lunedì 13 maggio 2013

"Che tu sia per me il coltello" -Shetehi Li HaSakin - David Grossman (1999)




LA TRAMA:

In un gruppo di persone, un uomo nota una donna sconosciuta che sembra volersi isolare dagli altri. Yair, commosso da quella che egli interpreta come un'impercettibile e ostinata difesa, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo.

Un mondo privato si crea così fra loro e in questo processo di reciproco avvicinamento Yair e Myriam scoprono l'importanza dell'immaginazione nei rapporti umani e la sensualità che si nasconde nelle parole.

Finché Yair si rende conto che le lettere di quella donna stanno aprendo un varco dentro di lui, chiedendogli con imperiosa delicatezza una inaspettata svolta interiore...



IL MIO GIUDIZIO:

Vari sono i motivi che mi hanno spinto a leggere questo libro,di un autore molto noto ma con cui,finora,non mi ero mai cimentata.

1)Il titolo.
Come si scopre a metà della narrazione “Che tu sia per me il coltello” è una citazione di Franz Kafka,utilizzata da Grossman in questo contesto,in quanto i protagonisti della sua storia saranno l’uno per l’altra i rispettivi coltelli con cui scandaglieranno le loro esistenze.
Anche nella mia vita c’è una persona che è stata per me il coltello….un coltello conficcato nel cuore che mi ha sconquassato l’anima,facendomi conoscere una parte di me di cui ero all'oscuro,
portandomi a cambiamenti radicali e lasciandomi dentro una ferita che comunque sia non si rimarginerà mai.
Quindi,ho pensato (a ragione con il senno di poi) che in questo libro avrei potuto trovare una sorta di vissuto personale.

2)Frasi e citazioni tratte dal romanzo,trovate qua e là su internet che,sempre  per il mio vissuto di cui sopra,mi hanno colpito e in cui mi sono riconosciuta.

3)L’attualità della storia narrata che,pur ambientata più o meno una quindicina di anni fa,sembra anticipare “l’amore ai tempi di facebook” dei giorni nostri:
un uomo e una donna,senza conoscersi personalmente,decidono di mettersi completamente a nudo,fino a innamorarsi l’uno dell’altra,tramite un rapporto puramente epistolare,senza arrivare mai ad avere un altro tipo di contatto nella realtà.
Il tutto fra l’altro ambientato in Israele ed è interessante vedere come una donna di quei paesi (tipicamente meno “progressisti” rispetto a noi) e per lo più sposata,si ponga davanti al corteggiamento di un perfetto sconosciuto.

4)Le opinioni completamente discordanti che avevo sentito su questo romanzo:
chi lo considerava un capolavoro e chi,invece,di una pesantezza mortale.

A lettura terminata,posso assolutamente annoverarmi fra le persone che lo reputano un capolavoro.
E’ vero,non è una lettura da “sotto l’ombrellone” e sicuramente non è nemmeno un libro alla portata di tutti.
Per apprezzarlo si deve avere una determinata indole introspettiva,che ci porti a scandagliare nella mente ogni minimo evento che ci capiti nella vita (a farsi parecchie pippe mentali,detto in parole povere….cosa che a me riesce particolarmente bene) e anche ad avere un certo vissuto.
Solo così potremo capire che non è un libro “pesante”,né triste,né surreale.

E’ invece di un’intensità fuori dal comune che sa toccare le corde dell’anima.
Un susseguirsi di ricordi,pensieri e sogni che si accavallano gli uni con gli altri,mescolandosi alla realtà della storia,dando così a tutta la narrazione un’idea di onirico….e talvolta non si comprende dove finisca il vero e dove cominci invece il “viaggio mentale” del protagonista.

Perché è soprattutto Yair,il protagonista maschile,che “fa e disfa la matassa”.
Lui che decide di iniziare la corripondenza con questa donna,di cui si è invaghito soltanto vedendola per caso in un gruppo di persone, e sempre lui che decide come e quando la storia dovrà finire.
Un personaggio controverso e poco positivo:insicuro,egoista,paranoico e anche molto immaturo.
Un trentenne con moglie e figlio,tutto sommato soddisfatto della sua vita famigliare,ma probabilmente annoiato della routine,che  ha voglia di provare nuove emozioni,ma solo virtuali con un’altra donna,fino a che la situazione non gli scappa di mano e allora,come tutti gli “uomini-coniglio” decide di scappare.
“Non capisco,non ti capisco.
Nascondi a Maya il mondo della tua immaginazione e a me quello della tua realtà.
Come fai a destreggiarti fra tutte quelle porte che si aprono e si chiudono?
E qual è il luogo in cui vivi veramente,una vita completa?”
Scrive Myriam a Yair.

Myriam,la protagonista femminile della storia.
La donna angelicata e la donna oggetto su cui Yair riversa la sua passione e le sue ossessioni.
Per più della metà della narrazione conosciamo di lei soltanto attraverso le parole di Yair,solo nell’ultimo quarto di libro (quando ormai Yair “il coniglio” si è dato alla fuga) entra in scena lei in prima persona,in una sorta di lettera/diario.
Myriam,una donna con le “palle quadrate” ma di una fragilità interiore immensa.
Ed è proprio questa fragilità interiore,ma visibile,che colpisce Yair e lo spinge a farla diventare il centro delle sue attenzioni.
Myriam,che vive in un paese dove essere donna non è facile ma che nonostante tutto lavora (è insegnante) e porta sulle spalle l’enorme peso di crescere un bambino autistico,figlio della sua migliore amica (morta al momento del parto,anche se parla di lei come se fosse ancora in vita) e di quello che è diventato poi suo marito (ma lo ama davvero?O si è solo fatta impietosire dalla promessa di prendersi cura di loro,fatta alla sua amica in punto di morte?) e con l’enorme dolore di non riuscire ad avere figli suoi.
Myriam,che crede alle parole di Yair,si illude e si innamora di lui.
Myriam che cade,soffre,piange ma si rialza.
Myriam,in cui per tanti versi mi sono riconosciuta ed impersonata.
Myriam,che alla fine avrà la sua personale rivincita.

Myriam e Yair,una storia impermeata di dolore,lenta ma con un finale serrato e dal sapore della speranza (almeno per lei)ma che sicuramente li allontanerà definitivamente.
Due anime fatte per stare insieme ma non destinate a starci.

Un libro un po’ atipico e forse di difficile interpretazione ma che resta nel cuore….almeno nel mio.
A chi ne consiglio la lettura?
A chi potrà apprezzarlo.
A chi ha qualcuno che è come un coltello piantato nell’anima.
 
IL MIO VOTO: * ECCELLENTE! *


LO SCRITTORE:

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