cui non dovrò più temere di mettere in gioco le mie qualità e i miei difetti,anche i più scomodi?
E riuscirò,finalmente,allora,a sentirmi libero?

Sto tentando di consegnare al passato la nostalgia con la quale vivevo le mie giornate e spero di imparare a guardare al futuro con un atteggiamento più grintoso,me lo devo.

Perchè è questo che mi sono obbligato a fare:
allontanarmi da chi ho intorno.
Per quale motivo?
I sospetti si acuiscono e ancora non riesco ad arrendermi al fatto che una persona creativa come me possa essere stata vittima del più ovvio dei problemi:
l'accettazione di sè e della propria omosessualità.
Mi sento cretino se ci penso,e non voglio chiudere questa pagina,convinto di essere esattamente l'opposto della persona intelligente che so di essere.
E se fossero proprio l'intelligenza e la razionalità,le prime cattive consigliere ad avermi portato a questo punto?
Un nuovo tema sul quale riflettere.

Chiaramente,quando si tratta di me,nulla va per il verso in cui normalmente vanno le cose...

Ho deciso che voglio superare la mia voglia di sbagliare o di essere sbagliato con la vita.

Portare dentro di me il mondo che conosco e raccontarlo attraverso le canzoni.
Spiegarlo dal palco con pazienza e sperare che qualcuno mi capisca e condivida la mia visione dell'amore,della vita,del dolore,del piacere.
Devo cantare e godermela,perchè ne sono capace.
Basta vergognarsi di come sono fuori e dentro,c'è chi ha già deciso che vado bene come sono e ora devo deciderlo anch'io.

Appena arrivato in hotel ho trovato delle bellissime rose rosse,ma non ho idea di chi sia il mittente e non c'era nessun biglietto d'accompagnamento.
Hanno un profumo buonissimo e guardarle,annusarle,immaginare che chi me le ha inviate mi vuole così bene da non aver nemmeno bisogno di farsi riconoscere mi rilassa.
E'solo amore.

Anche oggi...è solo amore.
E'solo lui che muove tutto e deve far muovere anche me.

...non è esattamente il punto di partenza migliore di chi vuole tirarsi su.
Allora ci rido sopra,quello so farlo davvero bene.
Forza e coraggio!

I concerti di Milano sono stati strepitosi e non so che darei per avere la possibilità di rivivermeli in privato,scorrendo piano piano ognuna delle immagini che non sono riuscito a fissare nella memoria.

Stento ancora ad arrendermi all'idea che,distratto dal bisogno di guardare lontano,non abbia cercato nei luoghi più ovvi.
Mi atterrisce l'idea di essere stato così presuntuoso da credere che i miei problemi non potessero essere simili a quelli di chiunque altro.
E'proprio vero:nel dolore ci somigliamo tutti.

Ma il peggio è che la vera vittima delle violenze perpetrate dall'individuo ignobile che sono è stata la mia stessa anima.
Ho molto su cui riflettere.

La fatica trova il suo senso soltanto nella pace che ne deriva.

Tutto emerge e mi sommerge.

Ogni tanto osservo la gente intorno a me:
ragazzi,ragazze,famiglie,bambini,gente di ogni tipo,e torno a pensare a quanto stretto sia il vicolo cieco in cui mi trovo.
Ho capito che più rimango chiuso,peggio è la mia salute mentale,ma il solo pensiero di aprirmi mi terrorizza,mi sembra sbagliato e tutto ricomincia da capo.
Non so cosa sia più difficile,in effetti.
Che poi,chi ha mai pensato che non dovesse essere difficile?
Mi do tempo e intanto spengo il cervello,non voglio più pensare a questa che sento come una malattia da curare anche se mi rendo conto che non lo è affatto.
C'è chi dice che è questione di capirlo,ma oggi,seduto qui a scrivere su questo quaderno,non so davvero come riuscirci.

L'isolamento al quale mi costringo è solo la denuncia della mia alienazione rispetto alla vita che conduco e dell'alto grado di incapacità di sentirmi a mio agio con questa vita.

Libertà è vivere bene nel proprio ambiente e non fuggire da nessuno.

E'l'amore a dominare tutto,e me lo sento addosso.
In questo momento potrei rimanere senza niente e sentirei comunque di avere tutto.

Non ricordo cosa ho pensato quando,spuntando dalla botola sul palco,ho lanciato il primo sguardo al pubblico.
Mentre il meccanismo mi portava lentamente in superficie,ho provato di tutto:
certezza,illusione,dubbio,paura,ripensamento e poi ancora,curiosità,allegria,eccitazione e caos.
Di certo non mi sentivo in grado di controllarlo,anche se l'aria che respiravo era piena di bene.
La cosa surreale è che,nonostante la situazione più unica che rara,mi sono sentito a mio agio sin dal primo minuto,come se fossi a casa di amici,come se fossi a casa mia.

...arrivare qui,a 29 anni,con tanto nella testa e niente tra le mani.

Non è giusto che il tanto bene che ho intorno sia dissipato dal male di vivere che mi porto dentro.

A volte mi stupisco persino io della mia capacità di ridere delle cose più assurde,che poi..è la mia salvezza!

A pagamento mi vogliono tutti,gratis no!

Più che una camera,mi hanno dato un appartamento,con 2 salotti,3 bagni e una terrazza a picco sul mare più grande della stanza.
Questi sono i momenti in cui vorrei avere con me i miei amici per dividere tutto questo con loro.
Mi piacerebbe dare un senso a quello che,vissuto da solo,non ha significato.
E qui,col riverbero del sole sulle lenti scure degli occhiali,mi lascerei semplicemente andare a lunghe chiacchierate senza pensare a nulla,maledicendo il dolore della vita e brindando con una birra gelata insieme a chi mi vuole bene.
Questa è la vita.
Salute!

Vorrei dormire fino ad agosto,o fino a quando il tempo non avrà deciso che posso svegliarmi da questa mia incapacità di vivere.

Su,su!
Bisogna darsi una mossa,altrimenti finisco nella fase "disastro umano",che andrà bene per scrivere una canzone ma certo non per la mia salute mentale.

Mi succede spesso.
Sogno interrogazioni che non ho mai fatto,esami che non ho mai affrontato e,più spesso ancora,la maturità.
Non so quante volte negli ultimi anni avrò sognato di dover rifare gli esami senza aver studiato.
E'una sensazione agghiacciante sapere di essere ignorante,la detesto.
La cosa curiosa è che nel sogno non ho mai 18 anni,ho sempre la mia età reale.
E quando mi sveglio,mi sento in colpa,pensando alle cose lasciate in sospeso,ma più che altro sollevato per essermi sognato tutto.

Quando penso all'amore,penso a tante cose:
la famiglia,gli affetti,tutte le persone che mi stanno accanto.
L'amore è universale,abbraccia tante realtà.

Quanto mi piacerebbe recuperare tutti gli anni durante i quali non mi sono mai davvero goduto quello che ho.
Quanto vorrei tornare indietro e risparmiarmi tutti i gesti di disamore che mi sono inflitto.

Grigio fuori e grigio dentro.
Oggi va così.

Ma l'estate è così.
Arriva sempre per trascinarti in questa alta marea di esperienze a parte,e poi deve necessariamente rientrare verso la normalità.

Ho capito che non si può sempre capire tutto e subito.

In una giornata,il sorriso è sempre un dono del cielo.
E'una cosa bellissima,anzi,in questo momento mi sentirei di dire che è la cosa più bella che ci sia.

Raccogliendo i dati relativi a questo disastro che è la mia vita,ho capito che negli ultimi anni ho avuto troppe "mezze occasioni".
E'così,non è stata colpa mia.
Ogni occasione che mi si è presentata dal punto di vista umano è sempre stata "buona a metà".
E allora bisogna smetterla di pensare che quelli "tanto simpatici" siano amici,
smetterla di confondere la misericordia con l'affetto,
smetterla di ascoltare quelli che dicono "gli altri pensano male di te,io però ti difendo sempre",
ma soprattutto smetterla di dare retta a chi mi ripete "non cambiare mai!".
Ma non cambiare tu!
Sto per compiere 30 anni e voglio cambiare in tutto e per tutto.
Voglio trasformarmi.
Voglio migliorare,crescere,maturare,abbandonare le zavorre,liberarmi delle costrizioni mentali,imparare cose nuove e dimenticare quelle inutili.
Credere a quello che mi sembra giusto e sbarazzarmi di quello che mi danneggia,quindi,in definitiva,CAM-BIA-RE!!!
Chi ti dice che non devi cambiare,ti vuole male.
Ti vuole congelato nel tuo tempo.
Bloccato nella melma stantia di quello che non sarai mai.
Ti vuole fermo e di certo non vuole vederti crescere.
Basta con il "bello in parte","abbastanza buono","sufficientemente bravo","discretamente divertente".
Basta con le mezze misure!
Il rifiuto è tutto intorno a me:
la mia vita,le scelte che faccio,le fughe,i rifugi.
La mia vita ha tentato di spiegarmi in qualunque maniera,ogni giorno,quanto sia disastrosa la situazione in cui mi trovo,e forse lo sto capendo solo ora.
Ma io non c'entro niente,perchè il problema nasce sempre dall'eccesso di attenzione a quello che pensano gli altri.
Eccessivo interesse.
Voglio diventare il centro della mia vita e sì,voglio cambiare.
Voglio farlo per me,ma anche per chi mi vuole bene,e non posso passare la vita a cercare cure per gli altri quando di cure ho bisogno io.
In analisi ci sono già e non intendo pagare anche per gli altri.

La mia estate va così:
fortemente condizionata dall'andamento della testa che si scontra col cuore.

Maledetti involucri.
Perchè gli involucri fregano.
E comunque poco male,perchè l'illusione estetica dura il poco che dura.
Taglio l'ennesimo ramo secco di una conoscenza inconcludente con qualcuno che non ha nemmeno sfiorato la mia vita,passando direttamente dalla porta di entrata alla porta di uscita della mia esistenza.

Mi sento come qualcuno che scopre che può essere Natale tutti i giorni,il Natale di quando eri piccolo.

Amare tutti e non amare se stessi fa perdere la strada.
Si potrebbe credere che voler bene porti automaticamente a essere ricambiati,ma non è del tutto vero:
succede solo quando il processo di dare e avere è completo e funziona in ogni direzione.
Quando è reciproco dal principio insomma.
Bisogna amare e contemporaneamente amarsi,altrimenti non funziona niente,niente funziona.
La cosa che adesso mi appare evidente è che ogni giorno mentivo a me stesso,convincendomi di essere io a scegliere,quando,in realtà,era il mondo che sceglieva me e vivevo tutto,sorrisi,azioni,andate e ritorni,in maniera passiva.
Adesso preferisco guardare al passato come fosse un amico,una bella lezione,una prova superata con orgoglio e con coraggio.
Come tutti coloro che,con dignità,ogni giorno cercano di compattare la trama della propria esistenza per riuscire faticosamente a concludere la prova più bella e complicata del mondo:vivere.
Con affanno e amor proprio.

La passione rende più nobile l'animo umano e dono valore al vivere.

Le cose tra me e le donne,se non le complica la vita,me le complico da solo.

Più mi guardo intorno,più mi sento una mina inesplosa.

L'unica cosa che ho avuto la costanza di amare sempre nella mia vita è il cibo:in maniera malsana.
Poi la musica:meno male.

E'che le domeniche sono così inutili.
Vorrei che fosse già domani,perchè il lunedi perlomeno il mondo si rimette in moto.

Basta Tiziano!
Sei arrivato alla frutta,o per meglio dire...allo sfinimento:mi hai sfinito!
Ecco,ora mi parlo come se fossi un altro,come gli schizofrenici!

Ho pensato seriamente al suicidio.
Tornato a casa,ho tirato fuori tutti gli antidepressivi che mi erano avanzati,ho cancellato i file dal computer,sistemato un pò la casa e,dopo aver stimato approssimativamente la dose giusta per cadere almeno in coma...ero pronto.
Credo di non essere mai arrivato così vicino a quel momento.
La cosa brutta è che non avevo neanche bevuto.
La mente era lucida,e per fortuna di quella lucidità mi sono fatto forte.
L'istinto per una volta ha perso e ne sono fiero.
Ho buttato le pasticche nel water,tutte.
Ma stamattina 2 pillole erano ancora lì.
Le osservavo mentre resistevano caparbie alla notte di follia,mentre galleggiavano lucide a pelo d'acqua,mezze sciolte e brutte.
Ho avuto l'impressione che fossero rimaste lì solo per ricordarmi l'orrore del gesto che ero stato sul punto di commettere.

Trovo assurdo,a 29 anni e con tutto quello che ho,pensare di ammazzarmi,passando i giorni a covare odio e rancore verso me stesso.
Ma cosa ho fatto di male?

Il 2009 è stato quindi sistemato per le feste e direi di poterlo salutare inserendolo ufficialmente nella mia vita come un anno chiave.

Vorrei proprio che fossero vere,queste notizie spazzatura.
Significherebbe,se non altro,che seppure nella totale promiscuità,una vita ce l'avrei.

Meno male che il 2010 era l'anno dei Pesci...mah!!!

Una mattina mi sono svegliato per andare in bagno e,intorpidito dal sonno e confuso dal cambio di orario,ho combinato un disastro.
Mi sono accorto di aver imboccato la porta sul corridoio invece di quella del bagno solo quando l'ho sentita chiudersi dietro di me con un tonfo.
Risultato:
mi sono ritrovato in mutande nel corridoio di un 5 stelle di Santa Monica alle 5.15 del mattino senza sapere cose fare.
Non ci volevo credere.
Sembrava la scena di uno di quei film di Lino Banfi degli anni '70 in cui il marito si divide tra la stanza della moglie e quella dell'amante,correndo da una parte all'altra scalzo e in pigiama,e io,che da piccolo guardavo sempre quei capolavori,speravo che a me non sarebbe mai successo e mi consolavo pensando che quelle cose accadono solo nei film.
Errore!!!
Certe cose accadono anche ai cantanti di 29 anni,in un hotel di lusso quando,rintontiti da 9 fusi orari,tentano di andare in bagno alla cieca.


Io ho il karma che attira gli spaccapalle.
Non incontro gente interessante,in compenso,se qualcuno è pressante,pesante,arrogante,brutto e invadente,di sicuro incrocerà il mio cammino.
Forse è una missione:
Dio mi ha mandato sulla terra per individuare tutti i rompipalle,riunirli e sterminarli.
Per ora sto andando particolarmente bene nella parte in cui li individuo e li riunisco.
Aspetto ancora di capire quale sia il metodo per sterminarli,perchè per ora...me li ritrovo semplicemente tutti addosso.

Chissà se tutti quei messaggi in codice sono stati decifrati dai destinatari?
E'così:
le mie canzoni hanno sempre contenuto un messaggio univoco,che gli altri dovevano o capire o non capire affatto.
Non sono mai stato in grado di usare le parole e ho mimetizzato qualunque sentimento tra i versi di una canzone,soffocandolo in una giungla di versi,in una melodia.

Il mondo sa essere cattivo con chi non riesce a difendersi e io non ho mai veramente imparato a farlo.

Non fare come me che,volendomi perfetto,ho passato la vita a osservare solo quello che di me pensavo non andasse bene,finendo per non avere nulla tra le mani,tranne la mia voglia di morire.

Ho passato tanti anni a chiedermi perchè non ho mai smesso di scrivere questi quaderni.
Adesso lo so:
perchè amo la vita e non voglio rischiare di dimenticarlo mai.

Questo libro non ho dovuto pensarlo,nè comporlo,nè strutturarlo.
E' nato da sè:
sognando,ridendo,soffrendo,parlando,pensando,sbagliando,pregando,odiando,guardando,cambiando,amando,sperando,ascoltando.
Grazie a chi lo ha fatto nascere semplicemente incrociando la mia strada.


3 commenti:

Adina ha detto...

Bello, così bello Tiziano. Che amore... e molto intelligente. Non lo sapevo, ma si vede proprio tutto sul palco, o forse solo per chi conosce queste realtà? Sì capisco la giungla dei versi. :) Il libro lo comprerò per la biblioteca, mille grazie per il post.

Adina ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Adina ha detto...

Dio! :D Ho appena scoperto che la libellula non stava morendo! Le libellule che hanno le uova già fecondate solo fanno finta di essere morte per evitare altri contatti sessuali. Questo comportamento non è affatto “innocente” ma una forma intelligente di protezzione per se stessa... la libellula. Che grande, lei si è proprio buttata sul tavolino accanto a Tiziano... :) Mi stavo chiedendo cosa potrebbe significare per un uomo - ovviamente non delle uova... Ma dopo aver ascoltato le sue canzoni mi sono resa conto: anche lui era già visitato dal suo amore, e così il suo mondo (che ha dentro di se) era fecondato. Suo messaggio doveva prima essere protetto e nato... Che cuore. Oh.