giovedì 20 gennaio 2022

"La Via Crucis secondo Ermes" Marica D'Aprile (2021)


 


LA TRAMA:
Al cognome Pasolini viene automatico associare il nome del celebre poeta, scrittore e regista Pier Paolo. Questa è la storia, inevitabilmente romanzata, di un altro Pasolini: suo fratello Guido che, nel 1945, a diciannove anni, decide di prendere la via della montagna e di unirsi ai partigiani. 
Sono i personaggi a tenere le redini narrative, raccontando gli eventi in prima persona e ciascuno secondo i propri punti di vista, per garantire al lettore una full immersion al livello di immedesimazione.


IL MIO GIUDIZIO:
Conosco Marica da diverso tempo, siamo amiche su Facebook ed è uno dei contatti che stimo maggiormente. Ero a conoscenza della sua passione per la scrittura e sapevo che, qualche anno fa, aveva pubblicato un libro dedicato a suo nonno, ma ignoravo che fosse così brava e così competente.
La lettura di questa opera mi ha coinvolto tantissimo per l'argomento trattato ma, soprattutto, mi ha stupito per il certosino e professionale lavoro di ricerca che è stato fatto a monte.

Protagonista è Guidalberto Pasolini, detto semplicemente Guido, fratello minore di uno dei più grandi poeti, scrittori e registi del '900,  l'immenso Pier Paolo Pasolini.
Poco si conosce e si sa della figura di questo giovane ragazzo, deceduto a nemmeno venti anni e cresciuto all'ombra di una della pietre miliari dell'arte italiana ma che, a suo modo, ha contribuito alla storia della nostra nazione, avendo combattuto e dato la vita, rinunciando ai suoi sogni e alle sue speranze, come partigiano, nella Brigata Osoppo, col nome di battaglia di Ermes, per liberare l'Italia dall'oppressione fascista.
Per ironia della sorte, a dimostrazione di quanto il destino sappia talvolta essere grottesco, ha trovato la morte non per mano dei nazisti tedeschi ma a causa di altri partigiani come lui, i gappisti della Brigata Garibaldi, in quello che, fra il 7 e il 12 Febbraio 1945, fu definito l'eccidio di Porzus.

Il libro non è suddiviso in capitoli, bensì in "stazioni" proprio come in una Via Crucis, quasi a voler rimarcare gli step, i passaggi che porteranno Guido verso il suo personale Calvario.
Più volte, soprattutto in prossimità della fine dell'opera, quando ormai Guido è prossimo alla morte, viene fatto il paragone fra lui e Gesù Cristo: Gesù è morto sulla croce per liberarci da peccati, Guido sotto il fuoco dei fucili per liberare la sua Patria dal nemico.

La particolarità di questo romanzo, ed anche il suo punto forte, è che la storia si dipana attraverso il point of view, il punto di vista, dei vari personaggi; gli eventi vengono narrati in prima persona, e questo ci consente di entrare, se vogliamo, direttamente "nelle loro teste", di condividerne i pensieri più intimi e di empatizzare con loro in maniera pressoché totale.

Il racconto inizia nei primi mesi del 1925 quando Susanna, giovane insegnante di origini friulane, comunica al piccolo Pier Paolo, appena treenne, l'arrivo di un fratellino o di una sorellina. Questa venuta gli viene presentata come un dono ma il bimbo non è per niente contento del regalo, anzi manifesta da subito una spiccata gelosia verso il futuro intruso.
Questa gelosia è data dal legame stretto che c'è e sempre ci sarà, fra Pier Paolo e sua mamma.
I due hanno in feeling speciale, un rapporto simbiotico, quasi morboso, tanto è vero che, quando Carlo Alberto, il marito di Susanna, verrà fatto prigioniero e deportato in Africa, Pier Paolo, ormai adulto, arriverà addirittura a condividere il letto matrimoniale con sua madre.
Susanna, dal canto suo, pur amando visceralmente entrambi i figli, da donna semplice e senza sovrastrutture quale è, non farà mai mistero di avere una predilezione per Pier Paolo, cosa che causerà a Guido non pochi dolori e insicurezze.

Tornando ai primi capitoli, anzi, stazioni: alla nascita di Guido, la gelosia di Pier Paolo si trasforma in repulsione verso questo neonato boccoluto che è giunto a portare scompiglio nella sua famiglia, tanto è vero che arriva a progettare di ucciderlo, soffocandolo.

Ma è proprio mentre si trova davanti alla culla, pronto, nella sua testolina, ad attuare il macabro sacrificio, che Pier Paolo ha la sua personale "illuminazione sulla via di Damasco": Guido si sveglia, gli sorride e stringe forte con le sue manine cucciole il dito del fratello maggiore.
E Pier Paolo si innamora perdutamente di lui.
Un amore totalmente ricambiato, che durerà e si rafforzerà ogni giorno di più, negli anni a venire.

Due fratelli, per certi versi simili, ma sotto altri completamente diversi, i Pasolini.

Pier Paolo, maturo, serio, riflessivo, introspettivo e introverso, che nasconde la grande sensibilità sotto una scorza di cinismo. Un ragazzo che, come un re Mida, trasforma in oro tutto ciò che tocca, studente modello, il figlio che ogni genitore vorrebbe avere. In realtà Pier Paolo, dietro la sua maschera di pacatezza e imperturbabilità, cela un animo ribelle, refrattario a ogni vincolo ed imposizione che lo porta a diventare ateo a soli tredici anni.
Soprattutto, si trova a fare i conti con la sua omosessualità in un'epoca dove amare qualcuno dello stesso sesso è considerato alla stregua di uno dei peggiori delitti che si possano commettere. 
E proprio la scrittura e la poesia (quella poesia che lui si ostina a scrivere in dialetto per andare contro alla coartazione fascista) sono per Pier Paolo solide funi a cui aggrapparsi per saltare anche i fossati più profondi e angusti.

Guido, invece, è un ragazzino esuberante, allegro, coraggioso al limite della sfrontatezza. 
Ma, allo stesso tempo, è dolce e sa farsi volere bene da chiunque.
Racchiude in sé la saggezza di un anziano ma l'entusiasmo di un bambino e, come il fratello, è estremamente sensibile, empatico ed altruista ; caratteristiche che, purtroppo, lo condurranno alla morte.

Anche a causa dei continui spostamenti fra il Friuli e l'Emilia Romagna, dovuti alla carriera militare del padre, che causano loro una certa instabilità emotiva, i due stringono fra loro un legame molto solido. Guido è ammaliato da questo fratello di soli tre anni più grande, che vede come un mito irraggiungibile e inarrivabile e, data la predilezione che la madre ha per il primogenito, si sente sempre in difetto e mai all'altezza. Vorrebbe essere accettato per quello che è ma, allo stesso tempo, si rende conto che Pier Paolo ha quel "quid" in più che lui non riesce ad avere.
Pier Paolo, dal canto suo, ama teneramente il fratello su cui vigila a distanza, consapevole del fatto che egli si senta un po'in competizione, soggiogato dalla sua forte personalità.

Il libro giunge a conclusione venti anni dopo, quando Guido, violentando il forte sentimento che lo lega alla bella Wilma e rinunciando a un futuro con lei, prende la via delle montagne e si arruola nelle brigate Osoppo, capitanate dal comandante Francesco De Gregori (omonimo del famoso cantautore che tutti conosciamo), detto Bolla.
In questi sette mesi da partigiano, pur sopraffatto dalla stanchezza e dalla paura della morte che incombe su di lui come una spada di Damocle, Guido riesce però a fondersi con le meraviglie della natura che lo circondano, comprendendo quanto la semplicità della vita sia preziosa e quanto, troppo spesso, venga data per scontata.
Pochi mesi più tardi, il 12 Febbraio 1945, come ho accennato prima, troverà la morte per mano del gappista Mario Toffanin, durante l'eccidio di Porzus. 

Lodavo, ad inizio recensione, l'imponente lavoro di ricerca effettuato da Marica per rendere la storia il più possibile attinente alla realtà. Ovvio è che alcune parti, come ad esempio gli ultimi pensieri di Guido poco prima di morire, siano stati romanzati.
C'è anche un'altra parte del libro che credevo romanzata, ovvero l'incontro fra Pier Paolo e la fattucchiera.

Una sera, durante una festa di paese, Pier Paolo e il suo amico fraterno Ermes Parini, detto Paria (ed è proprio in suo onore che Guido, anni dopo, userà Ermes come nome di battaglia), decidono, per gioco, di farsi leggere la mano da una zingara.
Ciò che viene loro rivelato li sconvolgerà non poco: al Paria verrà detto che non farà mai ritorno da quel viaggio che ha deciso di intraprendere, mentre a Pier Paolo sarà svelato che " per la furia di molte belve, dopo i cinquanta anni e prima dei cinquantacinque, lascerà la luce e il respiro".
Di fatto, il Paria è stato dato per disperso nella Campagna di Russia in cui si era arruolato volontario, mentre è Storia ciò che avvenne nella notte del 2 novembre 1975, quando Pasolini, poco più che cinquantenne, fu brutalmente ucciso da un gruppo di "ragazzi di vita", a causa della sua omosessualità, sostengono molti, più probabilmente perché era un personaggio troppo scomodo per quei tempi.
Ecco, io ero convinta che, questo pezzo, fosse frutto della fantasia di Marica per vivacizzare un po' la narrazione; in realtà, parlandone con la stessa autrice, mi ha confermato che è un fatto realmente accaduto e le è stato riportato dal figlio di uno degli amici di Pasolini che aveva assistito alla scena.

Quindi, in buona sostanza, per quanto è impossibile che lo sia del tutto, questa opera è davvero molto attinente alla realtà. Ed è anche un'opera curata non solo nella ricerca storica degli eventi ma in tutti i suoi dettagli, dall'ortografia allo stile.

Ringrazio Marica per averla scritta perché mi ha permesso, innanzitutto, di scoprire quel lato umano di Pier Paolo Pasolini che ignoravo: ammetto, mea culpa, di conoscerlo poco come autore e come regista ma, pur intuendo la sua profonda sensibilità, mi ha sempre dato l'idea di un uomo un po' burbero e, invece, qui esce fuori la sua estrema dolcezza.
La ringrazio anche per avermi dato la possibilità di conoscere il caleidoscopio di personaggi che ruotano attorno la figura dei Pasolini, dal già citato Paria, a Renato Lena (il miglior amico di Guido), a Nico Naldini, cugino di primo grado dei due fratelli e, in seguito, biografo di Pier Paolo.
Soprattutto, però, ringrazio Marica per aver fatto conoscere a me e a tutti i lettori Guido, lasciato per anni un po' in secondo piano rispetto all'illustre fratello ma, a mio avviso, figura interessantissima e degna di essere portata alla ribalta.
Un ragazzo, poco più che adolescente (i diciannovenni di oggi si barcamenano al massimo fra i vari video su Tik Tok), che ha rinunciato alla sua vita, al suo amore, ai suoi sogni e al suo futuro per consentire a noi, a tutti noi, di vivere in un paese libero.
In una sola parola: un eroe.
E, come dice Pier Paolo in una delle ultime pagine dell'opera:
"Un eroe non si potrà mai dire morto. Un eroe sarà sempre lì a indicare la strada, a noi, alla prossima generazione e a quelle dopo ancora. Guido non ha potuto festeggiare la liberazione di quella Patria che amava, ma i giovani del domani, quando respireranno a pieni polmoni la libertà, si fermeranno a pensare che quel profumo lo devono anche a lui. Ti pare poco?".


IL MIO VOTO:
Nei ringraziamenti finali, Marica si rivolge ai suoi lettori, auspicando che sia valsa la pena leggere questo libro ma, se così non fosse, si augura  di aver consentito loro di staccare un po'la spina dalle preoccupazioni quotidiane. Ecco, io dico che non solo vale la pena di leggerlo ma, anzi, si deve assolutamente farlo. Perché è un libro che emoziona, commuove e resta nel cuore, così come restano nel cuore i fratelli Pasolini che, a fine lettura, sentiremo un pò come parte di noi.



LA SCRITTRICE: 




1 commento:

Marica D'Aprile ha detto...

Carissima che dire, sono commossa. Semplicemente la più esaustiva, dettagliata, appassionata, sincera e bella recensione che mi abbiano fatto fino ad ora <3
Grazie
Marica